Cronaca

L’abusivismo piaga dell’Italia intera, non solo di Ischia  

Il terremoto di Ischia è solo l’ultimo dei tanti episodi che negli ultimi anni hanno dimostrato quanto sia dilagante l’abusivismo edilizio in tutta Italia, spesso non facendo danni diretti finché non si verificano fenomeni tragici e imprevedibili. Di chi è a quel punto la colpa?

Sono stati 17.000 gli abusi edilizi registrati in tutta Italia nel 2016. Questi i dati resi noti al Festambiente, il festival internazionale di ecologia, solidarietà e cultura organizzato da Legambiente dal 4 al 15 agosto vicino Grosseto. Fatalità o meno la vicinanza di date tra l’incontro e il drammatico terremoto che ha sconvolto l’isola di Ischia, i dati riportano l’attenzione ad un tema fondamentale, l’abusivismo edilizio, come lo stesso terremoto ha dato l’ennesima conferma.

In Italia si costruisce tanto e spesso male, con la conseguenza che oltre a rovinare l’ambiente che ci circonda, depauperandolo inutilmente, lo si fa spesso non rispettando le leggi, tantomeno criteri che qualsiasi persona razionale dovrebbe tenere a mente, quali la sicurezza. Spesso, invece, prevalgono altri interessi, primo tra tutti il guadagno…costruire di più, pagando di meno. Da tutto questo sono attirati spesso gli italiani, in primis i costruttori, dal cemento fonte di ricchezza, senza capire che l’ambiente che ci circonda è molto più importante, come anche la vita stessa.

La situazione è nota a tutti e il Festambiente non ha fatto altro che sottolineare ulteriormente un problema che trova le sue radici nell’esigenza di dare risposte alle richieste dei cittadini che lamentano il bisogno di spazi, come nella cultura degli italianie delle istituzioni stesse. Come è possibile consentire che una situazione possa essere risolta ai posteri dopo aver violato (spesso) intenzionalmente la legge sapendo che intanto l’abuso sarebbe rimasto impunito?

I tragici risultati dell’abusivismo li abbiamo visti, negli ultimi anni i terremoti e le inondazioni hanno fatto enormi danni e tantissimi feriti, eppure non sembra che le cose accennino a cambiare in meglio.

Dopo il terremoto di Ischia, però, il governo ha deciso di bloccare le sanatorie locali, spesso consentite dalle leggi regionali per rispondere alle necessita dei cittadini. A comunicare la decisione è il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio con un’intervista a “La Repubblica”: «Quando sento parlare di Italia dei condoni mi sembra di essere tornato indietro di vent’anni. Davanti a numeri sempre più impietosi sugli scempi edilizi, non possiamo permetterci alcuna distrazione: abbiamo appena impugnato la legge della Campania sui cosiddetti ‘abusi di necessità’, siamo pronti a fare lo stesso con tutte le altre norme regionali ispirate a principi diversi da quelli dell’interesse nazionale. Non metto in dubbio la buona fede delle Regioni e cerco sempre di evitare qualsiasi contenzioso – continua il ministro – mi rendo conto che si tratta di provvedimenti che cercano di rispondere alle esigenze dei cittadini, ma esistono limiti su cubature e incidenza sul territorio che non possono essere superati. Non sono tollerabili difformità di vedute tra Stato ed enti locali, soprattutto su temi come quello dell’abusivismo edilizio».

Due sono le misure che possono essere adottate per arginare il fenomeno dell’abusivismo edilizio: da una parte incrementare le demolizioni delle opere abusive (peccato che i tassi di demolizione siano molto bassi, appena il 19,6% dal 2006 al 2011, addirittura il 4% a Napoli e ancora meno in altre zone del Sud), in maniera netta, per mandare un messaggio chiaro a chi perpetra tali illeciti; dall’altra, costruire una cultura della legalità, a partire da leggi chiare e semplici alle quali seguano sanzioni altrettanto chiare, salate e di sicura applicazione.

Proprio sul tema delle demolizioni torna il ministro Delrio nell’intervista a “La Repubblica”: «dobbiamo procedere senza tentennamenti con le demolizioni delle opere costruite male e illegalmente. In Italia si è costruito in molti luoghi troppo e male, e appunto anche illegalmente. Dobbiamo procedere con gli interventi che facciano rispettare le regole che già abbiamo, comprese quelle sulle demolizioni. Poche regole, ma chiare e inderogabili».

Uno dei problemi fondamentali collegato alle demolizioni è il costo che queste richiedono, spesso non sostenibile soprattutto dai piccoli comuni (dove si registrano, come il terremoto di Ischia prova, altissimi tassi di abusivismo); per questo si decide di condonare o di lasciar stare, bloccare e abbandonare tutto, come è possibile vedere in tutta Italia. Basta farsi un giro e si possono scorgere migliaia di scheletri in cemento armato immersi nella vegetazione che li ricopre.

Proprio per questo motivo (spesso i comuni preferiscono chiudere un occhio e spendere il proprio denaro per altri scopi) attorno all’ex Sindaco di Licata, Angelo Cambiano, è stata fatta terra bruciata: il Consiglio Comunale lo ha sfiduciato poche settimane fa, in quanto non in linea con le sue idee, da sempre sorrette da ideali di legalità e lotta all’abusivismo edilizio.

A Ischia, invece, i Sindaci hanno sminuito i fatti appena accaduti (causati da una scossa di appena 4.0 gradi della scala Richter), sostenendo anzi che non vi sia alcun legame tra i crolli (i morti e i tanti feriti) e l’abusivismo che notoriamente impera sull’isola, forse immemori dei danni che sempre un terremoto fece nel 1883, sempre a Casamicciola (ma allora, forse, era comprensibile un livello di tecnica nella costruzione edilizia minore e pianificazione, 135 anni dopo assolutamente no!).

I dati parlano chiaro, ad Ischia negli ultimi 30 anni sono state presentate addirittura 27.000 richieste di condono, circa una ogni due abitanti. Spesso si è costruito male, con materiali inadatti, scadenti e a basso prezzo; altre volte si è costruito dove non si doveva o poteva, con i risultati drammatici che vediamo davanti ai nostri occhi.

Il risultato?

Illegalità, morti e feriti… e migliaia di turisti che nelle ultime ora stanno scappando dall’isola; altri, invece, hanno annullato le prenotazioni, procurando gravi danni (prevedibili, in quanto è noto che l’isola si trova in una zona critica in quanto sismica e sostenuta praticamente solo dal mercato del turismo) economici al paese che non sarà facile riparare. Ai turisti, spaventati e memori dell’accaduto, basta cambiare meta, a Ischia cosa resta, se non l’obbligo, morale e istituzionale, di rivedere la pianificazione edilizia e improntarla alla legalità e sicurezza?

Lorenzo Maria Lucarelli

 

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