L’Amica Geniale, adattamento televisivo dell’omonima tetralogia nata dalla penna di Elena Ferrante, è giunta al termine lunedì 9 dicembre, con la messa in onda dell’ultima puntata. La storia si è conclusa, ma i suoi protagonisti, a partire dalle amiche-nemiche Lila e Lenù, continueranno a risuonare nelle nostre teste ancora a lungo. Sanguigni, complessi, imperfetti e, proprio per questo, assolutamente credibili, i personaggi creati dall’autrice misteriosa offrono la possibilità di scandagliare l’animo umano in tutte le sue sfaccettature, ritrovando noi stessi nelle loro contraddizioni, nelle paure, nelle passioni, oppure prendendo le distanze da essi, percependoli quasi come la nostra nemesi.

In questo caleidoscopico coro di volti e personalità, ve n’è però uno che mette d’accordo lettori e spettatori. Antagonista per eccellenza della saga, Nino Sarratore è riuscito nella mirabile impresa di essere odiato proprio da tutti; sui social e nei forum il suo nome è sempre associato a qualche epiteto poco lusinghiero, e persino gli attori che lo hanno interpretato nello show televisivo lo detestano cordialmente. La verità, però, è che Nino non è disprezzato urbi et orbi solo per il suo ruolo nelle vicende narrate dalla quadrilogia, ma per quello che rappresenta.

Nino Sarratore, emblema del narcisista patologico

nino sarratore
Fabrizio Gifuni e Alba Rohrwacher nei panni di Nino Sarratore e Lenù

Chiunque, nel corso della propria vita, sia incappato in un narcisista patologico, non ha fatto fatica a riconoscere nel modus operandi del giovane Sarratore i tratti tipici di questo disturbo della personalità. Viviamo in un momento storico in cui questo termine si usa spesso impropriamente; lui, però, ne incarna alla perfezione i tratti distintivi. Come fosse uscito da un manuale di psicologia, segue uno schema ben preciso, che applica a qualunque persona incontri sul suo cammino, in particolare di sesso femminile. Seduzione, conquista, svilimento, abbandono: quattro fasi per descrivere la sua danza perpetua, nella quale cambiano le partner, ma mai i passi e le movenze.

Nino è un manipolatore con la faccia da bravo ragazzo, un erudito che sa ben calibrare le parole: ci gioca, le impiega a proprio piacimento, le trasforma in un canto da sirena che risulta irresistibile ad orecchie non abituate a questo tipo di affabulazione. Nelle relazioni, come nel suo percorso di studi e nel lavoro, riesce sempre ad ottenere la fiducia di chi ha davanti a sé, portandolo ad abbassare le difese; è proprio allora che colpisce, annienta, per poi passare alla prossima vittima.

Lenù e il filo sottile della dipendenza affettiva

Francesco Serpico e Margherita Mazzucco, i giovani Nino e Lenù

A cadere nella rete del predatore, tra le altre, è Lenù. Infatuata di lui sin dall’infanzia, trascorre l’adolescenza a cercare di attirare la sua attenzione, senza mai riuscirci del tutto. Essere amata da quel giovane brillante sarebbe per lei una prova della sua bellezza, del suo valore; Nino, in effetti, sembra riconoscerne le capacità e l’intelligenza, eppure la tiene a lungo “in panchina”. Da una parte, infatti, apprezza le qualità della ragazza, dall’altra si sente minacciato. Quando, ad esempio, si ritrova tra le mani un articolo scritto da Elena, la sua reazione è la seguente:

Lui lo lesse battendo più volte le lunghe ciglia. Alla fine disse, con un’improvvisa inattesa tristezza:

«La Galiani ha ragione».

«In cosa? »

«Sai scrivere meglio di me».

E sebbene io protestassi imbarazzata, ripeté quella frase un’altra volta, poi mi girò le spalle senza salutarmi e se ne andò.

L’ambivalenza di Nino nei suoi confronti è un pas de deux che prosegue per quasi tutta la durata della quadrilogia. Quando Lenù pubblica il suo primo romanzo, ormai giovane adulta, lui si presenta a sorpresa durante un incontro promozionale, tessendone le lodi. Si mostra entusiasta del suo successo, la confonde e poi scompare. Torna con maggiore insistenza nei capitoli finali di Storia di chi fugge e di chi resta, quando il loro gioco platonico si trasforma in una relazione clandestina. Elena, completamente abbagliata dalla realizzazione del suo sogno d’amore, abbandona marito e figlie e lo segue prima in Francia e poi a Napoli.

Nino Sarratore: la caduta dell’eroe

Il love bombing al quale è sottoposta la inebria, e lei non esita a scombinare la sua vita per stare insieme a colui che ritiene essere l’uomo perfetto. Lenù si annulla, si smembra, si annienta; se ne accorge, ma non può farci nulla.

Ero incapace di essere io il modello di me stessa. Senza di lui non avevo più un nucleo a partire dal quale espandermi fuori dal rione e per il mondo, ero un mucchio di detriti.

Neanche scoprire che, in realtà, il suo compagno non ha mai lasciato davvero la moglie, né le rivelazioni di Lila sulle avances nei suoi confronti riescono a scuotere fino in fondo la sua fiducia verso quel rapporto. Si accorge di come Nino tratti tutte le donne allo stesso modo, seducendole con affabilità e facendole sentire speciali, ma lei resiste, totalmente dipendente da lui. Solo assistere con i suoi occhi al tradimento la risveglia davvero, facendo crollare il castello di carta sul quale aveva basato la sua felicità. Per Elena è un duro ritorno alla realtà; deve imparare nuovamente a camminare, cercando di espellere qualsiasi traccia di Nino dal suo organismo.

Lui, naturalmente, sfodera tutte le sue armi da narcisista per provare a riprendersela. Mette in dubbio ciò che è sicura di aver visto, la supplica, si arrabbia, si dispera. Solo allora, però, Lenù inizia a vedere Nino per quello che è: irrisolto, bugiardo, viscido, inaffidabile. Quell’amore travolgente si trasforma in disgusto, per poi lasciare spazio ad una mortale e salvifica indifferenza. In Storia della bambina perduta, finisce per descriverlo così:

L’ho trovato grosso, gonfio, un omone rubizzo coi capelli molto radi che si autocelebrava in continuazione. Sbarazzarmi di lui, alla fine del funerale, è stato difficile. Non volevo ascoltarlo e nemmeno averlo sotto gli occhi. Mi dava l’impressione di tempo sprecato, di fatica inutile, che temevo mi restasse nella testa allargandosi a me, a tutto.

Il principe azzurro che da bambina l’aveva fatta sospirare, l’aitante eroe giunto a salvarla da un matrimonio insoddisfacente era in realtà il lupo cattivo, male necessario per scendere a patti con le proprie insicurezze.

Lila, la nemesi del narcisista

Margherita Mazzucco, Francesco Serpico e Gaia Girace nelle vesti di Lila

Completamente diverso, invece, il rapporto tra Nino e Lila. Se con Lenù, tutto sommato, il giovane sa di poter giocarsela più o meno alla pari, è chiaro che con l’inafferrabile Cerullo sia tutta un’altra storia. Ne L’amica geniale, è lui stesso a descriverla:

Era bravissima, non si riusciva a starle dietro, mi appannava la testa.

Lila è, per lui, una forza magnetica e respingente; l’ammira, la desidera, ma la teme e, almeno inizialmente, mantiene le distanze da lei. Le cose cambiano in Storia del nuovo cognome, quando, in un momento di debolezza della fanciulla, Narciso riesce ad insinuarsi sotto la sua pelle. Raffaella è triste, delusa, svuotata. Suo marito la violenta e la percuote e quella che credeva essere una via di fuga dalla povertà e dal rione è diventata una gabbia dorata. Proprio in questo frangente, l’apparente dolcezza di Nino Sarratore, così diverso da Stefano Carracci, le fa perdere la testa e la capacità di discernimento.

I due iniziano un’appassionata liaison, ma l’idillio ha breve durata. Il giovane sa che non potrà mai dominarla del tutto, e che non sarà mai al suo livello; l’entusiasmo della conquista, inoltre, lascia ben presto spazio alla realtà. Quella preda indomita non è più così allettante, e rischia di metterlo nei guai. Meglio, allora, ricominciare la caccia altrove, puntando ragazze più accomodanti.

Nino Sarratore, il vampiro emotivo

Nino scappa da Lila, lasciandola sola, disperata, incinta. Resta, però, il suo chiodo fisso, l’ideale inarrivabile di donna con la quale nessuna potrà mai realmente competere, nemmeno Lenù. Soprattutto Lenù. Chiede di lei, ne parla male, tenta di svilirla dal punto di vista intellettuale e sessuale, eppure torna alla carica più e più volte, ricevendo sempre un secco rifiuto. Dal canto suo, Raffaella riconosce l’indole meschina dell’uomo molto prima della sua amica ma, in qualche maniera, anche lei seguita a subirne il fascino; non per niente, quando la piccola Tina scompare nel nulla, in Storia della bambina perduta, lei sta parlando proprio con Sarratore, distratta dalle sue moine.

Nonostante l’attrazione, però, Lila non cede alle lusinghe, ben consapevole di chi ha davanti e, quando scopre che Elena è in procinto di fuggire con il suo amante, prova a metterla in guardia:

Tu butti via tutto quello che sei per Nino? Tu rovini la tua famiglia per quello lì? Sai che cosa ti succederà? Ti userà, ti succhierà il sangue, ti toglierà la voglia di vivere e ti abbandonerà. Perché hai studiato tanto? A che cazzo è servito immaginarmi che ti saresti goduta una vita bellissima anche per me? Ho sbagliato, sei una cretina.

Lina ci è già passata, anni prima. Sa cosa si prova a vivere quella magia, per poi essere scartata e gettata via come un rifiuto. Sa che Nino rovinerà Lenù, distruggendola dall’interno, minandone ogni certezza e cancellando la sua personalità. L’uomo-vampiro la priverà di ogni energia finché avrà ancora qualcosa da accaparrarsi; dopo, passerà alla prossima.

Nino come Narciso, vittima di se stesso

In entrambi i casi, dunque, si tratta di un’esperienza da dimenticare. Al tempo stesso, però, si rivela essere un’occasione per scoprire qualcosa su loro stesse. Nino Sarratore mette a nudo le fragilità di entrambe, portandole a reagire e a riprendere in mano la propria vita. Il narcisista sa bene quali corde toccare e lo fa con maestria; ad avere il contraccolpo maggiore, tuttavia, è paradossalmente lui. Lila e Lenù si piegano, ma non si spezzano; arabe fenici, trovano il modo di risorgere dalle ceneri di quell’illusione d’amore e, seppur con fatica, vanno avanti.

Nino, al contrario, è condannato, proprio come Narciso, a specchiarsi per sempre nel suo riflesso, e ciò che vede, a dire il vero, non gli piace affatto. Ha passato metà della sua esistenza a detestare suo padre, per poi diventare esattamente come lui, se non peggio. Donato Sarratore è uno sciupafemmine vanesio e ridicolo; riempie la sua bocca di belle parole vuote, ama le donne e le donne amano lui, ma non riesce a trovare mai una vera serenità. Suo figlio, senza accorgersene, ricalca esattamente le sue orme; salta da una compagna all’altra, si concede mille avventure, non sa resistere al viscerale bisogno di piacere e compiacere. Nonostante questo, però, non è mai in pace; rancoroso, invidioso, fatuo, non sa gioire dei risultati altrui e non trova appagamento nei suoi. Non sa amare e, soprattutto, non accetta l’amore che gli viene offerto.

Come una sanguisuga, si attacca a qualsiasi fonte di energia disponibile, brillando di una luce riflessa che non lo soddisfa. Cerca di assoggettare gli altri ma, in fondo, il vero dipendente affettivo è proprio lui; si sente forte solo quando si appoggia a chi gli è accanto, e si sbriciola quando la sua sicurezza traballa sotto il peso dei propri limiti. Lenù, Lila e le altre donne passano, si fermano e poi vanno via, ammaccate, ma integre, mentre lui resta incompleto. Chi lo ha conosciuto soffre e soffrirà per sempre, ma ha la grande possibilità di poter lasciare indietro il suo ricordo. Nino, invece, non ha questa fortuna; ovunque vada e qualsiasi cosa faccia, è e sarà sempre in compagnia del suo più grande nemico: se stesso.

Federica Checchia

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