Sapete cosa succede ai vestiti invenduti? La maggior parte di loro, una volta fatto il reso o passata la moda, viene letteralmente distrutta. Ma ora l’Unione Europea avanza una legge, già proposta qualche tempo fa, che ne vieterebbe la distruzione. Con questa norma gli abiti avranno un “passaporto”, per sensibilizzare i consumatori sul dispendio energetico relativo alla produzione di abiti e scarpe.

La fine dei vestiti invenduti: cosa dicono in UE

A confermare la bella notizia è Alessandra Moretti (S&D, Pd). Che dice: “è tempo di porre fine al modello “prendi, produci, getta” che è così dannoso per il nostro pianeta, la nostra salute e la nostra economia. I nuovi prodotti saranno progettati in modo da avvantaggiare tutti, rispettare il nostro pianeta e proteggere l’ambiente. I prodotti sostenibili diventeranno la norma, consentendo ai consumatori di risparmiare energia, riparare e fare scelte ambientali intelligenti quando acquistano”. Il Consiglio dovrà approvare formalmente la legge, prima che possa entrare in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale Ue.

Per gestire al meglio la costante corrente di abiti resi e/o invenduti, la commissione gestirà un portale web pubblico. In questo portale sarà possibile, per i consumatori, acquisire le informazioni contenute nei “passaporti dei prodotti”. Inoltre, le norme vieteranno specificamente la distruzione di abbigliamento, accessori e calzature invenduti, a partire da due anni dopo l’entrata in vigore della legge (sei anni per le imprese medie). Inoltre, la Commissione in futuro potrà aggiungere ulteriori categorie all’elenco dei prodotti invenduti per i quali verrà vietata la distruzione.

Cosa accadrà?

Ma cos’è il “passaporto di prodotto”? Si tratta di un documento digitale, una vera e propria innovazione. Che racconta, per ogni capo, tutte le informazioni relative all’impatto ambientale di ogni articolo. Questi passaporti digitali saranno un database prezioso che fornirà dettagli sulla provenienza dei materiali, sulle emissioni di CO2 generate durante la produzione, sulle istruzioni per il riciclaggio.

Il focus di questa legge si concentra sull’economia circolare a livello. Così, il fine ultimo è quello di specificare il concetto di rifiuto, che dovrebbe essere ridefinito. Questo per orientare il consumatore verso il riutilizzo, la riparazione o il riciclo. Tutto ciò è necessario per ridurre il più possibile l’impatto ambientale, puntando a ridurre anche la dipendenza da risorse esterne e materie prime.

Marianna Soru

Seguici su Google News