Il 5 maggio del 1821 moriva Napoleone Bonaparte, il più grande stratega di tutti i tempi, mentre era recluso nell’isola di Sant’Elena, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. Di lui si sa tutto: lo studiamo a scuola, perciò ricordiamo bene di come si incoronò Imperatore dei francesi nella storica notte del 4 dicembre 1804, o della celeberrima disfatta nella battaglia di Waterloo, dove fu sconfitto definitivamente. Ma cerchiamo ora di vedere Napoleone con gli occhi della sua epoca: probabilmente in Francia, più che un grande eroe, lo consideravano piuttosto un “un oriundo italiano dalla erre poco arrotata e la grammatica zoppicante” (rif. rivista Focus), sbarcato in Francia per frequentare un collegio militare e poi “per caso” diventatone Imperatore.

Napoleone Bonaparte il cinque maggio: la dedica di Manzoni

Ma, al di là di come lo guardassero i Francesi del tempo, c’è chi cantava le sue odi… E chi le scriveva: Alessandro Mazoni dedicò, infatti, a Napoleone il celebre componimento intitolato appunto Il cinque maggio; sono certa che molti di voi se lo ricorderanno ancora a memoria, poiché a scuola ci imponevano di recitarlo :

“Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro…”

Napoleone Bonaparte - Immagine dal web
Napoleone Bonaparte – Immagine dal web

Napoleone a teatro

Ora, fino a questo punto vi abbiamo raccontato soltanto cose che già sapevate. Beh, noi di Metropolitan Magazine non ci accontentiamo mai, e perciò abbiamo deciso di intervistare per voi Ennio Coltorti, attore, doppiatore e regista di fama, che ha dedicato a Napoleone una pièce teatrale, che racconta proprio del suo ultimo periodo di vita a Sant’Elena.

MM : Nella tua pièce hai lavorato su un momento particolare della vita di Napoleone, ovvero il rifugio a Sant’Elena.

E.C. : Non parlerei di rifugio, ma di prigionia. Di esseri come Napoleone ne nasce uno ogni decina di secoli. A mio avviso non vanno idolatrati ma presi come esempio di quanto in alto può arrivare una persona, un’essere vivente (uso questi termini perché non sono discriminanti verso le donne) ; nello stesso tempo di quanto si può cadere in basso se non si fa un corretto uso delle proprie caratteristiche e possibilità. Ho appena visto un video in cui un medico che era stato contagiato dal Covid 19 ed è riuscito ad uscirne raccontava della sua precedente convinzione di essere tanto forte da non dover temere il contagio e di essersi reso conto solo dopo averlo ricevuto di essere anche lui fragile come ogni altro essere umano.

Napoleone a Sant'Elena - Ennio Coltorti
Napoleone a Sant’Elena – Ennio Coltorti

È quello che è capitato a Napoleone. E Brisville lo racconta perfettamente dimostrando di essere un grande autore soprattutto nel non parteggiare per Napoleone ma anzi rivelandone anche  i lati negativi. Il testo però mi ha affascinato anche per un’altra caratteristica di Napoleone che ritengo possa servire di stimolo a tutti noi: la dignità anche nel momento della disgrazia, il senso di responsabilità verso ciò che si è; in ultimo ciò che sosteneva Nietzsche e che Carmelo Bene spesso citava: fare, in ogni caso, di se stessi, un capolavoro.

MM : Perché raccontare Napoleone oggi?

E.C. : Credo che la mia ultima risposta sia abbastanza esaustiva riguardo a questa domanda. Ma c’è un motivo maggiore, essenziale e spesso trascurato: la memoria. Quando doppiai l’agente Smith in Matrix ebbi la netta sensazione che era già iniziata quell’epoca. Fu una rivelazione: effettivamente tutto già allora spingeva perché ogni singola persona perdesse la memoria, cioè le radici. Oggi questo problema rischia di diventare esponenziale quindi tragico: se un albero perde le radici cade. Al suo posto si possono costruire edifici (oltre il bisogno reale di costruirne) che soffocheranno la terra. Oppure pascoli (vedi le foreste amazzoniche distrutte) che serviranno a imporre un’alimentazione in prevalenza carnivora e maggiormente redditizia.

Insomma, l’epoca moderna gestisce le menti, i bisogni e di conseguenza i comportamenti. Questo è sempre avvenuto ma ora, con i potentissimi mezzi di comunicazione, questo avviene spesso al di là di ogni minima ragionevolezza. Cosa può impedire o almeno rallentare tutto questo? La memoria. Non dimenticare mai da dove veniamo. Beh, nessuno può negare che in occidente tutti, indistintamente, abbiamo un legame imprescindibile con l’epoca Napoleonica. Nel bene e nel male.

Napoleone Bonaparte - Esilio a Sant'Elena
Napoleone Bonaparte – Esilio a Sant’Elena

MM : Napoleone Bonaparte. Una figura importante… Pensi che possa essere di ispirazione anche ai politici di oggi?

E.C. : Napoleone è una fonte inesauribile di ispirazione. Nel bene e nel male. Posso solo accennare a una parte infinitesimale del suo operato. Nel bene si è senz’altro  costantemente preoccupato del benessere economico comune (non della sua libertà) modernizzando il mondo occidentale, ancora schiavo di consuetudini medioevali, con regole che ancora oggi seguiamo: l’ideazione dei numeri civici nelle vie, l’uso primario della meritocrazia, i cimiteri, il divorzio, il codice civile, la scuola, il catasto, i musei ecc. Nel male: l’accentramento del potere, l’insofferenza verso le critiche, la mancanza di umiltà, il “nepotismo”, l’eccessiva fiducia nell’esercito, nella coercizione, l’eccessivo narcisismo ecc. Mi sembra evidente che i politici attuali (soprattutto i nostri) siano in gran parte più ispirati dalla parte negativa che dalla positiva.

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