Cultura

L’intervista a Jack Gallo: “il cinema era e rimane la mia prima passione”

Nato a Crotone, ma bolognese di adozione, Jack Gallo è tra gli attori poliedrici che il cinema italiano (e tutte le sue forme) può offrire. Nonostante i tantissimi impegni, siamo riusciti a raggiungerlo per un’intervista dove si racconta a noi di Metropolitan Magazine Italia:

MMI: Il tuo nome reale è Giancarlo Ciordo, ma tra il te fuori dallo schermo e il tuo alter ego Jack Gallo, c’è qualche differenza?

Prima di tutto, grazie per questa intervista. Allora … Jack Gallo è solo una delle mille anime di Giancarlo Ciordo. Recitare ti dà la possibilità di interpretare mille ruoli differenti, infiniti personaggi. Personaggi che, spesso, sono completamente diversi da te. Jack Gallo è un alter ego, un nome che mi è stato affidato da una mia ex ragazza, alla quale il mio cognome non piaceva. Credo che si possa considerare il tramite, il corpo tra ciò che sono io in realtà e il ruolo che mi viene affidato. La mattina, quando mi guardo allo specchio, vedo Giancarlo. Al lavoro sono Jack, che si diverte a interpretare un’altra vita.

MMI: Tu hai lavorato in tutte le forme cinematografiche: dai lungometraggi al web passando per i corti, le fiction, i videoclip musicali e in tanti altri progetti, ma in quale ti sei trovato più a tuo agio?

Mi sono cimentato in varie forme di comunicazione e ho fatto tesoro di tutte le esperienze che ho accumulato. Però il cinema era e rimane la mia prima passione, quella più cocente. Quando mi vedo sul grande schermo mi emoziono, non c’è nulla da fare!

MMI: In tutte le tue esperienze hai fatto un po’ di tutto e in tutti i generi, ma in quale veste ti sei trovato più a tuo agio?

Mi porto nel cuore alcuni progetti: sicuramente “Amore criminale”, in cui ho interpretato un ispettore di polizia. Apparire su Rai tre non è cosa da poco. Ma non potrei mai dimenticarmi di “The fall of Marciano family”, un cortometraggio che mi ha portato al Festival di Cannes. È ambientato negli anni ’30 ed è stato divertentissimo indossare abiti di quegli anni. Ecco, diciamo che mi trovo maggiormente a mio agio quando posso camuffarmi, cambiare completamente look, immagine. Un po’ come fa Johnny Depp. Il trasformismo mi affascina molto, è come indossare un’altra pelle.

MMI: Con quale attore o attrice ti sei trovato meglio a condividere la scena?

Giancarlo Giannini, senza ombra di dubbio. Ho lavorato accanto a lui sia in “Ameriqua” sia in un corto molto carino, “Mamma non vuole”. Ha dedicato la vita all’arte della recitazione, da lui non si può che imparare.

MMI: C’è un attore al quale ti ispiri o nel quale ti rispecchi?

Tra gli italiani, il mio punto di riferimento è Alberto Sordi. Poi ho un amore incredibile per Robert De Niro e Al Pacino.

MMI: Come giudichi il livello attuale del cinema italiano?

Credo che ci siano due livelli: c’è il cinema commerciale, a budget elevatissimo, con i soliti nomi che compaiono all’infinito. Nella maggior parte dei casi si parla di commedie che, personalmente, non mi fanno nemmeno ridere più di tanto.

Poi c’è il cinema indipendente, quello libero, coraggioso, che cammina con le sue gambe. Senza molti sostegni.

Una via di mezzo sarebbe necessaria: non penso che il pubblico non sia pronto a vedere qualcosa di nuovo, di diverso. Ci vuole un po’ di coraggio in più. È questo, ciò che manca.

MMI: Si è tenuta pochi giorni fa la premiazione dei David Di Donatello, vuoi lasciarci un tuo commento?

Non ero d’accordo con alcune nomination, mi sono sembrate “consolatorie”. Però posso dirti di essermi emozionato tantissimo per il premio all’immenso Renato Carpentieri. Un attore e un uomo straordinario. La sua performance ne “La tenerezza” di Gianni Amelio ha avuto giustamente la meglio.

MMI: Quali progetti o sogni per il futuro di Jack Gallo?

Fra poco uscirà un nuovo videoclip musicale, “Compagni di sbronza” dell’artista Tiziano (Baccarani) Bak, in cui sono il protagonista assoluto.

Da alcuni giorni è stato pubblicato sui vari social la parodia de “Il Padrino II”, nato dalla mia collaborazione con i Senza Mezzi. È il nostro terzo lavoro, dopo “Il Padrino” (che ha totalizzato più di 80 mila visualizzazioni sul web) e “Indiana Jones e il tempio maledetto”. Ci divertiamo molto sul set e sono sicuro che ciò arrivi anche a chi ci segue nelle nostre “follie”.

A breve inizierò a lavorare in due progetti, strettamente collegati: “L’ombra del diario”, una sorta di serie tv dentro una serie tv e “Valleron”, una saga sui vampiri molto articolata. Io sarò Thomas Lakotah. Davide Santandrea si è occupato del soggetto di queste due produzioni.

A gennaio sono ritornato sul grande schermo con “The gamblers – Punto su di me”, un film sulla ludopatia con Valerio Merola.

I sogni? Infiniti! Amo recitare e spero di continuare a farlo per sempre. Mi auguro di poter interpretare ruoli sempre diversi, interessanti e di lavorare in progetti ben scritti, stimolanti. Ho fatto molto cinema indie, il mio augurio è quello di poter lavorare in film con una distribuzione più ampia, ma senza scadere mai nel commerciale a tutti i costi.

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