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Omicidio di Meredith Kercher, Rudy Guede torna libero: “Voglio essere dimenticato”

Rudy Guede, unico condannato per l’omicidio di Meredith Kercher, uccisa a Perugia il 1° novembre 2007, torna libero per fine pena. Guede era stato condannato a 16 anni di reclusione con rito abbreviato, ma il magistrato di sorveglianza di Viterbo ha anticipato la liberazione. Per il cittadino ivoriano il fine pena era previsto il 4 gennaio del 2022, ma è stato anticipato di 45 giorni. Guede si è sempre proclamato estraneo al delitto e ha scontato gran parte della pena a Viterbo. Da dicembre 2020 non è più in carcere: aiuta la Caritas di Viterbo, nella mensa dei poveri e lavora al Centro studi criminologici. Nel penitenziario si è laureato con 110 e lode in Scienze storiche del territorio e della cooperazione internazionale. Il suo avvocato ha spiegato: “Ci arrivano richieste di interviste ma non è una star, dopo 14 anni vorrebbe solo essere dimenticato”.

Rudy Guede si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, ma è l’unico condannato per quella vicenda, una condanna, con rito abbreviato, in concorso, senza che sia mai stato individuato chi avrebbe agito insieme a lui. Le altre due persone andate a processo per il delitto, Amanda Knox e Raffaele Sollecito, che non hanno scelto il rito abbreviato, sono state definitivamente assolte dalla Corte di Cassazione: «Manca», scrissero i giudici, «un insieme probatorio con evidenza oltre il ragionevole dubbio».

Solo del giovane ivoriano c’erano tracce biologiche nella casa del delitto in via della Pergola. L’arma del delitto resta dubbia. Il coltello da cucina sequestrato a casa di Raffaele Sollecito aveva tracce la cui attribuzione è stata smentita in varie perizie che si sono succedute. Sollecito e la Knox sono stati condannati in prima grado e assolti in secondo. La Cassazione ha detto che era tutto da rifare. Nel secondo appello c’è stata condanna e la Cassazione ha definitivamente assolto senza rinvio.

Nelle motivazioni della sentenza finale si parla di come la vicenda è stata trattata dai media. Proprio il clamore mediatico, definito inusitato, e i riflessi internazionali sembrano essere stati ostacoli alla ricerca della verità: avrebbero provocato una accelerazione delle indagini nella spasmodica ricerca di colpevoli da consegnare all’opinione pubblica internazionale. Adesso anche l’unico condannato è tornato in libertà e il caso sembra ancora più chiuso.

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