La Lega Nord potrebbe rischiare la bancarotta a causa di un sequestro cautelativo. La procura di Genova, dopo la condanna per truffa di Bossi e Belsito, ha chiesto il pagamento immediato di 49 milioni di euro. Per paura di non recuperare il mal tolto. Il tesoriere di Salvini: “Via Bellerio non è in vendita”.

La sede di via Bellerio a Milano credits: Corriere della Sera

Non sono tempi facili per la Lega Nord, soprattutto per l’eredità lasciata dalla precedente “gestione”, quella di Umberto Bossi e Francesco Belsito. A luglio l’epilogo giudiziario di primo grado per i Bossi, padre e figlio, e l’ex tesoriere Belsito. Tutti e tre condannati, chi per aver usato fondi del partito a fini personali chi per appropriazione indebita. Dunque, un’eredità non esattamente facile da gestire. In tempi di comunicazione digitale potremmo parlare di un problema di “brand reputation”.

Ad agosto, poi, la richiesta che arriva dalla Procura di Genova, di una confisca “anticipata” di 49 milioni di euro. Anticipata, perché il Tribunale aveva sì deciso per il pagamento da parte della Lega di quella cifra, ma solo dopo il terzo grado di giudizio. Nel timore che quella cifra non venga mai recuperata, però, il pm di Genova Paola Calleri, titolare del fascicolo, ha chiesto il sequestro cautelativo con il blocco dei conti bancari e dei patrimoni immobiliari del partito.

Al tribunale di Genova l’ardua sentenza. Alla Lega Nord, un problema che ora diviene anche economico e di bilancio.

La Lega Nord e il rischio bancarotta

Tempi difficili, dicevamo, per la Lega Nord: alla guida non c’è più il Senatur e il tesoriere non è più Francesco Belsito. Eppure i loro debiti con la giustizia rischiano di ricadere su chi ha preso il loro posto, debiti che ammontano a una cifra degna del calciomercato estivo.

Come si fa spesso, iniziamo dall’ipotesi peggiore: i giudici si pronunciano a favore della richiesta della procura e la Lega deve pagare quasi 50 milioni di euro allo Stato, soldi che al momento non ci sono.

“Non è difficile capire quanto potrebbero essere drastiche le ripercussioni sui bilanci leghisti: il 2016 è stato chiuso con un rosso da un milione, 164 mila euro di depositi bancari e 436 di ‘valori in cassa’. E l’eventuale sequestro si profila come una specie di spada di Damocle perenne fino al tetto fissato dai magistrati, laddove anche in futuro dovesse spuntare un po’ di liquidità”  Matteo Indice sul Secolo XIX

Una via da seguire per evitare la bancarotta potrebbe essere quella di mettere in vendita i beni immobiliari del Carroccio. L‘attuale tesoriere leghista, Giulio Centemero, chiarisce che “Via Bellerio non è in vendita”. Lo dice nell’intervista rilasciata a Linkiesta, in cui parla delle due società partecipate della Lega “una di queste è proprietaria degli immobili: via Bellerio, il prato di Pontida, due vetrine nella periferia di Milano e poche altre realtà, ma non di pregio”. Poi c’è l’ex scuola Bosina di Varese, che è stata “ristrutturata e data in affitto”.

Dalle sue parole capiamo che non dovrebbero esserci beni per 49 milioni.

Le possibili conseguenze sulla campagna elettorale della Lega Nord 

Ma se i giudici dovessero decidere per la confisca immediata, con quali soldi, dunque, la Lega finanzierebbe la campagna elettorale?

Nell’intervista a Linkiesta, il tesoriere della Lega, Giulio Centemero, si dice fiducioso “Ce la siamo sempre cavata, saremo in grado di trovare una soluzione anche stavolta”. E poi indica la via: “Ci organizzeremo con raccolte di fondi ad hoc, i nostri militanti e Matteo Salvini hanno già dato prova di fare miracoli…”.

Speriamo per lui che abbia ragione, anche se qualche dubbio resta. Attualmente la Lega ha circa 20 dipendenti, la metà in cassa integrazione: erano 71. Il grosso del lavoro è svolto oggi dai volontari: dalle sezioni alle segreterie provinciali. Il commercialista brianzolo, tesoriere dal 2014, racconta anche di come ha sfoltito le spese: diminuendo le consulenze, tagliando tutti i servizi esterni, dagli imbianchini ai legali  e qualcuno interno,come la mensa per i dipendenti. Difficile pensare che ci sia molto margine per recuperare un debito così grande.

Federica Macchia