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Moscow Mule: la guerra di un “ubriaco”

La Russia ha redatto liste di oppositori politici e personaggi di spicco ucraini da arrestare o uccidere in seguito all’avanzata: è la tesi sostenuta dal magazine Foreign Policy. Programmi di repressione riservati ai dissidenti russi e bielorussi esiliati in Ucraina, tecniche di intimidazione ai danni dei giornalisti che si battono contro la corruzione, epurazione delle minoranze etnico-religiose e censura degli attivisti a sostegno dei diritti LGBTQI+. La cronaca ha superato la fantasia horror letteraria. Guerra distopica, o guerra dispotica?

“Ci sarà ancora maggiore brutalità. Non sarà una guerra convenzionale tra due eserciti. Sarà una guerra condotta dalla Russia contro il popolo ucraino per reprimerlo, schiacciarlo, danneggiarlo“.

Dichiarazioni alla NBC di Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca.

Where the fuck are you?

Nika Nikulshina, venticinquenne apparente al collettivo punk-rock delle Pussy Riots, ha rilasciato un’intervista nella quale mette in luce – da insider – le ombre del regime coercitivo russo: dalle tecniche repressive alle minacce per la comunità LGBTQI+. La “sua” guerra contro la Russia è iniziata già da tempo.
Il governo è corrotto fino al midollo. La polizia interviene pretestuosamente arrestando chiunque si ponga in antitesi al pensiero unico del regime. Il leader del Cremlino adotta metodi che lo accomunano ai più sanguinari dittatori che le pagine di storia ci hanno consegnato e il KGB (supremo ordine di sicurezza) gode di poteri illimitati.

Putin è un bandito, e la sua è una gang di assassini. La Federazione russa? Terroristi internazionali.

Il ritratto complessivo che emerge sulla guerra è poi agghiacciante: la gente in Ucraina muore per le ambizioni del leader del Cremlino. I soldati russi partono in battaglia per soddisfare le smanie di imperialismo dei piani alti. Le operazioni militari vengono presentate ai soldati come esercitazioni, ma i militari sono poi lasciati bruciare nei carri armati.

Nika manifesta proattivamente il suo dissenso al regime attraverso manifestazioni eversive (tanto da “guadagnarsi” lo status di “agente straniero”) ed infatti – guarda caso- è stata costretta a lasciare il suo Paese.
“La Russia mi ha preso a calci, non mi ha dato l’opportunità di lavorare e vivere nel mio paese, sono dovuta andare in Georgia”.
Durante i mondiali di calcio del 2018 in Russia, ha scontato 15 giorni di detenzione a seguito delle azioni di protesta del suo collettivo e uno dei partecipanti al suo fianco è stato avvelenato.
Per la Riot, come se non bastasse, appartenere alla comunità LGBTQI+ in Russia significa terrore e minacce di sentenze: i codici in vigore sono reprimenti e il Paese è profondamente omofobo.

Meglio orfani, che figli di questa “Madre Patria”

Il “blasonato” modello culturale e politico russo – riferimento per diversi invasati anacronistici – ci ha già storicamente (e tristemente) abituato ad operazioni di questo genere: coercizione anti-democratica, assurdi pretesti bellicosi, assassinii mirati, rapimenti, sparizioni forzate e detenzioni. Oggi più che mai, perché questa guerra fa ancora più ribrezzo?
Il motivo credo risieda in un comune errore di presunzione collettiva che chiamerò illuminismo tecnocratico. Assuefatti dalla dolce fandonia che presenta il progresso cronologico/tecnologico come sinonimo di sviluppo ed evoluzione socio-civile, confondiamo modernità con progresso. Mai avremmo pensato di commentare eventi così ripugnanti nel secondo ventennio degli anni duemila. Eppure i fatti ci dimostrano il contrario: l’essere umano non è poi cambiato in queste decadi. Ad 80 anni circa dall’ultimo conflitto che ha visto il suolo europeo come teatro di guerra, gli aviatori tornano a sganciare ordigni deflagranti, gli innocenti ripopolano i bunker e le sirene squarciarciano il silenzio di un cielo che piange bombe e fiamme.

Aiutati, che Dio non t’aiuta

Cattedrale di Cristo Salvatore, Mosca: il patriarca della Chiesa Ortodossa Kirill ha pronunciato giorni fa un “controverso” sermone filo-putiniano durante la Domenica del Perdono che ancora lascia spazio a molte perplessità. Un pulp di domande retoriche di matrice pseudo-spirituale e argomentazioni guerrafondaie dalle tinte deliranti.

“È necessario lottare contro i modelli di vita offerti da chi rivendica il potere mondiale”.

“Da quale parte di Dio intende stare l’umanità?”

“L’Europa è impegnata ad assecondare le indicazioni del mondo gay”

Kirill decide così di rompere il mutismo mantenuto dalla propria ridente parrocchia: “Si tratta della salvezza umana, di dove andrà a finire l’umanità. Se concordiamo che il peccato è una delle opzioni per il comportamento umano, allora la civiltà umana finirà lì. Per entrare nel club di quei Paesi (riferendosi all’occidente) è necessario organizzare una parata del gay pride”.
Giustificazionismo bellico, biasimo verso gli archetipi culturali di un occidente definito “Impero della Menzogna”, omofobia: concetti – quelli evocati dall’impiegato dell’Altissimo – evidentemente surreali e gravi. Del resto, se un ordine religioso è bieco schiavo di una qualsivoglia ideologia politica, i precetti morali farneticati diventano meri strumenti di propaganda.

Jesus blessed me with its future
And I protect it with fire

Sleep Now in the Fire – Rage Against the Machine

“La guerra è finita soltanto per i morti”

Quella a cui stiamo assistendo, è a tutti gli effetti una guerra di epurazione. Una lotta contro modelli che la Russia ha da sempre rinnegato. Ma quindi cosa combatte la Russia esattamente ? Il blocco occidentale spaventa Putin, a livello economico ma non solo. Libertà di espressione, d’identità e di genere sono minacce nella prospettiva autarchica.
In Ucraina, le politiche sociali vengono descritte spesso come intolleranti verso la comunità LGBTQI+, ma sul fronte dei diritti si sono mossi importanti passi avanti. L’omosessualità è legale dal 1991, dal 1992 il governo ucraino consente trattamenti chirurgici per la rassegnazione di sesso e genere e dal 2015 è vietata qualunque pratica basata sull’orientamento sessuale/genere nei posti di lavoro.

“La Russia ha paura di dire la parola ‘gay’ in televisione e approva leggi che vietano quella che chiamano ‘propaganda dell’omosessualità”.

Oksana Solonska, organizzatrice del Kiev Pride, parlando a Gaynations

Nonostante la comunità LGBTQI+ potrebbe subire pesanti ripercussioni, i suoi portavoce sottolineano la volontà di non sottomettersi ai deliri di onnipotenza del leader russo: “Non ci faremo intimidire. Siamo un Paese che ha scelto i valori dei diritti umani, dell’umanità, della vita. Putin vive nel passato, ha un posto lì”.

“Putin si romperà tutti i denti cercando di morderci. Non ci arrenderemo mai, la vittoria sarà nostra“.

Tweet di Kyiv Pride: organizzazione non governativa ucraina che riunisce la comunità Lgbtqi+.

Nell’ultimo capitolo del romanzo “La casa in collina”, Cesare Pavese scrive: “La guerra è finita soltanto per i morti“. Come Cassandra, si è rivelato un attento premonitore.

Piergiorgio Thunderstone

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