Quando si parla di inclusività nella moda, la narrativa ufficiale è sempre la stessa: più diversità, più rappresentazione, più corpi diversi sulle passerelle. Ma se guardiamo davvero ai numeri della Fashion Month Autunno/Inverno 2026, la realtà è molto meno brillante. Purtroppo.

Negli ultimi anni la moda sembrava aver iniziato a fare qualche passo avanti verso una maggiore inclusione. Model curve, casting più vari, brand che parlavano apertamente di body diversity. Poi però arriva il momento delle statistiche — e i dati raccontano una storia diversa. Una storia in cui le modelle plus-size restano ancora una rarità sulle passerelle più importanti del mondo. E soprattutto, con Hollywood che è sempre più skinny e meno healthy che mai, cosa potevamo aspettarci?

La rappresentazione delle modelle plus-size che hanno sfilato durante la Fashion Week? I numeri raccontano un’altra storia

Negli ultimi quattro anni alcune osservatrici del settore hanno iniziato a monitorare con attenzione quante modelle plus-size sfilano davvero durante la Fashion Month. Un lavoro di analisi nato anche da un’esperienza personale molto comune nell’industria. Per anni, molte modelle curve hanno ricevuto inviti agli show senza che esistessero davvero abiti disponibili nella loro taglia. Un paradosso piuttosto evidente: invitate agli eventi, ma non incluse nelle collezioni.

Per capire quanto la situazione stesse realmente cambiando, sono stati analizzati i casting delle quattro principali fashion week. E i risultati dell’ultima stagione non sono esattamente incoraggianti.

New York Fashion Week: solo 20 look plus-size

Partiamo da New York Fashion Week, storicamente una delle settimane della moda più aperte alla diversità. Durante la stagione Autunno/Inverno 2026 sono stati presentati circa 96 designer con una media di 40 look per sfilata. Il totale? Circa 3.840 outfit sulle passerelle, come ha riportato Glamour UK nel suo report. Di questi, solo 20 look sono stati indossati da modelle plus-size.

Un numero sorprendentemente basso, soprattutto considerando che New York in passato era considerata una delle capitali più inclusive della moda. Ancora più evidente è l’assenza totale di modelli plus-size uomini, un segnale che la rappresentazione maschile resta praticamente inesistente.

I brand che continuano a sostenere la rappresentazione

Nonostante i numeri bassi, alcuni designer continuano a portare avanti una visione più inclusiva. Tra i più costanti c’è Christian Siriano, uno dei pochi stilisti che stagione dopo stagione include modelle curve nei suoi show. Nella stagione AW26 ha fatto sfilare sei modelle plus-size, confermandosi uno dei designer più impegnati sul tema della rappresentazione.

Anche altri brand hanno inserito modelle curve nelle loro passerelle, tra cui Kim Shui, Eckhaus Latta, Di Petsa, Jade Wade e Kallmeyer. Sono esempi importanti, ma ancora troppo isolati per parlare di un vero cambiamento sistemico.

New York negli ultimi anni: un trend in calo

Guardando i numeri degli ultimi anni, emerge una tendenza abbastanza chiara. Nel 2022 erano state registrate 49 modelle plus-size sulle passerelle newyorkesi. Nel 2023 il numero era sceso a 31, per poi risalire a 70 nello stesso anno durante la stagione successiva. Dal 2024 però il trend è tornato a scendere: 46 modelle nel settembre 2024, 23 nel febbraio 2025, 46 nel settembre 2025 e solo 20 nel febbraio 2026.

Un calo che mostra quanto i progressi nel settore possano essere fragili.

London Fashion Week: numeri leggermente migliori

La situazione appare leggermente diversa a London Fashion Week. Con circa 40 designer in calendario e una media di 35 look per show, la stagione AW26 ha visto circa 1.400 look sulle passerelle londinesi. Tra questi, 42 look sono stati indossati da modelle curve o plus-size. Anche qui, però, si tratta di un numero in calo rispetto alla stagione precedente, con una diminuzione di circa il 20%.

Fortunatamente, una piccola parte (piccolissima) pensa ancora a stare dalla parte giusta. Molto spesso sono designer indipendenti o emergenti a guidare il cambiamento. Nomi come Sinead Gorey, Karoline Vitto e Phoebe English hanno presentato collezioni con un’ampia varietà di corpi in passerella.

Questo solleva una domanda piuttosto evidente nell’industria: perché sono spesso i brand più piccoli, con meno risorse, a prendersi il rischio di ampliare le taglie? Le grandi maison del lusso, che dispongono di team molto più ampi e budget enormi, potrebbero teoricamente investire molto più facilmente in casting e campionature inclusive.