Cultura

Natalia Ginzburg: un romanzo per il giorno della Resistenza

Sandra Petrignani (1952 -) ripercorre la vita di una delle più grandi intellettuali del Novecento, nella biografia a lei dedicata: La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg.

Questo volume, dettagliatissimo, raccoglie testimonianze, brani di lettere ed ogni tassello possa aiutare a ricostruire la personalità di “Nat”. Lo stile è empatico ma privo di retorica, descrittivo ma non prolisso e duro quando si tratta di descrivere gli orrori della guerra.

La giovinezza di Natalia Ginzburg

Natalia Levi nasce a Palermo da uno scienziato ebreo triestino e da Cinzia Tani, esuberante milanese ed è ultima di quattro figli. Dopo tre anni dalla nascita si trasferirono a Torino in via Pastrengo. Timida riservata con un pessimo rendimento scolastico, continua costantemente a chiedersi perché doveva indossare abiti dalle linee severe mentre le sue compagne potevano sfoggiare vestiti femminili e colorati. Inizia, tra una famiglia troppo severa e un suo temperamento molto rigido a delinearsi quella Nat, tenace con se stessa ma profondamente empatica rispetto le cause sociali.

Una personalità che fu determinate nella vita di Nat fu quella di Adriano Olivetti che nel 1927 sposò la sorella Paola, donna esuberante e femminile. Con Adriano, Nat stabilì subito grande intesa soprattutto in episodi quale il coinvolgimento della fuga di Turati che li vide protagonisti entrambi.

L’incontro con la letteratura avvenne in maniera graduale, come forma intimistica di evasione da spazi che non sentiva propri.

Il suo primo racconto fu del 1933, I bambini, è già qui troviamo lo spazio “familiare” che sarà tipico delle opere maggiore di Natalia.

L’incontro Natalia e Leone Ginzburg

Nel 1938 sposò Leone Ginzburg con il cognome del quale firmerà tutte le sue opere. È un amore intenso ma sofferto. Daranno alla luce tre figli, nel clima difficile della Guerra. Leone, figlio naturale di Renzo Segrè ma nato a Odessa dagli ebrei russi Fëdor Nikolaevič Ginzburg e Vera Griliches era un antifascista, come Natalia. Entrambi per sfuggire alle persecuzioni si nascosero per qualche tempo in Abruzzo, a Pizzoli fino a 1943 dove continuarono a svolgere attività letteraria e di traduzione dei classici stranieri.

Nel 1942 pubblica, con lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte, il primo romanzo, dal titolo La strada che va in città. Il secondo sarà pubblicato nel 1947 col titolo È stato così, vincitore del premio Il Tempo.

La lettera a Natalia Ginzburg

“Come ti voglio bene cara, se ti perdessi morirei volentieri […] ma non voglio perderti e non voglio che tu ti perda neppure se, per qualche caso, mi perderò io […] Ti bacio ancora e ancora. Sii coraggiosa.”

Queste sono le parole di Leone rivolte a Nat dal carcere di Regina Coeli prima di essere torturato e ucciso dai fascisti nel 1944.

Dopo la morte del marito seguì un periodo di inquietudine che rispecchia una topografia dell’anima completamente dissestata: Roma, poi di nuovo Torino. Ma senza trovarne alcun giovamento. Accanto a lei gli amici di sempre: Croce, Salvatorelli, Bobbio, Giulio Enaudi, Carocci, Pavese e Adriano Olivetti quasi tutti variamente impegnati nella lotta antifascista.

Sandra Petrignani, La Corsara - Photo Credits: doppiozero.com
Sandra Petrignani, La Corsara – Photo Credits: doppiozero.com

La produzione letteraria e l’impegno politico

Nel 1950 Natalia sposò Gabriele Baldini, docente di letteratura inglese con il quale concepì la figlia Susanna (19542002) e il figlio Antonio (19591960), entrambi portatori di handicap.

Sono anni di intensa attività letteraria e di relazioni con altri intellettuali dell’epoca. Continua a scrivere rispetto a temi psicologici, introspettivi e familiari: nel 1969 esce la raccolta di saggi Le piccole virtù, nel 1963 Lessico Famigliare con il quale vince il Premio Strega, un romanzo con cui Natalia descrive le vicende della famiglia Levi. Ultimo ma non da ultimo, nel 1983 esce La famiglia Manzoni, un romanzo epistolare dove si tracciano le vicende della storia della famiglia del padre dei Promessi Sposi.

Fondamentale l’impegno politico nella vita di “Nat”: nel 1983 viene eletta al Parlamento nelle liste del PCI.

Muore a Roma tra il 6 e il 7 Ottobre del 1991. Le spoglie si trovano ora al cimitero del Verano.

Una vita tra amori perduti, lotte politiche, sofferenze familiari, affermazioni in un mondo non ancora pronto a recepire le donne. “Nat” navigò il mare agitato del primo Novecento, proprio come una vera Corsara.

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