Nella giornata di ieri il ministero dell’Istruzione ha rilasciato un comunicato stampa relativo alle iscrizioni alle scuole superiori per l’anno scolastico 2025/2026, terminate il 10 febbraio. Il ministro Giuseppe Valditara ha voluto sottolineare l’aumento del 10% delle iscrizioni al tanto chiacchierato liceo del Made in Italy, indirizzo attivo dall’anno scolastico in corso.
Un dato che, in apparenza, potrebbe suonare come un successo; in realtà, però, se teniamo conto dei precedenti iscritti -circa cinquecento- si parla di massimo cinquanta studenti in più. In pratica, non più di tre classi in tutta Italia, oltretutto difficili da formare, poiché gli alunni potrebbero essere sparpagliati sul territorio.
Liceo del Made in Italy: molto rumore per nulla

Nel 2024 le iscrizioni al liceo del Made in Italy erano state appena trecentosettantacinque, rimpinguate in seguito da un altro centinaio, presentate in forma cartacea. Quest’anno, grazie anche alle maggiori informazioni riguardanti all’indirizzo e ai suoi obiettivi, sembra che qualcosa, seppur lentamente, si stia muovendo.
A caldeggiare l’iniziativa scolastica era stata la premier Giorgia Meloni, che ha sponsorizzato la novità sin dal suo insediamento, nel 2022. La proposta si era poi concretizzata qualche mese dopo, nel giugno 2023, grazie all’approvazione di un disegno di legge con una serie di misure atte a promuovere «la valorizzazione, la promozione e la tutela del Made in Italy». Alla fine, però, questo nuovo liceo si è rivelato essere semplicemente una variazione del preesistente liceo delle Scienze Umane con opzione economico sociale, attivo dal 2010.
Federica Checchia
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