Mimmo Lucano, un uomo contro

Se si dovesse sintetizzare la storia di Mimmo Lucano e della vicenda giudiziaria che si è abbattuta come un ciclone su di lui attraverso il titolo di un film, questo sarebbe sicuramente “Uomini Contro”. 

Un uomo contro il pregiudizio, contro il razzismo, ma anche contro le norme. L’inchiesta che ha portato al suo arresto è costellata di episodi che, sia pur da dover tenere nella dovuta considerazione (visti i risvolti penali degli stessi), non fanno altro che rafforzare l’immagine di Mimmo Lucano come uomo che si prodiga per aiutare gli ultimi, “i dannati della terra” per riprendere una immagine efficace di Frantz Fanon.

Di cosa è accusato il sindaco di Riace? La corposa inchiesta spazia dall’associazione a delinquere, passando per il peculato, la concussione, la truffa e la malversazione ai danni dello stato, oltre al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. In buona sostanza, Mimmo Lucano avrebbe aggirato le rigide procedure per l’erogazione dei fondi SPRAR, non vigilando sulle associazioni per l’accoglienza a cui questi erano destinati; inoltre, avrebbe affidato il servizio di raccolta rifiuti del comune a due cooperative senza gara d’appalto, cooperative che non avevano i titoli necessari per essere iscritte all’albo regionale dei gestori dei rifiuti e ricevere, in virtù di questa iscrizione, affidamenti diretti del servizio. Infine, ma non da meno, Mimmo Lucano è accusato di aver combinato falsi matrimoni tra donne straniere e uomini di Riace, per permettere alle prime di ottenere il tanto agognato permesso di soggiorno ed evitare il rimpatrio.

«Particolarmente allarmanti -, si può leggere nelle carte della Procura – si sono rivelate non solo la lunga serie di irregolarità amministrative e di illeciti penalmente rilevanti che costellavano la realizzazione del progetto, ma anche e soprattutto l’estrema naturalezza con la quale Lucano e la sua compagna si risolvevano a trasgredire norme civili, amministrative e penali».

E’ tutto vero, allegate vi sono numerose intercettazioni al riguardo dove viene fuori il traffico intorno ai matrimoni fasulli. Ma è vero anche, come non manca di far rilevare il GIP nella sua altrettanto corposa ordinanza, che due terzi delle accuse sono frutto di interpretazioni e forzature delle situazioni riportate, di testimonianze rivelatesi non attendibili e. soprattutto, non supportate da alcuna prova. In particolare, tutte le accuse riguardanti il cattivo uso del denaro cadono miseramente: dall’ordinanza del GIP viene piuttosto fuori un uomo che si muove tra maglie molto strette e a volte incomprensibili, che cerca di creare qualcosa di concreto e tangibile per i rifugiati, non volendosi limitare a tenerli parcheggiati in un albergo.

Cade l’associazione a delinquere, cade la concussione, cade il peculato, cade la malversazione ai danni dello stato: Mimmo Lucano non ha commesso nessuno di questi reati per il GIP. Rimane invece in piedi il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, che lo porta agli arresti domiciliari.

Con ogni probabilità è vero che Mimmo Lucano abbia violato numerose norme e procedure, ed è lui stesso nelle intercettazioni ad affermarlo, ben a conoscenza di star commettendo qualcosa di illecito. Ma ora, al netto di ciò, bisogna anche tenere conto dei motivi che lo hanno spinto a fare quello che ha fatto. Non ha intascato soldi per se, non ha fatto arricchire altri, bensì ha cercato di aiutare persone in grave difficoltà. Ha forzato ed aggirato diverse norme per farlo, e di questo dovrà risponderne davanti alla giustizia: ma basta questo per marchiare a fuoco il modello Riace, così come sta facendo la destra, come una mangiatoia buonista e focolaio di ladrocini? No ovviamente, perché il modello Riace ha dimostrato negli anni di essere quasi un unicum nazionale, che ha favorito la rinascita di un borgo in fase di completo spopolamento creando le premesse per una vera integrazione tra stranieri e italiani, con il recupero delle vecchie case abbandonate e delle attività artigiane, oltre che della scuola comunale.

Ma anche la sinistra ha le sue colpe, perché strumentalizza la vicenda di Mimmo Lucano per attaccare il governo Cinque Stelle – Lega, dimenticando che le prime polemiche e le prime ispezioni partono a gennaio, quando al Viminale sedeva saldamente Minniti (PD) e il governo era quello di Paolo Gentiloni. D’altronde, nelle stesse intercettazioni allegate Mimmo Lucano descrive Minniti come una persona cattiva, altra rispetto alla sua idea di accoglienza e integrazione.

Un’idea di integrazione che viene spiegata efficacemente dallo stesso all’AGI: «[…] l’accoglienza non può essere un albergo dove entrano ed escono, non può essere così, soprattutto nelle nostre realtà, quando finiscono i progetti noi non ci possiamo permettere che le persone rimangano così, in balia del nulla e che addirittura in alcune aree possano diventare manodopera per la criminalità organizzata che è il vero problema dei nostri territori. Allora abbiamo fatto accoglienza e integrazione, secondo le valutazioni che mi vedono in questa condizione oggi abbiamo distratto le somme, ma non è una distrazione di somme, quella è stata una coerenza, e da qui il successo di Riace».

A sostegno di Mimmo Lucano si è svolta sabato una marcia a Riace che ha visto partecipare oltre 5000 persone, al grido di “La solidarietà non si arresta”. Forse non tutto è perduto, in questo paese. 

Lorenzo Spizzirri

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