Comfort women: un lato dell’esercito giapponese conosciuto da pochi. Donne e ragazze rapite, schiavizzate, stuprate quotidianamente dai militari in guerra e poi dimenticate. Tornate alle luci della cronaca grazie al coraggio di poche attiviste, una delle quali raccontata nella graphic novel “Le Malerbe” edita in Italia da BAO publishing.

Il contesto: chi sono le comfort women

Siamo tra gli anni Venti e Quaranta del Ventesimo secolo, durante le guerre di espansione giapponesi. L’esercito nipponico avanza, e organizza centri per appagare altre voglie dei soldati. Le ragazze inizialmente sono prostitute volontarie spinte dalla fame, e già qui ne avremo di cui parlare, appartenenti all’organizzato sistema di prostituzione nazionale declinato alla guerra per, secondo la corrispondenza interna, evitare stupri nei paesi dei nemici, limitare le malattie veneree e eliminare lo spionaggio attraverso prostitute di nazioni nemiche. Come la base da cui parte il romanzo “Pantaleon e le visitatrici” di Vargas Llosa del 1973, le donne vengono organizzate come gli altri settori bellici.

Ma le prostitute non sono abbastanza. Siamo nel 1932 a Shangai, la campagna di espansione nipponica prosegue a ritmo serrato. Si comincia quindi a rapire ragazze, a “assumerle” promettendo lavori come operaie e cameriere, a comprarle da genitori disperati dalla fame. Vengono rinchiuse in baracche, costrette anche a 40 incontri al giorno, ed alla fine della guerra abbandonate alla fame.

il "reclutamento" di una delle comfort women. credits: Giada Marcazzani
il “reclutamento” di una delle comfort women. credits: Giada Marcazzani

Le testimonianze

Alcune di loro, tra le quali la protagonista del romanzo, si attivano per chiedere scuse ufficiali da parte del Giappone, e un risarcimento. Riescono a portare la loro esistenza sui media e dal 1989 altre donne escono dal silenzio e testimoniano la loro esperienza. Sono donne coreane, cinesi, filippine, thailandesi, che affermano lo stesso modus operandi dell’esercito, la stessa esperienza come comfort women. Furono rapite anche 300 donne olandesi. Una di queste testimoniò la sua storia ad un comitato statunitense nel 1990:

Molte storie sono state raccontate su orrori, brutalità, sofferenze e inedia delle donne olandesi nei campi di prigionia giapponese. Ma una storia non fu mai raccontata, la storia più vergognosa della peggiore violazione dei diritti umani commessa dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale: la storia delle comfort women, le jugun ianfu, e di come queste donne furono prese con la forza e contro la loro volontà, per provvedere alle necessità sessuali dell’Esercito Imperiale del Giappone. Nei cosiddetti “centri del comfort”, sono stata sistematicamente picchiata e violentata giorno e notte. Anche i dottori giapponesi mi stupravano ogni volta che visitavano i bordelli per visitarci a causa delle malattie veneree.

Sono tutte molto giovani, alcune, come la protagonista di Le Malerbe, affermano di aver avuto il menarca durante la prigionia. Le varie testimonianze parlano di 25-40 stupri quotidiani. Sui numeri totali delle vittime non c’è ancora chiarezza, complice la morte di tante e la vergogna di molte: il Giappone parla di 20 mila comfort women, la Cina risponde con 410 mila.

credits: Giada Marcazzani
credits: Giada Marcazzani

Solo nel 1993 il Giappone, con la dichiarazione di Kono, ammette i fatti. Dall’anno successivo, fino al 2007, ogni sopravvissuta ricevette una comunicazione di scuse ufficiale e potè accedere ad un “rimborso” chiamato  Fondo Donne Asiatiche.

Le Malerbe

Di tutto questo parla la graphic novel dell’artista coreana Keum Suk Gendry-Kim.

L’autrice ha raccolto la testimonianza diretta di una sopravvissuta, e ha studiato per anni la questione. Il romanzo è profondo, parte dall’infanzia poverissima di Okseon Lee, dalla sua fame continua, dal suo desiderio di germogli di soia per aver qualcosa di solido sotto i denti e dal desiderio di studiare “come i maschi”.

"Le Malerbe" credits: Giada Marcazzani
“Le Malerbe” credits: Giada Marcazzani

Proprio su questo desiderio fa leva l’uomo che la compra dai genitori, promettendo di farla studiare dopo le ore di lavoro come aiuto al ristorante, e la rivende a sua volta ad un bordello. Lee è giovanissima, non ha ancora il mestruo, e racconta tutto quello che succede a lei e alle compagne, nei centri, nella vita successiva alla guerra quando, abbandonate alla fame e evitate perché prostitute dalla popolazione, cerca di reinserirsi nella società, fino alla vecchiaia in un centro per ex comfort women. Ripetendo sempre, incontro dopo incontro con l’autrice, che non aveva mai avuto un giorno felice.

"Le Malerbe" credits: Giada Marcazzani
“era sifilide. […] non facevo guadagnare soldi al padrone del bordello, che mi pressava, e…” credits: Giada Marcazzani

Le scelte grafiche rendono bene la drammaticità dell’argomento: non ci sono scene esplicite di violenza, ma le pagine zuppe di inchiostro, forti contrasti bianco nero metabolizzano le emozioni, ed il carico intimo della protagonista si sviluppa con pochi densi tratti, lasciando sulle pagine un dolore molto umano. Molto presente.

credits: Giada Marcazzani
credits: Giada Marcazzani

Una graphic novel da leggere, una storia da conoscere.

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