Un’ora esatta è sufficiente per cuocere a puntino pubblico e Orson Welles, il genio insopportabile.

Lo spettacolo si apre con una sonora battuta di mani che celebra l’ingresso in scena di Giuseppe Battiston (tre volte miglior attore premiato con il David di Donatello e Premio Ubu nel 2009) vestito da Orson Welles sotto l’algida protezione di un accappatoio. L’attore friulano merita gli applausi, è giusto e doveroso apprezzarne le doti di grande mattatore e grande maestro dell’interpretazione ma a teatro (un Ambra Jovinelli gremito fino all’ultima poltrona) questa sottolineatura disturba (a mio modesto parere) la magica introduzione allo spettacolo. L’applauso alla figura deturpa l’inviolabile sensazione che ogni spettatore meriterebbe: introdursi nel rito teatrale senza interferenze.

Giuseppe Battiston in Orson Welles' Roast - dal web
Giuseppe Battiston in Orson Welles’ Roast – dal web

Ad ogni modo, Battiston in accappatoio sbuffa nubi di fumo ciucciando un grosso sigaro, attorno a lui giacciono flight case e riflettori da set cinematografico. Nella nube di tabacco il protagonista si presenta, mette le mani avanti, spiega che è Orson Welles e che di lui vorrà celebrare un roast (letteralmente arrosto) mediante l’escamotage di una tecnica (tutta americana) di autocelebrare una persona quasi come in uno sfottò o in un’aneddotica proposizione di episodi meno noti.

Giuseppe Battiston in Orson Welles' Roast - dal web
Giuseppe Battiston in Orson Welles’ Roast – dal web

La chiarezza lampante di questo incipit permette, senza ombra di dubbio, di decifrare meglio la goffaggine o l’abusata cadenza americana (un ottimo divertente mix tra Oliver Hardy e Alan Friedman)  che l’attore cuce alla sua recitazione in maniera perfetta senza mai sbagliare accenti o sfumature. Un esercizio pericoloso da affrontare che Battiston padroneggia in maniera tecnicamente impeccabile.

Ad un certo punto il roast comincia a fumare, troppo fumo annebbia leggermente la percezione che si stia andando verso una qualche rivelazione, verso un aneddoto folgorante oppure verso un lampante coup de théâtre. Infatti la roca e possente vocalità di Orson Welles in accappatoio si aggroviglia su se stessa, rincula nella soporifera narrazione biografica e sfocia nella parabola discendente verso il finale.

Giuseppe Battiston in Orson Welles' Roast - dal web
Giuseppe Battiston in Orson Welles’ Roast – dal web

Qualcuno in sala sonnecchia già da un po’ mentre le avventure di Orson si susseguono calibrate tra l’alcolismo e l’ingordigia di cui il personaggio è stato vittima. Certo c’è l’episodio folle dell’adattamento radiofonico da La guerra dei Mondi, durante la quale Orson Welles riuscì a spaventare le popolazioni con la fake news per antonomasia: l’invasione dei marziani sulla terra. Certo, si parla anche di Quarto Potere e della forza travolgente di quel capolavoro della cinematografia mondiale. Si narra delle meravigliose attitudini di Welles come attore shakespeariano e regista di musical e ancora pittore e mago mancato (nel malinconico siparietto The magnificent Orson, in cui si cimenta con strampalati trucchi di magia).

Orson Welles - dal web
Orson Welles – dal web

Si ricorda quando Welles imbrogliò un produttore cinematografico garantendo un copione per un film in cambio di una riguardosa somma di denaro. I soldi in verità servivano per recuperare alcuni vestiti di scena di Around the world, il musical de Il giro del mondo in ottanta giorni, rimasti bloccati ad una dogana.

 Probabilmente i cinefili accaniti avrebbero desiderato più saggistica e meno aneddotica, quelli ancora più incalliti avrebbero desiderato approfondire la questione della profondità di campo o del piano sequenza (Welles-Battiston ne parla mimando di voler strangolare Hitchcock per il perfezionamento della tecnica in Nodo alla gola) ma tutto ciò non era l’intento di Battiston e del co-autore Michele De Vita Conti.

Giuseppe Battiston - dal web
Giuseppe Battiston – dal web

Il gioco teatrale di Orson Welles’ Roast vira sulla potenza interpretativa dell’attore che si specchia alla possente vita narrata di quel maestro indiscusso del Cinema mondiale, salito troppo in fretta all’apice della sua carriera e precipitato inesorabilmente verso il declino negli ultimi anni della sua vita. Questo spettacolo vuole essere un dialogo con lo spettatore, con il pubblico amato da Welles ma schivato ripetutamente. Gli ingredienti per cuocere a puntino l’idea di un totem del Cinema sono sparpagliati nebulosamente nel “forno” teatrale. Il fumo del sigaro, però, avvolge tutto prima del buio.

Orson Welles - dal web

Per me è solo una bufala. Non è interessante. È morto. Quarto Potere, di cui ho una copia, è il prediletto dei critici, sempre in cima ai sondaggi, ma io credo sia una noia totale. Soprattutto, le interpretazioni non meritano. La dose massiccia di rispetto che ha ricevuto è assolutamente inverosimile

diceva Ingmar Bergman a proposito di Welles e Battiston ad un certo punto dice:

“Quarto potere lo conoscono tutti ma forse nessuno lo ha mai visto…”.

Quarto Potere - dal web
Quarto Potere – dal web

ORSON WELLES’ ROAST

Premio UBU 2009 Miglior Attore  – Giuseppe Battiston

Premio Olimpico del Teatro 2009 – Miglior interprete di monologo

Premio Hystrio – Teatro Festival Mantova 2009

Con Giuseppe Battiston

Regia Michele De Vita Conti

Scritto da Giuseppe Battiston, Michele De Vita Conti

Luci Andrea Violato

Musica originale Riccardo Sala

Dal 30 ottobre al 10 novembre – Teatro Ambra Jovinelli

Orari spettacolo dal martedì al sabato ore 21:00 – domenica ore 17:00

Durata spettacolo 60 minuti.

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