L’abbiamo amata molto e sempre, senza riserve. Riuscendo spesso ad intuire le ispirazioni personali, l’intelligenza creativa e quanto di più profondo nei compositori, diveniva musica. C’era un tempo, una cura particolare nello scegliere la colonna sonora di un film. Non uno spartito scelto a caso, ma commissionato appositamente. Affinché la sceneggiatura nascente, potesse avere una melodia propria. Non solo un accompagnamento, ma una etichetta sulle immagini, perché brillassero di luce propria. In una congiunzione tra le note e le scene. Tanto da imprimersi negli occhi e nella mente.
Inizialmente, la musica, venne usata per scopi poco nobili. Come coprire i rumori dei proiettori e intrattenere il pubblico. Ma, tanto bravi i musicisti di allora, che le melodie si ritagliarono un ruolo da protagonista nella cinematografia. Per registi come Alfred Hitchcock, Stanley Kubrick, Luchino Visconti e Sergio Leone, la musica acquista un vero ruolo nella struttura del film. Funziona da presagio per ciò che deve avvenire, rinforzo alle emozioni e potenziamento delle suggestioni.
Il linguaggio del cinema in note

Seduti ad un pianoforte, gli artisti, hanno fatto nascere composizioni che danno l’impressione di movimento, di profondità, accompagnando il linguaggio del cinema. La cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner, ha reso unica la scena dell’arrivo degli elicotteri in Apocalypse Now di Francis Ford Coppola. Oppure l’adagio di Gustav Mahler, ha dato a Luchino Visconti, la magia del malinconico arrivo nella laguna di Morte a Venezia.
Nino Rota e Fellini
Nino Rota, compositore milanese, raccontato da chi lo conosceva, aveva grazia e simpatia. Per ispirarsi usava vecchi spartiti delle sue opere da cui cercava un rigo, un tema già fatto, per trasformarlo. Con lui, musica e testi nascevano insieme. Da Il padrino al valzer del Il Gattopardo, passando per Romeo e Giulietta di Zefirelli, fino a La strada di Fellini. Alle spalle 30 anni di cinema, ma il mondo scopre il maestro proprio con Fellini. Quando si intona la musica di Amarcord, un’intera orchestra pare animarsi. Già dalle prime note si vive la nostalgia struggente, il ricordo di un’epoca. E il potere della musica incide nell’immaginario collettivo.
Piero Piccioni e Alberto Sordi
Piero Piccioni, Torinese di nascita, fu musicista autodidatta. Come non immaginare il medico alla conquista della mutua di Roma, al secolo Dott. Guido Tersilli, accompagnato dalle sue note. Marcette, tamburi che animano la carriera sanitaria dell’aspirante curante dei mutuati. In Amore mio aiutami, Alberto Sordi e Monica Vitti, sono i volti dei pezzi romantici suonati. Raffinati, malinconici, con un violino agrodolce e voce femminile melodiosa. C’è anche una bossa nova dedicata alla luna. Tutto per creare lo sfondo ad una coppi in crisi, ma comica, grazie ai suoi inesauribili interpreti.
Un vecchio film si riconosce dalla musica
Rivedremo Alberto Sordi volteggiare in equilibrio sul manico del bastone in Fumo di Londra, con le note di Piero Piccioni. O al volante della Fiat Ritmo gialla, girovagare per Roma. La “Zara 87” sembra volare con l’accompagnamento musicale. E ancora, in coppia con Monica Vitti, ballerini di una compagnia d’avanspettacolo. Con quel motivo divenuto monito “Ma n’do vai?”, citando l’oramai celeberrima banana.
Ennio Morricone e il western
Ennio Morricone, si diplomò in tromba al conservatorio di Santa Cecilia. Famose le sue sfumature nei western, i toni minacciosi, i flauti cupi e il fischio. I rumori della natura che diventavano effetti musicali. Impossibile un primo piano di Sergio Leone, che stringe fino a mezza fronte coperta, senza il sottofondo della chitarra a due corde o la fischiata. Inimitabile contrassegno di Per un pugno di dollari. Pura musica classica quella in Nuovo cinema Paradiso. Amore, nostalgia, rimpianto espresso in note, quando la vecchia pellicola si aziona in sala, per un solo spettatore, nella scena di Tornatore. La bobina con i baci tagliati di tutti i film, rimontata per un commosso Totò, potrebbe girare all’infinito. Con la musica del maestro Morricone, fatta di grazia e poesia indescrivibili.
In C’era una volta in America, le storie di vita vissute, di gioie di dolori, di eventi segnanti nella New York del 20° secolo fino gli anni ’80, narrate sotto il trasporto del maestro Morricone. La versione estesa del film riesce a divenire leggera, sognante, con il sottofondo da incanto.
Colonne sonore per la vita
Non c’è persona che sappia sognare, che non sia innamorata delle musiche del cinema. Chi sa ascoltare anche le note classiche, la musica senza parole, saprà far proprio ogni pezzo. Anche se non lo troverà mai in un Karaoke o in un jukebox. Un film senza musica non avrebbe titoli di coda, e non avrebbe memoria. Così incontriamo gli attori dei film e stringiamo con loro amicizie immaginarie più di quanto pensiamo, grazie al trascinamento delle note messe in musica. In quel luogo segreto di mistero e malinconia dove l’emozioni arrivano più veloci dei pensieri.
Federica De Candia Seguici su MMI e Metropolitan cinema





