Molo 23, il romanzo d’esordio di Carlotta Rondana

Molo 23 – il romanzo d’esordio di Carlotta Rondana

Molo 23, il romanzo che ha catapultato l’attrice Carlotta Rondana nel novero degli scrittori emergenti, è una storia universale. Le sue tematiche – gli affetti familiari, l’arte della seduzione, la consapevolezza del corpo e dei suoi poteri – incoraggia il lettore a sentirsi parte di quella storia.

Commovente e tenero, la storia si svolge attraverso e sulle sponde del Molo 23, l’unico elemento spazio temporale dell’intera storia.

Una storia che ha pochi nomi ma nessuna città, proprio a sottolineare la possibilità di adattamento ed inclusione in qualsiasi vita. Generazioni messe a confronto. Un confronto che porta alla luce verità ancestrali, come gli amori che durano nel tempo di una vita, o in quello di una notte. Adolescenza, età adulta e senilità guardati attraverso una finestra che dà sul mare e che affaccia sul Molo 23

Molo 23, Carlotta Rondana
photocredits:edizioniensemble.it
Molo 23, Carlotta Rondana
photocredits:edizioniensemble.it

L’abbiamo intervistata chiedendole di più sul suo nuovo romanzo e su di lei.

  • Carlotta, sei è un’artista poliedrica: danza, teatro, cinema e adesso anche scrittura. Innanzitutto: come sta vivendo la sospensione del mondo dell’arte a causa del periodo attuale?

Essere definita un’artista già pone una grande responsabilità sulle parole che sceglierò di usare per risponderti. Mi proponi come assunto di partenza un’idea di “sospensione” del mondo dell’arte e questo mi fa riflettere sull’immagine che, mi permetto di dire, noi artisti proponiamo di noi e del nostro operato in questo momento storico, culturale, politico, umano individuale, umano collettivo ed economico, complesso.

Vero è che gli strumenti, anche quelli mal gestiti che utilizzavamo in una “normalità” a cui eravamo abituati – e qualcuno assuefatto – prima di un evento come la pandemia che riconosciamo come Covid-19, sono cambiati. Così come cono cambiate le regole materiali del vivere quotidiano.

Se indosso la mascherina non sospendo il sorriso, non mostro la bocca, ma gli occhi sorridono e il sorriso arriva ugualmente.

Il sentimento che genera il mio sorriso non è diverso, l’emozione che arriva è la stessa, è diverso lo strumento che uso. Durante il primo lockdown, mi sono trovata a riflettere su ciò che ha cementato i più importanti cambiamenti epocali nella storia e l’unica risposta onesta che ho trovato è stata “l’arte”.

L’arte, attraverso la sua capacità di proporre immagini nuove, ha destato l’immaginario rendendo possibili idee mai pensate prima, rendendo possibile attraverso di sé un mondo diverso da quello che ci si proponeva precedentemente.

L'autrice Carlotta Rondana,
photocredits:concessione dell'autore
Intervista all’autrice di Molo 23 Carlotta Rondana

Dunque ora, in veste di artista, il mio primo pensiero è: come utilizzare quello che ho a disposizione per proporre un’idea nuova, quanta responsabilità ci vuole per scegliere di metterci più fantasia per trasformare l’importante ma limitato intrattenimento in cultura, per fare di quella che è percepita come “sospensione” una “rivoluzione”. Qui, chiaramente, oriento la mia idea verso una responsabilità personale senza porre luce sulla confusione nell’organizzare i luoghi convenzionalmente destinati alle manifestazioni artistiche.

  • Se dovesse stilare una classifica di priorità, al momento cosa ci sarebbe in cima alla sua piramide “artistica”?

In questo momento di novità in cui le priorità sono tutte da ricodificare, mi suonerebbe limitante classificare quello che è un impegno umano di ricerca della bellezza. Amo fare il mio lavoro, qualsiasi cosa voglia dire: fare un film, scrivere un libro, fare di questo libro un film, recitare in un teatro. Non le ho messe in ordine di priorità o gradimento. Ciascuna di queste possibilità è un’emozione nuova in confronto a se stessa e diversa dalle altre. So però di certo che non voglio smettere di farne alcuna.

  • Crede che più anime possano convivere nella stessa persona, nello stesso corpo?

Credo che un essere umano, a prescindere dal significato della parola “anima” – che porta in sé un bagaglio davvero ingombrante – sia un concentrato di possibilità più o meno evidenti, più o meno espresse.

Credo che un essere umano, in qualunque modo sia fatto esteriormente, abbia in sé il potenziale di realizzare se stesso al massimo che scelga di farlo oppure no. Per rispondere più precisamente alla tua domanda, credo che sì, un solo essere umano abbia in sé molte più possibilità di quelle che lui stesso possa pensare di avere all’inizio dei suoi giorni.

  • Molo 23: devo dire un ottimo libro per essere un esordio. Da cosa ha tratto ispirazione?

Cavolo, intanto grazie per averlo letto, Molo 23, sono contenta ti sia piaciuto. Diciamo che è frutto di una serie di continue e mai uguali ispirazioni ma principalmente di suggestioni. Molo 23 è una storia che parla di gente, che prende origine dalla vita, da fatti più o meno materiali osservati e vissuti.

Molo 23 nasce da un tentativo di imparare a guardare la realtà davanti ai miei occhi.

Non è una biografia, nel senso più comune del termine, insomma non parla di me, delle mie vicende quotidiane o dei mie fatti personali. Nello stesso tempo è l’insieme di tutto ciò che ho incontrato che mi ha accarezzata o aggredita, molto di ciò che ho accolto e respinto, quello che ho visto e che in un modo o nell’altro mi ha toccato la pelle in questi anni.

  • In Molo 23 ho riscontrato le tematiche dell’egoismo/altruismo e dello scontro generazionale nelle famiglie. Crede possa essere una storia universale?

Molti di coloro che hanno letto Molo 23 mi hanno emozionata raccontandomi un loro ritrovarsi nei personaggi, in aspetti diversi di più personaggi o in uno solo. Qualcuno ci ha visto sua nonna, altri il rapporto con il padre. Una donna mi ha detto: «Per un periodo della vita siamo state tutte un po’ Molly», che è uno dei personaggi del libro; un altro lettore mi ha detto: «Finito di leggere il tuo libro, ho chiamato mio padre e sono andato a fare la spesa con lui». E molte altre di queste carezze sono arrivate da chi ha scelto di leggerlo.

È un romanzo in cui ciascuno ha la libertà di mettere a fuoco ciò che più gli risuona. Non si parla di famiglia in senso convenzionale, si parla di umanità, anche nelle articolazioni dei rapporti familiari.

Giuseppe Manfridi – che mi ha onorata di una prefazione incantevole per il libro – definisce l’occhio del lettore come unico eroe della storia perché chiunque si trovi a scorrere la narrazione possa collocarla là dove gli è più conosciuto: in una città, in un paese, al mare o anche in montagna. Molo 23 non è una storia di luoghi, è una storia di persone.

  • Nel romanzo i principali personaggi appartengono a tre generazioni diverse: adolescenza, età adulta e senilità. Quanto c’è invece della tua generazione?

Sì, tre immagini di età per raccontare quel poco che so sulla vita. Come accennavo, più lettrici mi hanno detto che nella vita per un periodo siamo state tutte un po’ Molly, come altri e altre di diverse generazioni mi hanno restituito una corrispondenza di emozioni che non è inquadrabile in una età specifica.

L'autrice Carlotta Rondana,
photocredits:concessione dell'autore
L’autrice Carlotta Rondana,
photocredits:concessione dell’autore

Per definire una generazione in questo libro, dovrei appoggiarmi solamente alla realtà materiale di un cellulare, che è pure presente nella storia, ma sarebbe banalizzare le ragioni che muovono la narrazione. L’immagine è nel movimento umano più che nell’oggetto utilizzato per compierlo.

  • Come mai hai scelto come ambientazione un molo, in una città di cui non si conosce il nome? 

Perché per provare a raccontare una storia per tutti, in cui il lettore possa giocare a cercare, non mi sembrava fondamentale un nome. Lo dico in modo banale, Shakespeare ci ha messo più poesia: «Cosa c’è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo… Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo» 

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