Nella mattina del 26 maggio 1997, il fratello maggiore di Nicoletta Romanoff, Enzo Manfredi, si è tolto la vita lasciando un grande vuoto, tante domande e una sofferenza immensa che negli anni si è trasformata perché “nessuna separazione terrena sarà mai più forte dell’amore che ci ha uniti”. Oggi, l’attrice romana è tornata a parlare del lutto e della fede che l’ha aiutata a superare il dolore perché “senza la certezza di ritrovarci ancora, non avrei mai potuto sopportare un dolore così forte, così profondo, così totalizzante”. In una lunga intervista con il Corriere della Sera, l’attrice che ha raggiunto la fama nel 2003 con il film Ricordati di me di Gabriele Muccino, ha ricordato il suo Enzo, il dolore della sua scomparsa e l’importanza del percorso nella fede per non farsi risucchiare dalle tenebre della sofferenza, argomenti che ha sviscerato anche nel suo libro Come il tralcio alla vite. La sfida di rimanere in cammino con Dio, edito da Rizzoli.
Quella tragedia però inevitabilmente ha lasciato profonde ferite nella sua anima: “Avevo 18 anni e 12 giorni, per molto tempo mi sono sentita mutilata e divisa in due. Enzo Manfredi si è portato via una parte di me e io ho dovuto sviluppare una parte di lui per fare sopravvivere i miei genitori”. Il loro legame va oltre la morte, e nonostante siano passati 28 anni dalla sua scomparsa, il ricordo del fratello Enzo Manfredi è vivo più che mai nel cuore della sorella Nicoletta Romanoff, che ha saputo trovare “squarci di felicità anche nel dolore”, come ha raccontato al Corriere della Sera. “Quando litigavamo, poi ci scrivevamo lunghe lettere per fare pace, ce le infilavamo sotto la porta. Le ho conservate. Eravamo complici”.





