Nelo Risi è stato un grande poeta e regista italiano, oltre che raffinato traduttore di numerosi poeti francesi, da Guillaume Apollinaire a Max Jacob. Nato a Milano il 21 aprile 1920, ha concluso il percorso universitario laureandosi in medicina come il fratello, il regista Dino Risi. Dal 1941 prende il via la sua attività letteraria quasi interamente dedicata alla poesia e pubblica la sua prima raccolta Le opere e i giorni. Ma è negli anni successivi che si avvicina sensibilmente anche al mondo del cinema, avviando una ricca carriera in qualità di regista. L’esordio è nel 1966 con il film Andremo in città, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo scritto nel 1962 dalla moglie Edith Bruck, testimone della Shoah, la quale sarà oggi protagonista a Oggi è un altro giorno. Non realizza soltanto film, ma anche cortometraggi e lungometraggi, oltre ad un’ampia serie di documentari. Oltre all’attività di poeta e regista, Nelo Risi diventa negli anni anche affermato traduttore nell’ambito della poetica francese. Si avvicinò alla letteratura francese grazie anche al breve periodo della sua vita trascorso a Parigi, nel secondo dopoguerra.

Nelo Risi, chi era il marito di Edith Bruck

Il poeta e la scrittrice. Lui italiano, scomparso qualche anno fa. Lei ungherese, ma da quasi sessant’anni stabilmente in Italia. Vive in un’ampia casa nel cuore di Roma. Lui è Nelo Risi (fratello del più celebre Dino). Lei Edith Bruck: la sola che è rimasta di sei tra fratelli e sorelle. Edith è una donna straordinaria. Intensa come poche. Bella, come se il tempo l’abbia ripagata per tutto quello che ha dovuto subire. Ha scritto un libro notevole su Nelo, La rondine sul termosifone edito da La nave di Teseo. È un titolo strano. Bizzarro. Come fa una rondine a posarsi su un termosifone? Ma nella visione alterata di un malato di Alzheimer tutto diviene plausibile: poetico a volte e terribile più spesso. Negli ultimi anni della sua lunga vita a Risi fu diagnosticata una progressiva degenerazione cerebrale. Un viaggio, senza ritorno, nelle oscurità della mente. Che cosa ha rappresentato quella esperienza agli occhi di una donna che decise, nonostante il parere dei medici, di affrontarla, anzi di immergersi fino alla disperazione più pura in quell’anfratto di follia? Ho letto con pietà e commozione questa vicenda scritta da una persona che nel corso della sua vita si è portata sulle spalle il tremendo carico dei campi di concentramento nazisti, di cui è diventata un’imprescindibile testimone.

Nelo Risi ha stretto nella sua vita un lungo sodalizio sentimentale e artistico con Edith Bruck, scrittrice, poetessa e traduttrice ungherese naturalizzata italiana, che scampò ai campi di concentramento. La coppia convolò a nozze nel 1966 e rimase insieme sino alla morte del poeta, datata 17 settembre 2015. Andremo in città, romanzo della Bruck, fu riadattato in chiave cinematografica dallo stesso Risi, trasformandolo in un film sceneggiato da Cesare Zavattini e con protagonisti Geraldine Chaplin e Nino Castelnuovo.

Il film rappresentò così l’opportunità per la Bruck per raccontare il dramma della Shoah anche in una veste cinematografica. “Ci buttarono verso il gruppo diretto alla camera a gas. A me un tedesco sussurrò di andare in un’altra direzione e mi salvarono la vita. Non rividi più mia madre da quel momento, né io né mia sorella. Noi andammo ai lavori forzati” aveva raccontato Edith Bruck a Oggi è un altro giorno, ricordando la deportazione nei campi di sterminio dove la madre trovò la morte.