Le indagini della polizia riguardo all’esplosione di un Tesla Cybertruck, avvenuta il primo gennaio davanti al Trump Hotel di Las Vegas, sembrerebbero escludere la pista di un attacco terroristico. In conferenza stampa, l’ufficiale FBI Spencer Evans ha confermato che l’incidente altro non sarebbe che «un caso tragico di suicidio che ha coinvolto un soldato pluridecorato che stava soffrendo di disturbo da stress post traumatico e altri problemi».

Matthew Alan Livelsberger, il soldato morto all’interno della vettura, ha lasciato sul proprio smartphone delle note rinvenute e diffuse dalla polizia. Attraverso questi messaggi, che testimoniano il suo profondo malessere, l’uomo ha spiegato in parte le motivazioni del suo gesto.

Tesla esplosa il primo gennaio: è un caso di suicidio

Tesla
Matthew Alan Livelsberger, il soldato che ha provocato l’esplosione del Tesla Cybertruck

Livelsberger ha parcheggiato davanti all’hotel di Donald Trump il veicolo, preso a noleggio, alle 8:40 di mercoledì 1° gennaio. Poco dopo il pick-up, pieno di fuochi d’artificio e materiale infiammabile, è saltato in aria. L’ex militare, però, si sarebbe ucciso prima dell’esplosione, sparandosi in testa. Nell’auto sono state trovate due pistole da lui acquistate pochi giorni prima, mentre il suo corpo carbonizzato presentava ferite da arma da fuoco.

La detonazione, che ha coinvolto sette persone, aveva inizialmente destato preoccupazione, poiché avvenuto a poca distanza dell’attentato a New Orleans. Ora, però, il collegamento tra i due fatti è stato ufficialmente escluso.

I messaggi di Livelsberger

Nelle note ritrovate all’interno dei suoi dispositivi, Livelsberger ha chiarito le sue intenzioni: «Questo non è un attacco terroristico. È una sveglia. Gli americani prestano attenzione soltanto allo spettacolo e alla violenza. Quale modo migliore di far arrivare il mio messaggio se non con un numero con fuochi d’artificio ed esplosivi?».

Secondo le informazioni raccolte dalle forze dell’ordine, il soldato soffriva di disturbo da stress post traumatico. Intervistata dal Washington Post, la sua ex compagna ha raccontato che Livelsberger aveva anche subìto un trauma cranico durante una missione all’estero, e che da allora aveva problemi di memoria e concentrazione. Le ultime parole dell’uomo confermerebbero tutte le ipotesi: «Perché lo sto facendo, a livello personale? Avevo bisogno di purificare la mia mente dal pensiero dei compagni che ho perduto, e liberarmi dal peso delle vite che ho ucciso».

Federica Checchia

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