Una giuria federale dello stato americano della Virginia ha incriminato l’ex direttore dell’FBI James Comey per due capi d’accusa relativi alla sua testimonianza al Congresso. Il primo capo d’accusa riguarda la dichiarazione James Comey alla Commissione Giustizia del Senato di non aver “autorizzato nessun altro membro dell’FBI a fungere da fonte anonima nei notiziari” in merito alle sue conversazioni con Trump in merito a un’indagine dell’FBI volta a stabilire se la Russia si fosse intromessa nelle elezioni presidenziali del 2016. Il secondo capo d’accusa sostiene che James Comey “ha tentato in modo corrotto di influenzare, ostacolare e impedire” le indagini della Commissione Giustizia del Senato rilasciando false dichiarazioni.
James Comey nel mirino di Trump
Comey, da tempo oggetto di critiche da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, è accusato di aver mentito al Congresso durante la sua testimonianza del settembre 2020, in merito alla sua autorizzazione alla fuga di informazioni riservate ai media.
Rispondendo all’atto d’accusa, Comey si è dichiarato innocente e ha affermato di avere “grande fiducia nel sistema giudiziario federale“. L’incriminazione arriva pochi giorni dopo che Trump ha chiesto al massimo funzionario delle forze dell’ordine del Paese, il procuratore generale Pam Bondi, di indagare in modo più aggressivo sui suoi avversari politici, tra cui proprio Comey. L’indagine è guidata da Lindsey Halligan, procuratore degli Stati Uniti per il distretto orientale della Virginia, che in precedenza era l’avvocato personale di Trump e ha assunto il suo nuovo incarico lunedì.
Comey è stato direttore dell’FBI tra il 2013 e il 2017 con un un mandato tumultuoso, che ha incluso la supervisione dell’inchiesta di alto profilo sull’email della candidata democratica Hillary Clinton, poche settimane prima delle elezioni del 2016, perse contro Trump. Fu licenziato nel corso di un’indagine sull’interferenza russa nelle elezioni del 2016.
È stato anche indagato dai servizi segreti dopo aver condiviso e poi cancellato un post sui social media in cui comparivano delle conchiglie con la scritta “8647”, che i repubblicani hanno ritenuto un incitamento alla violenza contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il numero 86 è un termine gergale le cui definizioni includono “rifiutare” o “sbarazzarsi di”, secondo il dizionario Merriam-Webster, che rileva anche che più di recente è stato utilizzato come termine che significa “uccidere”, mentre Trump è il 47° presidente degli Stati Uniti.
A luglio, sua figlia, Maurene Comey, è stata licenziata dal suo incarico di procuratore federale nel distretto meridionale di New York. Secondo quanto riportato dai media, non le è stata fornita alcuna motivazione per essere rimossa dall’ufficio in cui aveva lavorato per 10 anni. All’inizio di questo mese ha fatto causa all’amministrazione Trump per il suo licenziamento.





