Vi siete chiesti se è giusto dover pagare per le mascherine, ma vi siete mai chiesti se è giusto per una donna dover pagare per gli assorbenti?

Internet, con le sue dinamiche,  si è sempre divertito nel prendere argomenti rilevanti e parodiarli o ironizzarli. Ma come ogni cosa, soprattutto se nata in rete, la vita è piuttosto breve.

L’argomento del giorno cambia come cambia il vento: oggi si parla di questo, domani di qualcos’altro. Le discussioni di questi ultimi mesi, e su cosa vertono, le conosciamo bene: argomenti che vivranno anche quando le persone smetteranno di scrivere a riguardo su Facebook e troveranno qualcos’altro di cui parlare (quanto ci è costata la liberazione della Romano?). 

Mascherine e assorbenti: è giusto pagarli?

Analogo è l’argomento delle mascherine: c’è chi si è ingegnato con ciò che aveva nell’impossibilità di trovare quelle consigliate, chi ne ha create di proprie. Come ogni discussione social che si rispetti c’è quello che si lamenta di doverle pagare: il Covid  non lo abbiamo chiesto ne tantomeno voluto, perché dovremmo pagare per qualcosa che ci protegge? Vero, ma a noi cattive ragazze questo argomento non ci è nuovo. 

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Vi dice niente la Tampon Tax? Ve la butto lì in due parole: gli assorbenti – un genere di prima necessità di cui (purtroppo, e lo dico sinceramente) non possiamo fare a meno- è (o era, e più avanti vi spiego) tassato al 22%. Un bene di lusso come i pacchetti vacanze, pellicce e tartufo. 

Il ciclo non lo abbiamo chiesto nè tantomeno voluto ma madre natura c’è l’ha donato, ci facciamo i conti tutti i mesi e tenendo conto che in media una donna ha le mestruazioni fino ai 40 anni – per 30 anni più o meno, o anche di più se la malcapitata ha un fisico che matura prima – pensate a quale spesa economica affronta.

mascherine e assorbenti
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Ma facciamo un piccolo passo indietro. 

Cosa è cambiato?

Prima ho scritto al passato riguardo l’IVA al 22% perché pare che il nuovo decreto legge entrato in vigore dal 1 gennaio 2020 abbia abbassato l’aliquota degli assorbenti al 5%, ma attenzione! Questa riduzione non vale per tutti gli assorbenti, ma solo per quelli compostabili e biodegradabili: una scelta ecologica, o contentino (come preferite). 

Ma procediamo per gradi, o definizioni.

Compostabile, termine che credevamo riferito solo alle cialde del caffè, indica quei rifiuti che quando smaltiti diventano compost utile all’agricoltura. 

La famosa coppetta, quella che avrebbe dovuto sgominare tutti gli assorbenti (per alcune di noi è così)è a base compostabile ma purtroppo è piuttosto rigida e non si adatta alle forme di ogni donna quindi eliminata già una percentuale di donne che acquista coppette. 

Una greenchoice, sicuramente, che però comporta altre problematiche: ogni prodotto compostabile affronta processi e tempi di smaltimento diversi prima di poter essere riutilizzato, molti stabilimenti non accettano prodotti che richiedono tempistiche superiori al mese, e indovinate un pò? Un assorbente compostabile richiede circa 6 mesi

mascherine e assorbenti
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L’idea che ne deriva è che non ci sia stata una vera e propria svolta, se non altro noi donne non abbiamo proprio festeggiato. La svolta sarebbe stata, come è accaduto in numerosissimi paesi europei e non, l’eliminazione definitiva della tampon tax. Quello sì che sarebbe stato qualcosa per cui festeggiare. 

Per il momento dobbiamo accontentarci (davvero?) dell’abbassamento dell’IVA e tornare a non lamentarci del ciclo, a non essere definite lunatiche o vogliose (di cioccolato), o non isteriche. Continueremo ad acquistare gli assorbenti, con o senza iva, compostabili o biodegradabili o fatti di carta igienica e batuffoli di cotone in emergency case.

Le mascherine prima o poi smetteremo di acquistarle.
Noi, donne, non smettiamo di esserlo. 

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