Affresco di Maurice Ravel, il compositore di Bolèro

Oggi parliamo di un importantissimo compositore francese, Maurice Ravel. Con l’affermarsi della sua ricerca musicale, Ravael ha sviluppato uno stile di grande chiarezza, incorporando elementi di modernismo, barocco, neoclassicismo, fino a toccare nelle sue opere successive il jazz. Maurice Ravel, nato il 7 Marzo 1785 nella città basca di Ciboure, in Francia, a pochi chilometri dal confine spagnolo, è stato un notevole compositore e l’autore del brano per orchestra Bolèro.

Nei suoi primi anni di studio del pianoforte, Ravel si dimostrò molto portato all’inclinazione musicale. Senza essere un bambino prodigio, era un ragazzo eccezionalmente portato per la musica. I suoi genitori lo incoraggiarono per inviare la domanda per entrare nel più importante istituto musicale francese, Il Conservatorio di Parigi.

Maurice Ravel, il compositore: Da Satie a Mussorgsky

Nel novembre del 1889, suonando musica di Chopin, venne poi ammesso alla classe preparatoria di pianoforte gestita da Eugène Anthiome. Importanti per la sua carriera non tanto da pianista, ma da compositore, furono gli incontri con Erik Satie e Andrè Gedalge. Dopo aver lasciato il conservatorio, Ravel trovò la sua strada come compositore. Degni di nota, furono alcuni arrangiamenti orchestrali di musica di altri compositori. Possiamo sicuramente citare la sua versione del 1922 di Quadri di un’esposizione di Mussorgsky che è la più conosciuta.

Tra le opere di Maurice Ravel che sono entrate nel repertorio ci sono brani per pianoforte, musica da camera, due concerti per pianoforte, musica per balletto, due opere e otto cicli di canzoni; non ha scritto sinfonie o musica sacra. Molte delle sue opere esistono in due versioni: prima composizione per pianoforte e poi un’orchestrazione. Di Maurice Ravel si può raccontare l’impegno a rivolgere l’attenzione a canti popolari e folkloristici quale nuova fonte per la creazione musicale.

Ravel e la Prima Guerra Mondiale

Il compositore francese fu un caso particolare tra i realisti. Era un uomo molto urbano, attinse durante la sua carriera a un vasto numero di materiali folkloristici di diversa provenienza geografica: spagnola e basca innanzitutto, poi greca e dell’estremo oriente. La sensibilità per i più piccoli dettagli nel fraseggio, nella tessitura e nel ritmo che anima la sua musica, è rivelatrice della capacità di Ravel all’ascolto “fotografico“. Sebbene lo possiamo annotare tra i migliori figli della musica di fine Ottocento francese, Ravel fu anche e soprattutto espressione di un’arte “meticcia“. Dotata quindi di una intensa immaginazione accresciuta proprio grazie alle sue vicinanze con la terra basca.

Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Maurice Ravel si arruolò come autista di autocarri e fu inviato al fronte francese. Assistette alle spaventose conseguenze della battaglia di Verdun e rischiò la propria pelle circondato dai colpi d’artiglieria che esplodevano intorno a lui. Questa e tante altre disperate situazioni della guerra che mise in ginocchio l’Europa tutta, furono ispiratrici per la suites con pianoforte Le trombeau de Couperin, che Ravel scrisse proprio durante il periodo bellico.

Dopoguerra e la lite di Ravel con Arturo Toscanini

Dopo la guerra le persone vicine a Ravel riconobbero che aveva perso gran parte della sua resistenza fisica e mentale. Come afferma il musicologo Stephen Zank, “l’equilibrio emotivo di Ravel, così duramente piegato nel decennio precedente, era stato seriamente compromesso“. La sua produzione, mai grande, divenne più piccola. Nonostante questo dopo la morte di Debussy nel 1918, veniva generalmente considerato, in Francia e all’estero, come il principale compositore francese dell’epoca.

L’ultima composizione che Ravel completò negli anni ’20, Bolèro, divenne la sua più famosa. Nota è la polemica sorta fra Ravel e Arturo Toscanini dopo che il celebre direttore diresse il Boléro a New York in prima esecuzione il 4 maggio 1930, affrettando esageratamente il tempo e allargando il movimento nel finale. L’autore ricordò a Toscanini che la sua opera andava eseguita con un unico tempo dall’inizio alla fine e nessuno poteva prendersi certe libertà. Quando il direttore gli disse: “Se non la suono a modo mio, sarà senza effetto“, Ravel disse: “I virtuosi sono incorreggibili, sprofondati nelle loro chimere come se i compositori non esistessero“.

Articolo a cura di Gianrenzo Orbassano

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