L’azienda Oura, ormai nota a livello internazionale, propone un prodotto capace di rivoluzionare il modo in cui monitoriamo la salute. Parliamo nello specifico di un anello smart indossabile in grado di agevolare uno stile di vita sano e, a differenza degli altri prodotti in commercio, dovrebbe garantire un supporto a 360°, ma con discrezione. Ora che l’azienda è valutata oltre 9 miliardi di euro grazie al suo Oura Ring, punta a una quotazione a Wall Street. E, così facendo, potrebbe diventare una delle IPO (Initial Public Offering) europee più ricche dell’anno.
I numeri del successo di Oura Ring e il piano per Wall Street
In base a ciò, come riportato da Euronews, Oura ha già presentato alla Securities and Exchange Commission statunitense le bozze di documentazione per la proposta di offerta pubblica iniziale. Anche se i dettagli non sono ancora stati resi noti, la crescita esponenziale del business è evidente. Basti pensare che nel 2024 la società era valutata circa 4,3 miliardi di euro, mentre nel 2025 9,5 miliardi di euro. Tom Hale, l’amministratore delegato, afferma che alla fine del terzo trimestre dell’anno scorso l’azienda ha venduto 5,5 milioni di anelli Oura. La crescita dell’azienda, così come l’interesse per raggiungere le quotazioni in borsa, sembrano arrivare in un momento favorevole. L’interesse degli investitori per le tecnologie legate alla salute dei consumatori pare essersi riacceso e Oura potrebbe porsi tranquillamente nella concorrenza.
Gli ultimi anni sono stati quelli decisivi poiché hanno fatto da teatro a un ampliamento dell’offerta di software, abbonamenti e anche analisi della salute. Lo scopo dei Oura Ring, infatti, è di fornire informazioni sulla salute nel lungo periodo. Un particolare interesse è emerso anche per la salute femminile e per il coaching individuale basato sull’intelligenza artificiale. È proprio questa transizione da produttore di dispositivi a piattaforma sanitaria a rappresentare un punto favorevole per gli analisti. Il suo passaggio da nazionale a globale appare estremamente importante. Tuttavia, il fatto che l’azienda abbia deciso di inserirsi negli Stati Uniti piuttosto che in Europa riflette un problema ben più grande: la perdita, per l’Europa, di alcune delle aziende tecnologiche di maggior successo. Oura, infatti, è una delle tante che, pur essendo nata in Europa, sceglie Wall Street come accesso ai mercati pubblici.
Stefania Cirillo





