Cronaca

Lo sfratto di Nonna Peppina e il populismo senza vergogna

Ha fatto scalpore nei giorni scorsi la vicenda della terremotata marchigiana nota ormai come Nonna Peppina, costretta ad abbandonare la sua casetta in legno dopo lo sfratto. Ma come stanno davvero le cose?

Nonna Peppina, al secolo Giuseppa Fattori, è diventata nelle scorse settimane il simbolo dei terremotati vessati da uno stato iniquo e insensibile. Cornuti e mazziati verrebbe da dire: oltre al terremoto che le rende inagibile la casa, adesso l’anziana dovrà lasciare la casetta in legno che si era fatta costruire nel giardino perché abusiva. Nessuna pietà per la povera donna, costretta a finire la propria esistenza in un container. Ma stanno davvero così le cose?

Innanzitutto partiamo dal principio: la storia vera è un tantino diversa rispetto a quella che è stata raccontata e ripresa da alcuni organi di stampa, nonché cavalcata dai migliori cavalli di razza del populismo nostrano. Il caso di Nonna Peppina, a quanto si apprende, è stato tenuto molto in considerazione e affrontato dagli enti preposti con la dovuta attenzione.

Iniziamo dalla casa, motivo all’origine di tutta la contesa: dopo il sisma, molti terremotati sono ricorsi alle casette in legno prefabbricate. Secondo quanto riportato da Giornalettismo, se ne contano almeno un migliaio, ed il commissario di Governo Paola De Micheli sta preparando una sanatoria per queste abitazioni, in modo da consentire di salvare sia quelle fisse che quelle amovibili. Tuttavia, la sanatoria si applicherebbe solo agli immobili di volume inferiore rispetto a quelli posseduti e danneggiati dal sisma. E la casa dell’anziana non rientra tra questi, poiché più grande rispetto a quella posseduta e resa inagibile dal terremoto.

Ciò nonostante, vista la particolarità della situazione, si è deciso di ricorrere ad una trattativa ad personam, proponendo all’anziana di poter restare fino alla propria morte nella casa di legno (nel mentre, lo Stato avrebbe provveduto a riparare la vecchia casa della famiglia Fattori). Alla morte di Nonna Peppina poi, gli eredi avrebbero provveduto a smontare la costruzione. Queste le condizioni offerte alla famiglia Fattori, rispedite al mittente. 

La famiglia Fattori ha annunciato che andrà per la sua strada, convinta di aver subito un’ingiustizia. Ingiustizia di cui però, allo stato attuale, non si vede traccia. Nessuna burocrazia malvagia, nessun despota cuore di pietra che vuole vedere soffrire al freddo e al gelo una povera anziana. Solo l’ennesima, squallida, manifestazione di populismo che specula sulle disgrazie della povera gente per puro calcolo elettorale.

 Lorenzo Spizzirri

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