Cinema

“Lucky Luke – Caffè Olé”, Terence Hill nero bollente stasera in tv

“Sono un povero cowboy, solitario me ne andrò. Sono un povero cowboy, ed una casa più non ho”. Così risuona lenta la litania, alla fine di ogni avventura, “The Lonesomest Cowboy in the West”, canzone di Arlo Guthrie. Armoniche a bocca, tra le terre dell’Arizona, e la polvere sollevata dagli zoccoli del fido destriero. Mentre al famoso Roger Miller spetta di cantare la sigla di apertura del film: “Lucky Luke Rides Again”. Stasera in tv, i cittadini di Daisy Town, al loro risveglio, non trovano la loro tazza di caffe’: in “Lucky Luke – Caffè Olé“.

Tutta la popolazione è di malumore, tra sbadigli e insonnia. Dopo pochi giorni, in paese arriva con la diligenza un industriale che vuole aprire una nuova fabbrica, e Lotta (Nancy Morgan) proprietaria del saloon, istigata da Susan B. Anthony, vuole diventare sceriffo. Affermando che perfino lei riuscirebbe a essere più efficiente di Lucky Luke (Terence Hill). Lui divenuto disoccupato, diventa il nuovo gestore della birreria del far west, in uno scambio di ruoli. Il caffè si scopre essere rubato dal bandito Mendes, che tenterà di rivendere la razzia, ad un prezzo spropositato ai paesani.  

Luke, cosa hai messo nel caffè

300 milioni di libri delle sue avventure sono stati venduti. L’omonimo Lucky Luke, personaggio del fumetto francese inventato da Morris e René Goscinny (lo stesso creatore di Asterix), fu il protagonista di storie tradotte in ben 29 lingue. Dalla sagoma inconfondibile, fazzoletto al collo, fondina, e fama da cowboy solitario. E quella sigaretta accuratamente preparata ogni volta con tabacco e cartine. Fino al 1988, quando l’Organizzazione mondiale della sanità ha insignito il personaggio e il suo disegnatore, di un riconoscimento ufficiale per aver deciso di smettere di fumare, sostituendo l’originaria sigaretta di Lucky Luke con un filo d’erba. Così, per le sconfinate distese del colorado, per l’arizzona fra montagne rocciose, canyon e praterie, cercherrà di non ucciderà mai nessuno e, in groppa al suo ronzino, resterà leggenda per quel giunco, parte integrante della sua ombra. ‘Un cavallo per letto, il cielo per coperta’, e una tazza di caffè al bancone del Far West.

Federica De Candia per MMI e Metropolitan Cinema. Seguici

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