Musica

Musica e solidarietà: 37 anni di “We are the world”

L’ha raccontata benissimo Diana Ross, sul palco degli American Music Awards del 1986, la storia di com’è nata “We are the world”. Era dicembre del 1984 e l’attore, produttore e attivista per i diritti civili Harry Belafonte non riusciva a spiegarsi perchè gli artisti statunitensi non avesse pensato di ideare un progetto per aiutare l’Etiopia.

In quegli anni la popolazione del Paese africano stava attraversando una dura carestia. Dalla Gran Bretagna erano arrivati aiuti grazie al progetto Band Aid, nato da un’idea di Bob Gendolf che aveva poi coinvolti vari artisti connazionali. Harry Belafonte decise così di farsi aiutare da Ken Kragen che, a sua volta, portò il produttore Quincy Jones nel progetto. Fu grazie a lui che si riuscì ad ottenere la collaborazione di numerose celebrità della musica americana, quarantacinque precisamente, per registrare un brano che avrebbe aiutato a raccogliere fondi.

“There comes a time, when we heed a certain call”

Quincy Jones non esitò a chiedere a Michael Jackson e Lionel Richie di scrivere il pezzo, e i due impiegarono davvero poco tempo per comporre un canto di solidarietà: due giorni. Lavorarono su una melodia che risuonasse come un inno e su un testo che avesse parole che arrivassero direttamente alle orecchie e al cuore della gente di tutto il mondo. La base strumentale, con le voci di Richie e Jackson, fu registrata al Lion Share Recording Studio del re del country Kenny Rogers.
La registrazione venne fatta recapitare a tutti gli artisti che avevano aderito al progetto, andando a formare la superband “USA for Africa“. L’appuntamento venne fissato per la notte del 28 gennaio 1985, agli Hollywood’s A&M Studios di Los Angeles, dopo la cerimonia degli American Music Awards.

Nessuna migliore occasione avrebbe portato tante star della musica statunitense nella stessa città. E così, a notte inoltrata, gli studi di registrazione degli A&M Studios si riempirono di lustrini e capelli cotonati per una giusta causa. Fuori l’ego, dentro il cuore: si registrò fino a mattina per ottenere la migliore versione di “We are the world”.

“It was a song, it was an idea and it was a prayer…”

Alle voci soliste si alternarono ventuno cantanti, da Lionel Richie e Stevie Wonder, a Paul Simon e Kenny Rogers; poi Diana Ross, Michael Jackson, Dionne Warwick, Bruce Springsteen, Bob Dylan, Kim Carnes, Billy Joel, Tina Turner e Cyndi Lauper.
Il 7 marzo 1985 venne pubblicata “We Are the World”: 800.000 copie, che andarono immediatamente esaurite. Il 5 aprile il brano venne simultaneamente trasmesso da oltre 5000 emittenti radiofoniche e televisive e il mondo intero rispose. Il singolo conquistò le classifiche statunitensi e non solo.

“It was a song, it was an idea and it was a prayer that was heard aruond the world” ha detto Diana Ross un anno dopo la registrazione del brano, sul palco degli American Music Awards. Poco dopo avrebbe consegnato a Harry Belafonte uno Special Appreciation Award. E dopo il discorso di ringraziamento di Belafonte, sarebbe stata sempre Diana Ross a chiamare sul palco una nutrita rappresentanza di quei quarantacinque artisti – con qualche new entry come Elizabeth Taylor – per cantare di nuovo tutti insieme “We are the world, we are the children”.

Giorgia Lanciotti

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