Cultura

Lo Schiaccianoci, il balletto di Natale

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Nel nostro consueto appuntamento con Passi di danza, ci ritroviamo a parlare di una delle favole di Natale per eccellenza: Lo Schiaccianoci. Il famoso balletto è infatti, una tradizione per grandi e piccini. Ma come è nato, e di cosa parla?

Per chi ancora non lo conoscesse, il balletto racconta una favola che ha per protagonista Clara, una bambina tedesca, e uno schiaccianoci a forma di soldatino. Regalatole dallo zio, il signor Drosselmeyer, il povero giocattolo viene rotto da Fritz, il fratello di Clara. Fortunatamente però, lo zio lo ripara: lei si rassicura e va a dormire serena. Durante la notte sogna, e alla mezzanotte, la stanza si anima, dai giocattoli all’albero di Natale. La festa viene però interrotta dai topi, che cercano di portarle via il soldatino: mentre tenta di cacciarli, lo schiaccianoci si anima e prende parte alla battaglia con il re Topo, sconfitto grazie a uno stratagemma di Clara. Dopo la vittoria, il soldatino diventa un principe, che porta Clara in una foresta innevata. Il primo atto si chiude con un Valzer dei fiocchi di neve. Il secondo atto si svolge nel Regno dei Dolciumi, dove i due incontrano la Fata Confetto e il principe Coqueluche, protagonisti di un bellissimo pas de deux. Clara e il principe sono i nuovi sovrani del Regno dei Dolciumi: dopo il grande divertissement finale, la storia si conclude con il risveglio di Clara e il ricordo di ciò che è successo.

Storia de Lo Schiaccianoci: come nasce il balletto

La storia è tratta dal racconto di E.T.A. Hoffmann, “Schiaccianoci e il re dei topi“, che non è stata riportata in maniera fedele in quanto troppo cruenta. Il balletto è russo: le musiche sono di Tchaikovskij, che ha come sempre collaborato con il coreografo Marius Petipa. Andato in scena il 18 dicembre 1892, fu il primo balletto della storia a portare sul palco dei bambini, ricompensati con una scatola di cioccolatini. Inoltre, dopo la Prima Guerra Mondiale, Clara diventa, per motivi patriottici, “Masha“. Bisogna sottolineare anche che uno dei personaggi più importanti, la Fata Confetto, deve eseguire ben 16 fouetté. All’epoca, per la prima volta in questo ruolo, si esibì sul palco russo la prima ballerina italiana Antonietta dell’Era.

Dopo la rivoluzione russa del 1917, il balletto diventò uno spettacolo da esportazione, come parte della cosiddetta Collezione Sergeev. Composta da 27 inestimabili appunti di produzione di Petipa, raggiunge i confini grazie al direttore capo del corpo di ballo del Teatro Mariinskij, Nikolaj Sergeev. Le partiture sono attualmente conservate presso l’Università di Harvard. Il balletto, sebbene sia recente, è storia del repertorio della danza, e fa emozionare da sempre grandi e piccini.

Marianna Soru

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Rivista N6 Novembre 2021 “Berlin”

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