Potete concedervi un meritato momento di pigrizia. Nulla può rompere l’equilibrio perfetto che avete creato tra cuscino e divano: vi sentite invincibili (e rilassati). Lo scroll automatico sui vari social sembra la degna conclusione, fin quando non vi imbattete in un artista notevole. È evidente che abbia imparato prima a dipingere che a camminare, ma a voi non importa. Lo sconforto vi assale perché il vostro ultimo disegno è stato scambiato per l’opera di un bambino. Vi convincete che è stato tempo sprecato, perché non sapreste raggiungere lo stesso livello anche volendo. In un istante, la passione muore. È la trappola della performance: l’idea distorta che un hobby, per avere senso, debba trasformarsi in una carriera.

O eccellenti o niente: perché abbiamo paura di sbagliare?

Perché un hobby smette di divertirci quando scopriamo di non essere i migliori? È sempre più comune avvertire lo sconforto quando, dopo l’approccio iniziale, non riusciamo alla perfezione. Paradossalmente, pur trattandosi di uno svago non retribuito, ci imponiamo standard da professionisti. La pressione è doppia: da un lato l’ossessione interna per il risultato, dall’altro i social che alimentano la nostra inadeguatezza. Ignoriamo il percorso, le ore di studio e i fallimenti altrui. Riusciamo solo a vedere un utente che eccelle in ciò che noi abbiamo appena iniziato a maneggiare. In questo caso la riuscita non è più il fine, ma il mezzo che ci dà una ragione per continuare.

È un meccanismo logorante. Ogni traguardo, che sia significativo o meno, viene celebrato sui social. Un portfolio dei successi che crediamo debbano essere anche i nostri. Notiamo l’approvazione e i like, ambendo allo stesso riconoscimento. Non siamo spinti dalla scoperta, ma dalla possibile gratificazione. I fallimenti, in genere, rimangono privati. Il desiderio di mostrarsi “performativi” vince sulla stessa credibilità. Desideriamo essere i migliori anche quando siamo soli, nel poco tempo libero che abbiamo a disposizione. Il successo ci stimola a continuare, l’imperfezione a credere di aver sprecato tempo. Nell’era moderna non esistono le sfumature: o possiamo tutto o non possiamo niente.

Il diritto alla mediocrità

A volte qualcuno sceglie di mostrare lo strappo nella tela, l’imperfezione. Tuttavia, queste eccezioni non bastano ad abbassa l’asticella che noi stessi fissiamo. Possiamo osservare qualcuno praticare un hobby traendone il buono, come la passione o la nascita stessa dell’interesse. Attendere che siano gli altri a ricordarci che i fallimenti esistono è ingiusto. Ancor peggio, dimenticare che sono gli insuccessi a farci migliorare e a renderci umani. Senza aspettare che sia uno sconosciuto a ricordarcelo, quando crediamo di aver sprecato tempo con un hobby, chiediamoci: mi sono divertito? Oppure, è stato rilassante o stimolante? Se la risposta dovesse essere affermativa, è giusto continuare a praticarlo. Anche se ci sembra di farlo nel modo sbagliato, non importa. Abbiamo il diritto di essere mediocri, soprattutto se ci fa stare bene.

Stefania Cirillo