Due settimane fa, ho introdotto uno dei lavori di Hideo Kojima più oscuri e sconosciuti, l’avventura grafica Policenauts.

Oggi, inauguro il nono appuntamento con “Retronerd” parlando del primo capitolo di una saga che ha fatto la storia dei videogiochi: Metal Gear, che vede come protagonista Solid Snake, uscito in Giappone su MSX2 nel lontano 1987.

Metal Gear prima di Shadow Moses…

Erroneamente, molti sono portati a pensare che l’inizio di Metal Gear coincide con la missione segreta ambientata a Shadow Moses. Questa credenza “erronea” non deve stupire, Metal Gear Solid, che sarebbe il terzo capitolo della saga in ordine di uscita, fu un grandissimo successo di vendite e in poco tempo guadagnò lo stato di killer app per la prima console Playstation. Per killer app si intende quel videogioco che spinge le vendite della console su cui approda. Metal Gear Solid (e così come Tekken 3, all’epoca) spinse i consumatori a comprare una Playstation, tanto era grande il suo successo.

Il suffisso Solid fu aggiunto in seguito, oltre ad essere un chiaro riferimento al nome in codice del protagonista, indicava anche la nuova veste tridimensionale del gioco, ora sviluppato in grandi – per l’epoca – spazi 3D, grazie all’innovativo hardware della grigia console di Sony.

Il primo videogioco di “infiltrazione” tattica. Le regole sono chiare, venire beccati è fallimento certo!
Fonte: web

Metal Gear, invece, nasce in piena era 8-bit, in cui la grafica bidimensionale faceva da padrona. MSX2 era un home computer molto in voga in Giappone in quegli anni ed entrambi i primi Metal Gear uscirono per quella console; successivamente, così come altri titoli Konami, furono poi pubblicati anche su Super Nintendo, MS-DOS e Commodore 64. Qualche anno fa, una conversione migliorata dell’originale uscito su MSX2 fu inserita in Metal Gear Solid 3 Subsistence per PS2, successivamente, pubblicata sul Playstation Store e introdotta nella collection della saga di Metal Gear Solid The Legacy Collection 1987-2012.

Metal Gear fu una grande rivoluzione in un’epoca dove i videogiochi erano orientati sulla componente action o platform. Era uno dei pochi successi commerciali che – come prerogativa – aveva un gameplay molto più lento e strategico, adottando per la prima volta un approccio stealth.

Una delle prime schermate di Metal Gear. Fonte: web

Solid Snake ad Outer Heaven: un one-man show.

E’ il 1995. Un giovane Solid Snake sta partecipando ad una missione segreta per conto dell’agenzia per cui lavora, la FOXHOUND. L’operazione, denominata Operation Intruder N313, prevede di scalare i ranghi della fortezza Outer Heaven. In questa fortezza all’apparenza inespugnabile, Snake ha due obiettivi: il primo, è quello di capire se, all’interno della fortezza creata da un leggendario mercenario, sono presenti degli indizi che indicano la creazione del Metal Gear, un carro armato bipede in grado di lanciare testate nucleari; il secondo, è recuperare un altro agente di FOXHOUND, Gray Fox, probabilmente catturato dai mercenari giorni prima. Via radio, Snake sarà supportato dal suo comandante, Big Boss.

La particolarità del gameplay sta nel fatto di dover superare i nemici tentando un approccio non diretto. Snake approderà in Outer Heaven senza equipaggiamento, dovrà recuperarlo sul campo. Per scoprire dove tengono nascosto Gray Fox, nei panni di Solid Snake dovremmo interrogare gli altri prigionieri per sapere se sanno qualcosa sul povero agente segreto. Per questo sarà fondamentale farsi avanti evitando i nemici e proseguendo silenziosamente, ed è necessaria un’attenta conoscenza del mondo di gioco.

Una volta trovato Gray Fox, egli ci dirà che il Metal Gear è reale ed è presente all’interno della fortezza. Snake decide di salvare l’ingegnere a capo del progetto, il Dr. Madnar, e sua figlia Ellen, tenuti in ostaggio dai mercenari.

Snake contro il Metal Gear TX-55. Fonte: web

Dopo aver distrutto il Metal Gear TX-55 grazie ai suggerimenti del suo creatore, a Snake non resta che sconfiggere il leggendario mercenario che ha creato Outer Heaven. Ovviamente, non poteva che essere il famoso soldato Big Boss, comandante di Snake, che aveva cercato di depistare la sua missione solitaria suggerendogli strade piene di trappole e nemici, ovviamente senza successo.

Snake ucciderà Big Boss il quale, prima di morire, attiverà la sequenza di autodistruzione della base. Snake riuscirà a salvarsi e Outer Heaven sparirà oltre una coltre di fumo e fiamme.

Snake’s Revenge: il sequel non sequel…

Nel 1990 viene pubblicato il sequel, Metal Gear 2, ambientato nella fittizia Zanzibar Land e prevede il ritorno di Big Boss che, a sorpresa, si salverà dalla distruzione della base. Come ben sapranno coloro che hanno giocato a Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, c’è stato un piccolo retcon riguardo Big Boss tra il primo e il secondo Metal Gear che preferirei non spoilerare per tutti coloro che non hanno giocato all’ultimo capitolo della saga di Hideo Kojima. Tuttavia, sarebbe stato bello vedere entrambi i Metal Gear in una moderna veste, arricchiti da tutti quei dettagli successivamente aggiunti per rendere coerente l’intero arco narrativo della storia di Big Boss e dei Les Enfants Terribles.

Un giovane Big Boss in Metal Gear Solid 3: Snake Eater. Fonte: web

Il carismatico ma silenzioso Big Boss avrà una grande evoluzione psicologica nel corso del tempo e diventerà uno dei personaggi che entrerà nel cuore degli appassionati. La sua sete di vendetta e conquista del mondo non saranno che frutto di una rabbia inespressa per troppo tempo, innescata durante gli eventi, come vedremo, di MGSV: Ground Zeroes.

Eppure, alle grandi menti di Konami venne la folle idea di servire, al pubblico americano, un differente sequel di Metal Gear. Accettò la proposta di Kojima di continuare con la storia ma nel frattempo, aprì i lavori per quello che viene considerato il sequel non canonico di Metal Gear, curato dal team di sviluppo di Castelvania per Super Nintendo: Snake’s Revenge. La trama di Snake’s Revenge è presa di peso da qualsiasi B-movie e riproposta in chiave 8-bit, in cui avremo il ritorno di un Solid Snake versione culturista e un Big Boss ritornato dalla morte in veste di cyborg, un po’ come successe a Freezer in Dragon Ball Z. Per accontentare l’esuberante pubblico americano, Snake’s Revenge abbandona quasi del tutto la componente stealth dando una versione più casciarona dei fatti.

Lt. Solid Snake in Snake’s Revenge per il pubblico occidentale. Fonte: web

Insomma, morale della favola, Snake’s Revenge è stato fatto per amore dei soldi da parte della software house giapponese e per spingere ancora di più le vendite in Occidente del titolo; per il resto, non doveva preoccuparsi. Il vero Metal Gear 2 era in cantiere e, sotto l’occhio vigile di Kojima, offriva tutti quei miglioramenti di meccaniche già di per se valide del prequel e fu distribuito solo nel Sol Levante.

Poi è arrivata la Playstation, il resto è storia…

Con questo, si chiude il nostro nono approfondimento retrò, non dimenticate l’appuntamento venerdì prossimo con Retronerd #10 dedicato ad Electronic Arts!

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