Cinema

Marilyn Monroe “Quando diventi un sex symbol, sei un oggetto e io lo odio”

Improvvisamente, un giorno, Marilyn Monroe decise di dire addio alla sua vita di riflettori e lustrini. Non era una donna insicura e triste, ma qualcosa si era rotto dentro di lei quando iniziarono a trattarla come un oggetto da esibire sullo schermo. Un marchio di fabbrica made in Hollywood che nient’altro doveva dare al pubblico se non un sex symbol.

“Quando diventi un sex symbol, diventi un oggetto, e io odio essere un oggetto”

Spiegare anni di lotte contro la mercificazione del corpo femminile nel mondo del cinema e ,in generale, in tutto il grande carrozzone dei mass media con il personaggio di Marilyn Monroe non è cosa da poco, ma noi ci proviamo comunque.

Non è una novità riconoscere che, nella pubblicità, il corpo della donna giochi un ruolo centrale, se non fondamentale: diversi studi di genere hanno evidenziato una forte discriminazione del corpo femminile.  La televisione, i mass-media e il cinema stesso, infatti, utilizzano l’immagine del corpo femminile per pubblicizzare e incrementare le vendite, nel primo caso, per creare una relazione col pubblico, nel secondo caso.

Marilyn Monroe PhotoCredit. dal web
Marilyn Monroe PhotoCredit – Ph © Eve Arnold

Cosa accade ad una donna, anzi, vorrei proprio dire ‘essere umano’: cosa accade ad un essere umano quando viene a identificarsi con un oggetto?

-Frammentazione dell’identità; – Annullamento dell’io

Certo, mi direte voi, dobbiamo contestualizzare: Norma Jeane Mortenson Baker (questo il vero nome di Marilyn) è nata nel 1926. Siamo molto lontani dalle prime lotte femministe americane del 1970. Eppure, Norma, è il simbolo e il grido di una donna a cui Hollywood ha tolto tutto, persino l’anima.

“Hollywood è quel posto strano, in cui ti pagano 1000 dollari per un bacio e 50 cent per la tua anima”

Tralasciando tutte le inchieste sul progetto Monarch, al quale Norma , secondo alcune deposizioni, sarebbe stata sottoposta prima di diventare Marilyn Monroe (non ci sono prove che confermino questa teoria). La povera e ingenua orfana di Los Angeles venne modificata chirurgicamente, ossigenata, trasformata nella bionda frizzantina e languida Marilyn Monroe. Nel momento in cui divenne una celebrità, a Marilyn venne vietato tutto: di avere frequentazioni personali, di avere contatti con la famiglia, di divertirsi. Era una prigioniera. Un giocattolino negli asfissianti palmi di Hollywood. Persino la sua casa era costantemente sorvegliata: con microspie e cimici nascoste negli ambienti domestici. Le uniche persone che potevano farle visita erano i suoi psichiatri: la famosa triade Ralph Greenson, Lee Strasberg e Marianne Krisz.

Marilyn Monroe PhotoCredit. dal web
Marilyn Monroe – Ph © Eve Arnold

Furono loro a prescriverle tutti quei farmaci dei quali, poi, diventò dipendente. Disse la sua domestica, Eunice Murray, di lei “si comportava come un recipiente vuoto da riempire”. Se non è violenza questa, non so cosa lo sia. Onestamente: Marilyn fu violentata, più volte. Fisicamente? Anche. Si accanirono sul suo corpo, cambiandolo e modificandolo, ne anestetizzarono la mente, offuscandole pensieri e personalità.

Non sappiamo, purtroppo, quali fossero i metodi curativi di questi famigerati ‘tre moschettieri’ della psichiatria, possiamo solo ipotizzare alcuni comportamenti sulla base di una serie di frasi che l’attrice trascrisse in una lettera: “Mi aprono…e non trovano assolutamente nulla… è uscita soltanto segatura così sottile – come da una bambola di pezza – e la segatura si sparge sul pavimento e il tavolo”.  

Improvvisamente, Marilyn, iniziò a dubitare di tutto e tutti (giustamente, oserei dire). Iniziò a dubitare dei suoi psichiatri, dei suoi colleghi. Diventò paranoica. Paradossalmente, acquisì una lucidità sorprendente che, però, le costava un grandissimo sforzo fisico. Ad atti estremi di lucidità si alternavano deliranti salti nel vuoto con la mente. Di colpo sul suo viso si cucì un velo di tristezza. Era quello sguardo di assoluta disperazione e richiesta d’aiuto.

L’internamento in un ospedale psichiatrico della Monroe

Il 2 marzo del 1961, Marilyn Monroe venne internata in un reparto psichiatrico sotto falso nome. In questi anni iniziarono a venire a galla molti segreti sulla star di Hollywood, i più sconcertanti sono quelli confessati dalla sua domestica: i due aborti. Secondo le dichiarazioni della domestica, la Monroe diceva di sapere di aver partorito due bambini. Nel sonno urlava “non portatemi via i bambini, non portateli via” e, nella veglia, ripeteva a sé stessa “quei bambini erano un sacrificio”

Gli ultimi mesi della sua vita sono ancora avvolti nel mistero. Inizialmente si pensò al suicidio, ma, ad oggi, con le indagini fatte sul luogo, possiamo affermare che Marilyn sia stata brutalmente uccisa. Non ci sono prove, ma le incongruenze, le dichiarazioni più volte cambiate e una scena del delitto artificialmente costruita (citiamo per onestà dei fatti il bicchiere d’acqua comparso magicamente sulla scena del delitto, a prova dell’assunzione di barbiturici come causa del decesso. Molti amici della Monroe hanno affermato che l’attrice non prendeva alcun farmaco senza un bicchiere d’acqua. Oggetto mancante nella camera da letto, che è spuntato fuori magicamente tre giorni dopo), fanno pensare a un omicidio.

Quando mi hanno chiesto di fare un bell’articolo su Marilyn, ho esitato: ‘bello?’- mi sono detta– ‘nella vita di Marilyn niente era bello. Persino la sua bellezza mi rattrista’. Cara Marilyn, tu eri bella. Di quelle bellezze che si incontrano solo una volta nella storia del mondo, di una fragilità unica che ho fatto mia.

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