Nella serie HBO “Portobello” di Marco Bellocchio, appena presentata al Festival del Cinema di Venezia, il regista ricostruisce uno dei casi più clamorosi della giustizia italiana. La miniserie di sei episodi racconta la vera storia del famoso conduttore Enzo Tortora che, tra gli altri programmi, ha condotto un quiz in prima serata intitolato “Portobello”, trasmesso sulla RAI per sette stagioni a partire dal 1977. Nel 1985, Tortora fu accusato da diversi ex mafiosi, diventati informatori e testimoni di giustizia, di far parte della Camorra. Dopo essere stato condannato a 10 anni di carcere e aver trascorso un periodo in galera, oltre a un lungo processo, la condanna di Tortora fu infine annullata dalla Corte Suprema italiana nel 1987, in un contesto in cui si diffuse la convinzione che il conduttore televisivo fosse stato vittima di giudici e pubblici ministeri corrotti. Morì nel 1988, dopo aver brevemente ripreso “Portobello” in TV. “Portobello” sarà la prima produzione italiana originale HBO a essere lanciata sulla piattaforma streaming HBO Max, con debutto previsto per il 2026.

Bellocchio, uno degli autori italiani più importanti e tra i più conosciuti e apprezzati a livello internazionale, ha raccontato cosa lo ha spinto verso questa storia. “Non era certo la missione di vendicare l’ingiustizia subita da Enzo Tortora. Credo che fosse più il fatto che, come personaggio, fosse così distante dal mio mondo. L’ispirazione emotiva è arrivata leggendo le lettere che scrisse alla sua compagna Francesca Scopelliti. Anche se non mi sono piaciuti alcuni degli aggettivi fioriti usati da Tortora, mi sono aggrappata al fatto che fosse completamente indifeso. Stava cercando di adattarsi a vivere in una cella con altri cinque detenuti, in letti a castello in mezzo a un caldo opprimente e assurdo. E più che indignazione, rabbia o furia, ciò che traspare dalle lettere è il suo puro stupore per la situazione difficile“.

Marco Bellocchio parla di Portobello

Bellocchio ha anche parlato del suo rapporto con Gifuni e del perché lo ha scelto. “Gifuni era perfetto perché ha una formazione in giurisprudenza e una meticolosa attenzione ai dettagli. Sapevo anche che suo padre, un politico di alto rango, era stato brevemente implicato in un processo basato su prove infondate, da cui era stato scagionato da ogni accusa. Non che suo padre fosse mai stato arrestato, ma sapevo che era qualcosa che Fabrizio sentiva fortemente. Certo, c’era il precedente in cui interpretava Moro. E sapevo che dovevano essere due personaggi molto diversi. Moro era impotente e alla fine fu ucciso. Tortora alla fine reagisce e viene assolto, ma è stato ferito a morte“. Su Barbara Bobulova, invece, ha detto: “Barbora è più di una brava attrice. Pur non essendo italiana [Bobulova è slovena ma lavora in Italia], sa come conferire grande credibilità anche a ruoli secondari e particolari. Non avrà scene importanti, ma sa davvero come inserirsi. È stato fantastico incontrarci di nuovo“.

Sull’apporto del suo personaggio (Bobulova interpreta la sorella di Enzo Tortora), Bellocchio ha raccontato: “Lei lo sostiene, in qualche modo lo protegge. Ci sono diverse scene chiave in cui, all’improvviso, quasi come un bambino, lui le chiede: “Come me la sono cavata?”. È una cosa che ho colto, come un uomo che era un personaggio televisivo così popolare e alla fine di ogni spettacolo chiedesse rassicurazioni alla sorella. Ne aveva disperatamente bisogno. Lei ha anche cercato di proteggerlo da un possibile scandalo a proposito della sua compagna molto più giovane, Francesca. Non che sua sorella sia contraria a questa relazione extraconiugale. Ma lo avverte e dice: “Guarda, hai un pubblico cattolico, quindi fai attenzione“.

Alessandro Libianchi

Fonte: Variety

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