Esistono varie forme di collezionismo, dalle più comuni alle più particolari. A variare, però, non solo solo gli interessi, i settori o le tempistiche per portarli a termine, ma anche i prezzi. Alcune forme di collezionismo, lo sappiamo bene, possono richiederci davvero pochi soldi. Tuttavia, è molto più probabile rimanere invischiati in interessi economicamente dispendiosi. Per molto tempo Pokémon ha occupato il posto della “via di mezzo”. Certo, non bastavano pochi euro, ma era un interesse che molti potevano permettersi. Da qualche anno a questa parte, ormai, quello che possiamo definire un vero e proprio fenomeno legato alle carte Pokémon ha superato di diversi chilometri il confine del semplice collezionismo.

Parlare di collezionismo nel settore delle carte Pokémon è ancora possibile?

Il mercato del collezionismo Pokémon è ormai una giungla, ma questa volta Nintendo sembra intenzionata a fare sul serio. Durante l’ultima assemblea con gli azionisti, il presidente dell’azienda giapponese, Shuntaro Furukawa, ha affrontato duramente la piaga dello scalping, riconoscendo come l’acquisto di massa e la speculazione stiano letteralmente togliendo ai veri appassionati la possibilità di muoversi in questo ambiente. Sono gli stessi numeri che ci dimostrano quanto il fenomeno abbia dell’incredibile. Nonostante una produzione significativa — che ha visto ben 10 miliardi di carte stampate solo nel 2025 — la domanda continua a crescere, alimentata ancor di più dal mercato di seconda mano.

Quali saranno le contromisure?

Furukawa ha assicurato che l’azienda sta già monitorando la situazione per stringere il cerchio. Tra le strategie proposte spiccano una collaborazione più stretta con i siti di compravendita e il potenziamento della formula made to offer, nata proprio per tutelare gli acquirenti reali a scapito degli speculatori. Ma la vera svolta potrebbe riguardare i controlli sull’identità. Sulla scia di quanto già accade in Giappone, dove per accedere ad alcune estrazioni online è obbligatorio inserire un documento ufficiale, presto anche in Occidente potremmo dire addio all’anonimato.

Stefania Cirillo