Il golf era lo sport dei ricchi signori e delle famiglie benestanti. Non questa volta.
Lee Trevino cresce nella miseria ma diventa uno dei giocatori più forti e vincenti nell’era di Jack Nicklaus. Odiato e amato allo stesso tempo da persone diverse, esattamente per lo stesso motivo.

Lee Trevino
Lee Trevino con il trofeo del British Open 1971
Photo credits – LiveAbout

La dura infanzia di Lee Trevino

Nonostante il luogo di nascita possa trarre in inganno, la vita per Lee Trevino non parte con un buon augurio.
1 Dicembre 1939 a Dallas, Texas, il padre lo abbandona ancora prima di poterlo riconoscere e cresce con la madre ed il nonno.
La sua vita è fatta di povertà, tanto che all’età di cinque anni il giovane Trevino è costretto a lavorare nei campi di cotone.
Ad otto anni però, quando uno zio gli regala una mazza e delle vecchie palline da golf, trova la sua vocazione. La necessità acuisce l’ingegno e Trevino s’intrufola nei campi da golf della zona per poter tirare palline su palline.
Fino a quando diventa caddie presso il Dallas Athletic Club e lustrascarpe per i benestanti soci del circolo.

La patria chiama

All’età di 14 anni Lee Trevino abbandona definitivamente la scuola per lavorare a tempo pieno e allenarsi ogni qual volta gli è possibile.
Lo fa nelle tre buche che i caddie hanno dietro le loro baracche; buche che hanno ben poco del campo da golf. Quasi completamente in terra, poca erba ed il vento è una presenza costante: condizioni che modellano il suo swing poco ortodosso.
Il golf però non è ancora in grado di toglierlo dalla povertà e quindi a diciassette anni Lee Trevino si arruola nei Marines.
Ci rimane per quattro anni, congedandosi con il grado di Caporale non dopo aver battuto a golf diversi ufficiali della Marina degli Stati Uniti.

Lee Trevino
Lee Trevino in uniforme
Photo credits: Pinterest

Lee Trevino ed il professionismo

Dopo tutti i salti eseguiti nell’esercito arriva quello decisivo: da Amateur a Pro del suo circolo di fiducia nel 1960.
Ci vogliono però ancora sette anni prima che Trevino riesca ad arrivare sul PGA Tour e a farsi conoscere al mondo golfistico.
Da subito bollato dagli esteti dello swing per via del suo movimento inusuale, ci mette poco a dimostrare la sua forza.
Lo fa nel migliore dei modi: vince il primo dei suoi 6 major nel 1968 conquistando lo U.S. Open davanti a Jack Nicklaus.
Da quel momento e fino al 1974 diventa una forza della natura, battendo chiunque e dovunque.
Oltre ai 6 Major le sue vittorie sul PGA Tour sono ben 23 e sarebbero sicuramente state molte di più se nel 1975 un fulmine non lo avesse colpito. Trevino sopravvive ma i danni lo limitan, impedendogli di rendere al meglio.

Lee Trevino diventa: “The Merry Mex”

L’odio di alcuni puristi è il contraltare perfetto all’amore della gente verso di lui.
Non solo per via delle sue abilità come “Ballstriker” ma soprattutto per via della sua parlantina infinita e delle sue continue battute.
Lee Trevino infatti è in grado di camminare sui fairway d’interi percorsi senza smettere di parlare, un meteorismo verbale che ha però fagocitato diversi successi.
Anche durante le interviste post gara riesce sempre a sorprendere con qualche frase ad effetto, rispondendo alla domanda: “Cosa ti spaventa maggiormente?”

“Sono stato colpito da un fulmine e sono stato nel Corpo dei Marines per quattro anni. Ho viaggiato per il mondo e sono stato in giro ovunque tu possa immaginare. Non c’è nulla di cui ho paura, tranne che di mia moglie.”

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