L’Europa si chiude: predisposta la restrizione temporanea dei viaggi non essenziali

L’Europa si chiude: per trenta giorni, tutti i cittadini di paesi che non fanno parte dell’area Schengen non potranno più entrare nel vecchio continente.

Ursula von der Leyen: “Restrizione temporanea dei viaggi non essenziali”

A darne l’annuncio è la Presidente della Commissione europea, Ursula von de Leyen, al termine della conferenza, tenutasi in videochiamata, con i leader del G7.

La Presidente ha dichiarato:

Con i governi europei abbiamo deciso una restrizione temporanea dei viaggi non essenziali nell’Unione. Lo facciamo per non far ulteriormente diffondere il virus dentro e fuori il continente e per non avere potenziali ulteriori pazienti che pesano sul sistema sanitario Ue“.

Il provvedimento di emergenza si estende a tutti, eccezion fatta per i cittadini europei in rientro dall’estero e per medici e scienziati che si occupano della ricerca sul nuovo coronavirus, il Covid-19.

La notizia era già nell’aria: Emmnuel Macron, Presidente della Francia, nella giornata di ieri ha deciso di bloccare le tutte le frontiere del paese, mentre Angela Merkel, Cancelliere tedesco, già due giorni fa aveva deciso di chiudere i confini con Francia, Svizzera e Austria.

Al momento sono otto i paesi che hanno notificato alla Ue misure sulle frontiere: Austria, Ungheria, Repubblica ceca, Danimarca, Polonia, Lituania, Germania e Spagna.

Il provvedimento europeo è finalizzato proprio ad evitare che siano i singoli paesi dell’area Schengen a decidere autonomamente di chiudere le frontiere.

La videoconferenza anticipa di un giorno quella che si terrà oggi, 17 marzo, tra tutti i ventisette capi di governo.

Stando a quanto si legge sul sito del Consiglio europeo e dell’Unione Europea, i membri del Consiglio europeo daranno seguito, in videoconferenza, alle azioni dell’UE in risposta all’epidemia di COVID-19.

Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha affermato che il summit mira a predisporre le misure per “contenere la diffusione del virus, fornire attrezzature mediche sufficienti, dare impulso alla ricerca e limitare le ricadute economiche“.

Il provvedimento non si estende alla libera circolazione delle merci

Il provvedimento non si estende alla libera circolazione delle merci. Come riporta la Repubblica, per i responsabili di Bruxelles “la libera circolazione delle merci è cruciale per le forniture alimentari, di medicinali e di protezioni. Inoltre evita gravi interruzioni delle catene di approvvigionamento“, il cui stop danneggerebbe ulteriormente l’economia.

In particolare, la Ue chiede che sia favorito il passaggio di medicine e cibo, stabilendo che non sono necessarie certificazioni “Covi free” per le merci.

L’Eurogruppo tra tutti i Ministri delle Finanze degli stati membri

Sul versante economico, tutti gli stati stanno attraversando un periodo particolarmente difficile, con il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, che ha dichiarato che “Il contenimento forzato sta portando le nostre economie ai tempi di guerra”.

Nella giornata di ieri si è tenuto un summit tra tutti i Ministri delle Finanze, anche questo in collegamento video, al termine del quale il Presidente ha dichiarato che l’Eurogruppo è determinato “a fare tutto il necessario per affrontare la sfida del Coronavirus, ristabilire la fiducia e sostenere la ripresa“.

​”Di fronte a circostanze eccezionali abbiamo concordato sulla necessità di una risposta politica immediata, ambiziosa e coordinata. Abbiamo deciso di agire e risponderemo rapidamente e in modo flessibile agli sviluppi e faremo uso di tutti gli strumenti necessari per limitare le conseguenze socioeconomiche dell’epidemia di COVID-19. […] Pertanto abbiamo messo insieme una prima serie di misure nazionali ed europee, creando al contempo un quadro per ulteriori azioni per rispondere agli sviluppi e sostenere la ripresa economica. […] Finora abbiamo deciso misure fiscali di circa l’1% del Pil, in media, per il 2020 per sostenere l’economia, oltre all’impatto degli stabilizzatori automatici, che dovrebbero funzionare pienamente. Finora ci siamo impegnati a fornire strutture di liquidità pari almeno al 10% del PIL, costituite da sistemi di garanzia pubblica e pagamenti fiscali differiti. Queste cifre potrebbero essere molto più grandi più avanti”.

FACEBOOK
TWITTER
INSTAGRAM
REDAZIONE ATTUALITA’

© RIPRODUZIONE RISERVATA