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Ons Jabeur, il mondo arabo parla la lingua del tennis

Parlare di sport femminile nel mondo arabo oggi non sempre è facile. Le due parole stanno via via entrando a contatto in modo sempre maggiore, ma non ancora al livello del resto del globo. Il vento della rivoluzione però questa volta sta soffiando davvero e alcuni paesi, tra cui la Tunisia, ne sono la piena testimonianza. A guida del movimento tunisino infatti c’è anche Ons Jabeur, attuale numero 2 del ranking WTA e prima atleta araba, considerando sia uomini che donne, a raggiungere una posizione così alta. Le sue imprese stanno ispirando non solo giovani tenniste, ma un movimento sportivo intero che ormai, per fortuna, ha trovato la sua affermazione.

Ons Jabeur, adagio si scala la vetta

Ons Jabeur, il mondo arabo parla la lingua del tennis
Ons Jabeur (Crediti foto: Peter Menzel | Wikipedia)

Ons Jabeur è per molti il simbolo e sinonimo della costanza. Talvolta gli spettatori sono abituati a vedere i nuovi prodigi che vincono tutto e subito, per poi cadere presto nel dimenticatoio. Così si arriva a parlare di promessa incompiuta e di aspirazioni disattese. La tennista tunisina è tutto il contrario, è il memorandum che il successo va costruito nel tempo attraverso un fattore imprescindibile: la costanza. Nel 2018 a Pechino, a 24 anni, conquista il suo primo trionfo importante contro Simona Halep, all’epoca numero 1 del mondo. Da lì in poi è stata una scalata di alti e bassi che inizialmente culmina nel primo titolo WTA a Birmingham del 2021.

Grazie a tale trionfo è divenuto la prima tennista araba, oltre che la prima tunisina, ad aggiudicarsi un titolo nel circuito maggiore. Chiuderà l’annata da numero 10 del mondo, dopo aver toccato anche la settima piazza seppur solo brevemente. Il 2022 sembrava poter diventare un anno sfortunato tra i problemi alla schiena e la finale persa contro la svizzera Belinda Bencic a Charleston. Si rifà però a Madrid dove elimina, in fila la stessa Bencic, la Halep, Aleksandrova e Pegula, conquistando così il suo secondo titolo in carriera. Trionfa poi nel torneo 500 di Berlino e sale fino al secondo posto del ranking, che occupa anche attualmente. A questo si aggiungono le imprese che l’hanno portata in finale a Wimbledon e agli US Open, divenendo ancora una volta la prima donna tunisina, nord africana e araba a raggiungere un tale risultato.

Effetto Jabeur in Tunisia

Quando uno sportivo ha successo, inevitabilmente l’intero movimento arriva a trarne beneficio. Si è visto in Italia con le imprese dei 5 ori olimpici dell’atletica azzurra e il fatto si sta verificando anche in Tunisia. Come riportano la CNN e la WTA, il numero numero di iscritte alla federazione tunisina è cresciuto enormemente grazie alla gesta di Jabeur che è stata ribattezzata ‘la ministra della felicità’. “Spero di poter mandare un forte messaggio riguardo al fatto che se io sono arrivata fino a qui, tutti possono farcela. Specialmente le donne di tanti paesi, specialmente le donne dal Medioriente e dal mondo Arabo”.

Un’ispirazione però che non si è limitata al mondo arabo, come ha voluto affermare Venus Williams: “Non la si può limitare solo ad ispirare le donne nel mondo arabo. Lei è una fonte di ispirazione per tutte le donne, me compresa”. Difficile mettere da parte una tale dichiarazione da parte di una delle tenniste più forti di sempre. Ons Jabeur non solo è stata capace di portare il grande tennis in Tunisia, ma ha via via cambiato il modo di concepire e vedere lo sport al femminile nel suo paese. Un paese che in realtà, come aveva rivelato lei stessa ai canali ufficiali dei Giochi Olimpici, alla vigilia di Tokyo, l’aveva sempre supportata fin dal 2011. In quell’anno vinse infatti il titolo Junior al Roland Garros.

Come Ons Jabeur ha ripagato il suo Paese

Tra le imprese, che possiamo definire in questo caso dentro e fuori dal campo, c’è anche quella di aver portato un torneo WTA in Tunisia. Ons Jabeur andò a parlare direttamente con la direttrice Gunnarsson del IMG tennis events and tournament ad Abu Dhabi e in breve tempo si è organizzato il tutto, ovvero il Jasmin Open di Monastir che si è tenuto lo scorso anno. Non è solo questo il modo però in cui la tennista ha voluto ringraziare il proprio paese. Quando possibile si reca in alcuni club locali e si allena tra le giovani tenniste, rendendosi disponibile per qualche scambio o domanda.

“Voglio solo dare un esempio per molte delle generazioni che seguiranno e che verranno dal Nord Africa, dal mio paese e dal continente africano, che (tutto questo ndr) non è impossibile, che possiamo farcela. Ho provato a diffondere questo messaggio per molto tempo. Spero che funzioni”. Lo aveva detto durante il torneo di Wimbledon del 2021, dopo aver battuto Swiatek. Facendo un piccolo balzo di un anno e mezzo la risposta l’abbiamo davanti. Il messaggio è passato e tutti gli sforzi fin qui messi in campo hanno funzionato e Ons Jabeur probabilmente continuerà a scrivere la storia.

Maria Laura Scifo

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