Nurul Amin Shah Alam, cinquantasei anni, rifugiato Rohingya quasi del tutto cieco, originario del Myanmar, è stato trovato senza vita il 24 febbraio a Buffalo, nello stato di New York. Pochi giorni prima, le autorità federali dell’immigrazione lo avevano rilasciato, per poi abbandonarlo da solo davanti a una caffetteria della città.
Chi era Nurul Amin Shah Alam
Shah Alam era arrivato negli Stati Uniti nel dicembre 2024, insieme alla moglie e ai figli, in fuga dalla persecuzione contro la minoranza Rohingya in Myanmar. Parlava pochissimo l’inglese, non sapeva leggere né scrivere e si muoveva con il supporto di un bastone, essendo non vedente. Il suo avvocato lo ha segnalato come disperso il 22 febbraio, spiegando come non avesse documenti con sé.
La polizia locale lo aveva arrestato nel febbraio del 2025, dopo che era qualcuno aveva segnalato l’uomo mentre, nel cortile di una casa privata, brandiva due aste di metallo. Gli agenti gli avevano ordinato di posarle a terra e lui non lo aveva fatto. Secondo i familiari, non aveva capito le loro parole a causa della barriera linguistica e della sua cecità. Alla fine, le forze dell’ordine avevano utilizzato su di lui il taser, per poi ammanettarlo.
Il rilascio
Dopo aver trascorso quasi un anno in carcere, mentre era in attesa di processo, Shah Alam aveva accettato un patteggiamento per reati minori. Il 19 febbraio 2026, quindi, era tornato libero su cauzione. Era poi passato sotto la custodia della Border Patrol, che si occupa del controllo delle frontiere e delle questioni di immigrazione. Quest’ultima aveva stabilito che non potesse essere rimpatriato, per via del suo status di rifugiato. A quel punto, le autorità gli avrebbero chiesto se volesse un passaggio, e lui avrebbe indicato il bar come punto dover farsi lasciare.
La famiglia ha dichiarato di non essere stata informata da nessuno, né riguardo al luogo né al momento del rilascio. La sua morte ha fatto subito scattare un’indagine. Sia le autorità locali, che quelle statali, hanno chiesto spiegazioni sul perché gli agenti abbiano abbandonato una persona vulnerabile senza alcuna assistenza e senza metterla in contatto diretto con i suoi parenti.
Federica Checchia





