L’aeroporto di Niamey, in Niger, torna sotto attacco a pochi mesi dal blitz sferrato in gennaio dai miliziani dello Stato islamico e respinto dalle forze di sicurezza nigerine. Testimoni citati dall’agenzia Associated Press riferiscono di spari ed esplosioni nelle prime ore del mattino, mentre le autorità di Niamey registrano diverse vittime su entrambi i fronti dell’incursione.
“Il bilancio provvisorio di questo vile tentativo di incursione è il seguente: da parte nostra, 13 martiri, tra cui 11 membri delle forze di difesa e sicurezza e 2 civili, e 4 feriti. Da parte nemica, 22 attentatori neutralizzati e circa venti sospetti arrestati”, si legge nel comunicato. Secondo il ministero, che ha specificato che è in corso una “operazione su vasta scala da parte delle forze di difesa e sicurezza”, “la situazione è sotto controllo” e “l’aeroporto internazionale, che è completamente sicuro, rimane aperto al traffico aereo”. Tuttavia, il sito web specializzato Flightradar segnala che diversi voli per Niamey sono stati dirottati o hanno subito ritardi.
In serata è arrivata la rivendicazione dei qaedisti del Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (Jnim), in un colpo che ravviva l’allerta terroristica e la precarietà della contro-offesniva dalle autorità di Niamey e degli alleati russi della ex compagnia privata Wagner.
«Si tratta del terzo attacco contro un aeroporto in Niger negli ultimi sei mesi e del secondo contro l’aeroporto di Niamey, il che illustra chiaramente il contesto di sicurezza sempre più fragile in Niger e, più in generale, nel Sahel centrale» spiega Héni Nsaibia di Acled, un database di mappatura dei conflitti. L’attacco, dice Nsaibia, rientra «in un quadro regionale più ampio»: quello che vede i jihadisti allargare il proprio raggio d’azione «verso i principali centri abitati e le infrastrutture critiche, come dimostrato dall’offensiva coordinata del JNIM in Mali il 25 aprile, che ha preso di mira l’aeroporto di Bamako, Kati e diverse altre città importanti»





