Sport

L’utilità della Combine Week di NFL

L’effettiva utilità della Scouting Combine Week divide gli appassionati NFL da diversi anni.

Puro intrattenimento?

La settimana della Scouting Combine nasce nel 1982, da un’idea dell’allora GM dei Cowboys, Tex Schramm. Per poter osservare meglio le promesse del Draft, Schramm propose di valutare attraverso prove fisiche e tecniche gli atleti che stavano per sbarcare nel mondo dell’NFL. Gli stessi test vengono proposti tutt’oggi ai giovani atleti, con la sostanziale differenza che le franchigie non basano più le loro scelte sui dati provenienti dalla Combine Week. Con l’evoluzione tecnologica dell’ultimo decennio, gli scout studiano i prospetti più interessanti direttamente dalle partite collegiali. Avendo la completa disponibilità di tutti i dati necessari, oggi, i test della Scouting Combine possono apparire come pura forma di intrattenimento durante l‘off-season.

A chi può essere utile la Combine Week

Per alcuni atleti questa settimana è puramente “una perdita di tempo”, riportando le parole di Chase Young, probabile terza scelta al prossimo Draft. Anche la futura prima pick, Joe Burrow, ha denigrato la Combine, non partecipando a nessuna delle prove. Se le prime scelte snobbano questo evento, c’è anche chi lo utilizza come palcoscenico per mostrare le proprie doti atletiche. Giocatori come Jonathan Taylor, Henry Ruggs e Cesar Ruiz, grazie a ottime prestazioni nei diversi test, potrebbero aver scalato alcune posizioni tra le chiamate del Draft 2020.

Foto in copertina: Brian Rothmuller/Icon Sportswire via Getty Images

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