Meduris, la Chiamata degli Dei: la recensione

Meduris è il secondo gioco, targato Haba, di cui trattiamo nelle righe nel nostro webzine. Il gioco ci porta nella terra mistica e ancestrale dei Celti, tra pastorizia e paganesimo; nel cementare le fondamenta della nostra tribù, assisteremo ai riti e alle profezie di un misterioso druido. Tramite il posizionamento tattico delle capanne, e la strategia per consentire sempre al druido di compiere i propri sacrifici, guadagneremo punti vittoria in corso e alla fine della partita.

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Meduris – Il gioco in breve

Come una guida a una regione turistica – sul coloratissimo tabellone quasi alla stregua di una cartografia – l’obiettivo dei giocatori (da 2 a 4) è semplice: fare il massimo dei punti. Si otterranno costruendo capanne e templi, così da offrire doni sacrificali al Druido che durante la partita transiterà di capanna in capanna. Al centro del tabellone sono situati i biomi, da cui i giocatori secondo un sistema di semi-draft potranno prendere le risorse necessarie a tal scopo. Ce ne sono quattro: legno, oro, cotone e pietra.

In seguito, la possibilità di scelta ricade su due rispettive azioni: recuperare le risorse spostando uno dei tuoi meeple, che può arrampicarsi sugli altri, oppure risparmiare risorse nell’intero stack. Altrimenti, si potrà costruire una capanna consumando le 2 risorse indicate sul relativo spazio nella singola casella. Attenzione, però, perché se si decide di costruire accanto a un’altra capanna o a un insediamento, bisognerà pagare 2 risorse aggiuntive, identiche, per ogni capanna presente. Il che può risultare estremamente costoso.

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Dopo ogni costruzione si ottiene, inoltre, una pietra runica, e soprattutto i druidi avanzano di casa in casa al fine di raccogliere risorse; le stesse di quelle utilizzate per costruire gli edifici. Se si offre una sola risorsa la ricompensa è di un punto vittoria, se sono due o più, i punti saranno tanti quante sono le capanne nella colonia. E se invece non si offre nessuna risorsa al druido, il punto sarà invece sottratto al punteggio generale. Ogni volta che il druido passa sopra il fiume viene fatto un conteggio di punti relativo alle pietre runiche. Una volta che uno dei giocatori è riuscito a posizionare tutti i propri edifici, il gioco termina e il druido fa un ultimo set prima che un vincitore sia scelto.

Meduris – Ovvero, mescolare il misticismo con un playtest bilanciato

Meduris gode di un comparto tecnico di pregevolissima fattura. I materiali, oltre che essere sia di legno che di carta ultraresistente, ci catapultano immediatamente nel cuore del gioco. Le capanne sono grandi, tanto da ricordare i classici Alberghi del Monopoli originale; le pedine, ben colorate, lontane dai colori insipidi di alcuni giochi. Per non parlare del tabellone, di spettacolare impatto visivo oltre ad offrire un doppio lato per distinguere le partite da 2 o più giocatori. Si intravede a pelle un grande sforzo da parte degli autori, perché Meduris è un gioco collaudato nel minimo dettaglio; facente parte di un genere che – probabilmente – non potrebbe mai veder luce senza ore e ore di playtest alle spalle.

Tuttavia, è innegabile qui una indispensabile componente di paralisi di analisi, dal momento che soprattutto col crescere del numero di giocatori, non è semplice intavolare una strategia con turni d’anticipo. Il sistema di acquisizione risorse, col l’incolonnamento dei vari meeple, può risultare davvero imprevedibile, bloccando magari quel giocatore che prevede di raccogliere più tipi di risorse, in pochi turni. E’ una componente che si sente, specie quando si entra in una fase di rigiocabilità più approfondita.

Il titolo, comunque, gode del rispetto che merita, perché salvo qualche pecca che non inficia l’equilibrio generale, esso è una chicca per originalità e soggetto. Lo vedrei personalmente bene sullo scaffale di una ludoteca, pronto per essere acquistato a scatola chiusa..

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La passione per ogni forma di sport mi ha spinto verso l'amore per la scrittura sportiva, che sto edificando dopo aver ottenuto il tesserino di giornalista pubblicista nel 2015. Ho 24 anni, sono laureando in giurisprudenza, ho maturato in sei anni competenze nell'ambito delle radio e del broadcasting. E' stato il Gran Premio di Monza 2018 a cambiare totalmente le mie prospettive. Da allora, il mio lavoro concerne EV e Formula E, ma non solo.