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L’anime di Lamù compie 40 anni: un po’ di storia

Lamù: quarantesimo anniversario per la serie tv sulla ragazza dello spazio

L’anime di Lamù – La ragazza dello spazio, compie 40 anni… E se li porta benissimo! Il cartone animato ispirato al manga di Rumiko Takahashi (Urusei Yatsura in originale) è divenuto un gioiellino cult anche in Italia, al pari di serie vintage quali Goldrake, Lupin, Dragon Ball e Lady Oscar. La serie animata di Lamù giunse in Italia nei primi anni ’80. Sicuramente, un connubio indissolubile con il canale Telecapri del patron Costantino Federico, che per anni ha trasmesso l’anime, rendendolo il fiore all’occhiello del suo palinsesto. E cosa dire poi del mistero della sigla italiana, che ora sembra essere definitivamente risolto dopo decenni?

Lamù: l’anime spegne 40 candeline

Come informa Animeclick, quando Rumiko Takahashi iniziò il manga di Lamù, era ancora una ragazza che andava all’università. Dobbiamo immaginare una giovanissima sensei che, nel suo appartamento davvero poco accogliente (alla fine tutti gli studenti universitari sono squattrinati gente) doveva conciliare studio a lavoro su carta per dare vita alla bellissima aliena proveniente dal pianeta Oni e alle sue vicissitudini con il suo promesso sposo, lo sfigatissimo Ataru Moroboshi. Gli sforzi di Rumiko alla fine ebbero il loro successo, poiché Lamù divenne una delle pietre miliari dei manga/anime di fine era Showa.

La trama

Lamù è una bellissima ragazza aliena che scende sulla Terra assieme a suo padre (il re del pianeta Oni) per conquistare il nostro pianeta. L’uncia possibilità di salvezza lasciata ai terrestri è quella di vincere una gara in cui un rappresentante della Terra estratto a sorte riuscirà a toccare i due cornini presenti sulla testa della ragazza. Alla fine il governo sceglie un ragazzo tanto sfortunato (quanto allupato) di nome Ataru Moroboshi. Dopo vari tentativi, Ataru riesce a toccare le corna di Lamù, distratta dal giovane che le aveva tolto il reggiseno tramite uno stratagemma. La Terra è salva, ma Lamù finisce per innamorarsi di Ataru, riconoscendolo come suo promesso sposo. Da qui inizia una lunga serie di avventure ambientate nella fittizia città di Tomobiki, in cui avremo modo di conoscere i suoi strambi abitanti. Una commedia surreale, che ci farà ridere a crepapelle. Garantito!

Il mistero della sigla italiana

Dopo quasi quarant’anni sembra che il mistero della sigla di Lamù sia stato definitivamente risolto. A fare luce sulla questione la pagina Facebook de Il mistero della sigla di Lamù. Lo staff della pagina, dopo varie indagini, è riuscito a scoprire che a prendere parte alla realizzaizone della sigla nostrana fu, al suo tempo, Noam Kaniel. Questo lo storico post che porrebbe fine a una lunga scia di dubbi e misteri sulla sigla del cartone giapponese: “Stamane Franco Amoroso ha ottenuto risposta da Noam Kaniel riguardo la sigla di Lamù. L’artista avrebbe confermato di aver registrato la canzone a Los Angeles molti anni fa insieme ad un altro vocalist. L’autore si sarebbe impegnato a fornire altri dettagli qualora gli sovvengano altri ricordi”.

Il cantante principale (Noam Kaniel avrebbe fatto parte dei cori) sarebbe stato tuttavia Ciro Dammicco,conosciuto per essere il fondatore della Eagle Pictures assieme al fratello Antonio. Intervistato dal noto blogger Mikimoz, Ciro Dammicco ha reso noto il suo stupore per le indagini sulla sigla italiana dell’anime che andavano avanti da tantissimo tempo. Da chiarire come lo stesso Mikimoz ha dato un contributo importante alla ricerca della verità sulla sigla di Lamù, tramite un appassionato lavoro di ricerca e di pubblicazione di svariati articoli a tema sul suo blog.

Marco Della Corte

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Marco Della Corte

Da sempre amante del giornalismo, ho frequentato il liceo classico Agostino Nifo a Sessa Aurunca, per poi iscrivermi al dipartimento di Lettere e Beni culturali dell'università Luigi Vanvitelli a Santa Maria Capua Vetere. Sono laureato in Filologia classica e moderna e iscritto regolarmente all'ODG Campania come pubblicista. Esperto di cronaca nera, sono cresciuto a pane e 'Chi l'ha visto?'. Per il resto sono un semplice (e appassionato) docente di materie umanistiche alle superiori.
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