L’uomo dal fiore in bocca con Vittorio Gassmann su Rai 5

Oggi pomeriggio alle 16.30 L’uomo dal fiore in bocca di Pirandello, basato sulla novella La morte addosso del 1923

La morte vicina, annunciata come malattia inguaribile, che lascia pochi mesi di vita e costringe l’uomo a fare più attenzione all’esistenza e al significato, se ce l’ha, di  ciò che sta per lasciare. Ruota attorno al tema della consapevolezza della morte, la tragedia di Luigi Pirandello, L’uomo dal fiore in bocca. Visibile oggi pomeriggio alle 16.30 su Rai 5, con Vittorio Gassmann nel ruolo del protagonista. Con lui Gennaro Di Napoli, per la regia di Maurizio Scaparro, del 1970.

L’uomo dal fiore in bocca, il debutto con la regia di Anton Giulio Bragaglia

Il testo teatrale, basato sulla novella del 1918, dal titolo Caffè notturno, modificato poi in La morte addosso nel 1923, va in scena per la prima volta a Roma il 21 febbraio dello stesso anno al Teatro degli Indipendenti, con la regia di Anton Giulio Bragaglia.

L’interpretazione di Vittorio Gassmann, l’uomo dal fiore in bocca elegante e ironico

L’opera è un atto unico, ambientato nel bar notturno vicino alla stazione dei treni, con due soli personaggi: un uomo malato di tumore alla bocca a cui rimangono pochi mesi di vita e un avventore che si trova lì per ammazzare il tempo, dopo aver perso il treno. Gassmann carismatico e intenso, giacca e cravatta, seduto con il cigarillo, accarezza il suo orologio da tasca, come a volersi ricordare che il tempo passa veloce.

Luigi Pirandello – foto dal sito Pirandello web
Luigi Pirandello – foto dal sito Pirandello web

“Lei un uomo pacifico è”

Apparentemente distaccato, si rivolge alla sola persona presente nel locale, un uomo che sta bevendo una bibita  dalla cannuccia e gli dice “Dunque, avevo ragione, lei un uomo pacifico è…”. Inizia così un dialogo su due individui antitetici l’uno rispetto all’altro. di fronte ala vita. L’uno banale, immerso nel presente e preso dalle beghe quotidiane, che non si fa domande e tutto sommato non conosce l’angoscia.

La consapevolezza della morte e il fascino della vita

Che, al contrario, sta divorando l’altro seduto poco distante, affamato di vita. Anche se si sforza di nasconderla e mostrarsi stoicamente superiore. Proprio perché la morte è arrivata imprevista, come gli racconterà verso la fine, tutto, intorno a lui, adesso acquisisce un fascino, una malìa da cui non riesce a svincolarsi.

Vittorio Gassmann - photo credits Biografieonline
Vittorio Gassmann – photo credits Biografieonline

Eccolo allora interessato alle peripezie di  questo cliente arrivato in città dove ha fatto compere e disgraziatamente arrivato tardi in stazione. Di un solo minuto. Per colpa di quei pacchi regali che erano pesanti e gli hanno affannato il passo. Niente di più banale. Ma per Gassmann anche i pacchi regalo sono materia di riflessione, come dice subito dopo:

“Ben legati, immagino, con quell’arte speciale che mettono i giovani di negozio nell’involtare la roba venduta… Che mani! Un bel foglio di carta doppio… rossa, levigata, che per se stessa è un piacere guardarla, così liscia che uno ci metterebbe con piacere la faccia per sentirne la fresca carezza…” .

La vita è un dono?

“Si vede che lei ha prestato molta attenzione ai giovani di negozio…” “Io? Giornate intere ci passo!”. Alla fine parla invece del regalo che la morte ha voluto fare a lui, con quell’epitelioma nella sua bocca. “E’ passata. M’ha ficcato questo fiore in bocca e m’ha detto: – “Tientelo, caro: ripasserò fra otto o dieci mesi!”.

Anna Cavallo

© RIPRODUZIONE RISERVATA