La guerra in Iran va incontro ad un’ulteriore escalation. Teheran, secondo quanto riferisce la Cnn, ha iniziato a piazzare mine nello Stretto di Hormuz, il passaggio chiave per il 20% del petrolio mondiale. La crisi ha determinato un incremento dei prezzi del greggio con inevitabili ripercussioni su quelli dei carburanti. Il quadro è destinato ad aggravarsi se la ‘mossa’ iraniana dovesse concretizzarsi. L’Iran, nonostante i raid americani contro la marina nemica, dispone ancora dell’80-90% di piccole imbarcazioni e posamine: i mezzi utilizzabili dai pasdaran, che controllano lo Stretto, sono sufficienti per trasformare Hormuz in una trappola. Le Guardie Rivoluzionarie nei giorni scorsi hanno annunciato che avrebbero attaccato ogni petroliera di passaggio: lo Stretto, di fatto, è chiuso dall’inizio del conflitto.
I leader di Italia, Regno Unito e Germania, Giorgia Meloni, Keir Starmer e Friedrich Merz, “hanno concordato sulla vitale importanza della libertà di navigazione per le navi che attraversano queste acque”. Starmer, secondo Downing Street, avrebbe “aggiornato i colleghi sulle misure difensive in corso adottate dal Regno Unito nella regione negli ultimi giorni” a sostegno dei partner del Golfo. Mentre gli Usa hanno prima annunciato, e poi smentito, di aver “scortato” una petroliera dal tratto di mare che separa Teheran dai Paesi arabi, gli 007 americani hanno lanciato un allarme secondo cui i Pasdaran starebbero “adottando misure” per installare mine nello Stretto. Uno scenario che rasenterebbe l’apocalittico per il mercato del greggio a livello mondiale.
La minaccia di Trump sulle mine dello Stretto di Hormuz
“Se l’Iran ha posizionato delle mine nello Stretto di Hormuz, e non abbiamo notizie in merito, vogliamo che vengano rimosse immediatamente”, dice Trump, con un post su Truth, reagendo sulla base delle indiscrezioni.
Già nella giornata di lunedì il presidente degli Stati Uniti ha minacciato azioni durissime in caso di blocco prolungato della ‘via del petrolio’. Il monito, a quanto pare, non ha condizionato Teheran. Al contrario, i pasdaran avrebbero sfidato la Casa Bianca ponendo Trump davanti ad un bivio. “Se per qualsiasi motivo sono state posizionate delle mine e non vengono rimosse immediatamente, le conseguenze militari per l’Iran saranno a un livello mai visto prima“, avverte il presidente, che non appare disposto ad accettare lo smacco. “Se rimuovessero ciò che è stato posizionato, sarebbe un passo da gigante nella giusta direzione”, aggiunge auspicando una svolta. “Stiamo usando la stessa tecnologia e gli stessi missili impiegati contro i trafficandi di droga per eliminare in maniera permanente qualsiasi imbarcazioni che provi a minare lo Stretto. Ce ne occuperemo in maniera rapida e implacabile”. La reazione, spiega il presidente, è già iniziata: “Sono felice di comunicare che nelle ultime ore abbiamo colpito e distrutto 10 posamine che non erano operative”.
Trump ha minacciato, quindi, attacchi “20 volte più forti” qualora fermasse i flussi di petrolio e la pronta risposta giunta da Teheran per bocca di Ali Larijani. “Badate a non essere voi, invece, a scomparire”, ha dichiarato il responsabile della sicurezza nazionale iraniana.





