Inizio in salita per questo secondo semestre all’Unito. Questa mattina alle 10 si è svolta la manifestazione che vede coinvolti diversi collettivi del capoluogo piemontese (e non solo). Presenti Cambiare rotta, che chiedono a gran voce provvedimenti per un sistema ancora troppo corrotto: appuntamento a Palazzo Nuovo, da dove è partita la protesta dell’Università di Torino.

Protesta all’Università di Torino: le motivazioni

Non una di meno Torino © ANSA
Non una di meno Torino © ANSA

Non sono sicuramente emersi ora i problemi che da sempre affliggono il sistema universitario italiano, che con uno schema gerarchico vede l’imposizione dei Professori su studentesse e studenti. Nel caso dell’Università di Torino tutto è partito dalla denuncia fatta da alcune studentesse nei confronti del Professor Vercellone, ordinario di Filosofia, accusato di molestie nei confronti delle studentesse.

E lui ha prontamente risposto dichiarandosi estraneo, vittima di un complotto. «La mia carriera e la mia credibilità della quale godo in università e in tutta la città penso parlino per me, sono frutto di pura fantasia le ipotesi che io abbia inviato foto e video a una studentessa», avrebbe detto. E l’Università, di contro, ha presentato la sospensione per un mese, a cui lui subito ha voluto fare ricorso.

Il corteo: le parole delle studentesse

Così, le studentesse, gli studenti e i collettivi si sono riuniti per cercare di dare finalmente spazio agli appelli di un sistema corrotto e competitivo, dove le studentesse non si sentono al sicuro. Infatti, chi vive il dipartimento di Filosofia definisce l’aria che si respira «non tutelante per le donne» che «non si sentono sicure ad attraversare questo spazio competitivo, pressante e maschile».

Lo hanno urlato durante il corteo e l’assemblea organizzati martedì scorso da Non Una Di Meno e Studenti Indipendenti e oggi lo urleranno di nuovo: «Rifiutiamo la retorica della “mela marcia” perché è lo stesso modello universitario a esser marcio. Quello con cui ci stiamo interfacciando, come studentesse e studenti è, oggi come ieri, un modello le cui radici producono e permettono violenza. Diffusa in tutta la società e di conseguenza nelle nostre università».

Gli studenti chiedono all’ateneo un radicale cambio di passo: «È proprio per ribadire le responsabilità che tale modello ha che come corpo studentesco dobbiamo mobilitarci affinché l’università ammetta le proprie colpe». Nel frattempo, l’Unione degli Universitari annuncia un’indagine nazionale per fotografare la percezione e la sicurezza all’interno di tutte università contro le violenze.

Così ha spiegato Camilla Piredda, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari: «L’obiettivo è duplice da un lato, vogliamo portare alla luce la realtà dei fatti, spesso nascosta o minimizzata; dall’altro, intendiamo fornire alle istituzioni accademiche e agli organi di rappresentanza studentesca le informazioni necessarie per intervenire con misure efficaci». Il questionario, dal titolo “La tua voce conta”, è anonimo. «Invitiamo la comunità studentesca a partecipare numerosa, contribuendo a rendere le nostre università spazi più sicuri e inclusivi».

Marianna Soru

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