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Maggio 13, 2021, giovedì

Milan-Inter e l’efferato “derbycidio” del 1977

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Il Milan-Inter del 21 febbraio vale la vetta di una Serie A prodiga di gol, occasioni e svarioni difensivi. A seguire la tendenza ci si attenderebbe una stracittadina spettacolare ma, per mettere le mani avanti (nostre, a casa) e premonirci da ipotetici braccini corti (delle squadre, in campo) riesumiamo l’episodio più eclatante di un derby soporifero: il “Derbycidio” del 1977.

Milan-Inter non decide lo Scudetto

Siamo nel 1977 e Milan-Inter (ma per par condicio anche viceversa) non vale lo Scudetto: il tricolore sul petto è un affare torinese. A rincorre c’è la Juventus di un Trapattoni novizio di mestiere ma già sulla scia d’essere un Carneade delle panchine, sballottato dal Milan l’anno precedente e poi accalappiato dal Boniperti, callido scrutatore d’animi che coglie bramosia di rivalsa in quello del Trap: a fine stagione in bacheca ci saranno Campionato e Coppa Uefa. Ad essere beffati i torinisti e Gigi Radice, anch’egli ex-rossonero, capace di maturare sé stesso e la sua squadra fino allo Scudetto del ’76; lambendo soltanto, senza assaggiare, quel bis-successo che la storia granata consegnò ad un solo Torino più “Grande” del suo.
Al 27 marzo il contesto è in divenire ma già delineato, la sfida della Madonnina conta solo per quei baristi alla sua ombra, intrepidi d’ottenere l’avallo morale per affiggere il loro gagliardetto dietro al bancone. Poi, in campo pare l’ultimo derby di Mazzola, Sandro: l’ormai uomo che proprio nel derby, il suo primo 14 anni indietro, ci mise 13 secondi a far gol, a illuminare l’ombra di chi lo riteneva un epigono del papà, Valentino: uomo trasumanato e quindi irraggiungibile per natura.
Se è l’ultimo di Mazzola, sarà anche il confronto finale con Rivera e forse anche l’epilogo del Paròn in panchina, a meno di due anni dalla sua morte. Quindi, se non importa alla classifica quantomeno importerà ai libri di storia.
Quei manuali meneghini degli anni ’70, bisognosi di eventi dal grosso calibro che non sparino proiettili, habitués di piombo in prima pagina, amici inseparabili nelle tasche e nei petti e nelle teste di chi non anticipava il movimento d’estrazione da quelle tasche. Rubando spazio a quelli che davvero erano carne ed ossa: aficionados nerazzurri o commandos rossoneri, in ebollizione per vedere un derby che nulla conta e tutto fa tornare al suo posto. E cosa succede in campo quel 27 marzo 1977? Nulla. Pallido 0-0.

Il “derbycidio” nasce grazie a Beppe Viola

Il processo al vuoto durato 90 minuti ha 70.000 persone in testimonianza, uditorio in privilegio della realtà e assente dalla memoria collettiva sintonizzata “sull’uno”, sulla “Domenica Sportiva”, che in realtà sono due parole diverse dallo stesso significato. A fare da intermediario quel Beppe Viola che era per un-sesto giornalista e per il resto chi lo sa, il tramite era l’ironia che non incensava soggetti né dissipava aggettivi e tagliava i commenti alla stessa velocità del Salame Milano, suo saldo sodale insieme a sigarette, cavalli che corrono e cavalli che rombano e palloni d’infanzia e poi di mestiere: ossia, quanto basta per non essere tristi.
L’idea di Beppe Viola si può esprimere solo di per sé, quel 27 marzo, quando il suo candore affilato parla, e non recita, in questa maniera:

“Andiamo a vedere se Inter e Milan si ricordano che per noi, il derby, è ancora una cosa seria. Una festa soprattutto in onore di due beniamini: Rivera e Mazzola, forse alla loro ultima stretta di mano pubblica. Poi 90 minuti bruttissimi, un autentico derbycidio. […]
Quando un appassionato di musica torna a casa da un concerto che tanto prometteva, per rifarsi le orecchie sistema sul giradischi un pezzo classico […] e per rispetto dei 70.000 milanesi abbiamo avuto la stessa idea, proponiamo un pezzo di cineteca, roba buona: è il 24 febbraio 1963”
.

La data nel servizio, è l’esordio stracittadino di Mazzola . La data del servizio, non sarà quella dell’ultimo; avverrà 4 mesi dopo in Finale di Coppa Italia: Milan-Inter 2-0 e poco vale. Perché il “derbycidio” perfetto s’era compiuto, e Beppe Viola aveva già scovato i colpevoli.

Diego D’Avanzo

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Diego D'Avanzohttps://metropolitanmagazine.it
Giornalista e telecronista affermato sin dall'età di 8 anni tra le mura domestiche. Avvolto nel calcio, affascinato dal golf e diffusore di emozioni sportive. Parole incise e voci narranti restano nella memoria; quando ciò avviene, il mio lavoro si compie.
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