Lo sapevate che una delle prime icone videoludiche è nata da una pizza? Lo racconta il documentario sulla storia dei videogiochi High Score presente su Netflix. Può sembrare un paradosso, invece, la forma di una ruota di pizza – senza un trancio – riprende la forma del simpatico personaggino giallo che fece il successo dei cabinati arcade e fu una delle prime icone videoludiche mondiali.

L’ispirazione da una pizza: da lì nasce Pac-Man e la conseguente Pac-Mania

Toru Iwatani creò Pac-Man (Pakku-Man in giapponese, da “paku paku” onomatopea che ricorda l’atto di masticare) proprio a seguito di questa cena con vari colleghi in un ristorante italiano. Uscito nel 1977, Pac-Man fu subito un successo di pubblico. Il gameplay era tra i più semplici ma allo stesso tempo competitivi: Si doveva guidare Pac-Man in un labirinto quadrato e cercare di prendere quanti più possibili pallini bianchi e frutti, sfuggendo da colorati fantasmini sulle nostre tracce. Una volta raccolti i frutti, i fantasmini diventano vulnerabili per un periodo limitato di tempo e possono essere mangiati, quindi, eliminati. Pac-Man, essendo uno dei primi arcade games, aveva un sistema di punteggi; questo permise all’azienda di creare eventi a tema e tornei per eleggere il giocatore più bravo e veloce.

In Giappone diventò un vero e proprio successo commerciale e fu uno dei primi titoli di punta di Namco. Negli Stati Uniti approdò per la prima volta con il nome che conosciamo “Pac-Man” grazie a Midway Games, casa di sviluppo fallita nel 2009 e famosa per aver creato la saga di Mortal Kombat. Prima di lanciare Pac-Man sul mercato statunitense, fu bollato per essere “troppo carino” per fare successo. Esteticamente, Pac-Man si distingueva dall’altro blockbuster dei cabinati, Space Invaders, in cui c’erano mostri, piovre e navicelle spaziali. Considerato il successo ottenuto, questa analisi si rivelò errata. Non solo Pac-Man piacque a tutti e dava una giusta dose di sfida, ma diventò popolare anche tra le videogiocatrici. Per la prima volta anche le ragazze si affacciavano al mondo degli arcade, ambiente da sempre dominato da ragazzi adolescenti.

Ms. Pac-Man: uno dei primi protagonisti femminili nella storia dei videogiochi

L’incredibile successo di Pac-Man nelle sale giochi portò nel sottobosco del mercato amatoriale, una serie di sistemi di hacking, kit di miglioramento per correzione di eventuali bug e molti cloni. Non deve stupire il fatto che all’epoca molti giochi cambinati venissero clonati nei loro contenuti; Great Giana Sister, platform storico per Amiga 500 fu sviluppato proprio per essere un clone di Super Mario Bros.
Tuttavia, gli anni Ottanta furono per questo motivo costellati da denunce e procedimenti legali. La General Computer Corporation (GCC) propose alla Midway, che curava il lancio di Pac-Man negli stati uniti, la Produzione di un nuovo kit di miglioramento (anche queste vicende sono ben spiegate in High Score su Netflix). La Midway non sono si interessò alla richiesta, ma chiese di creare ad un nuovo titolo ex-novo di Pac-Man. Notando l’interesse che il pubblico femminile nutriva nei confronti del simpatico tondino giallo che mangiava e veniva in seguito da fantasmini, Midway decise di far uscire sul mercato una versione femminile chiamata Ms. Pac-Man (all’epoca le protagoniste femminili nei videogiochi non c’erano, Ms.Pac-Man e Samus Aran fecero da apripista).

Pac-Man: un successo senza tempo e rivali

Il grande successo di Pac-Man (e consorte) portarò il gioco sulle console casalinghe come Atari 2600. Ebbero un sequel, Super Pac-Man che non replicò il successo degli originali e fu convertito per MS-DOS e Commodore 64. Pac-Man Plus, uscito nel 1982, è da considerare come vero e proprio sequel in quanto, non solo segue le meccaniche classiche del titolo, ma le rinnova e potenzia, diventando più difficile e competitivo, avendo come target di riferimento i videogiocatori già esperti. Nel 1984 Pac-Man subisce un piccolo restyling: viene dotato di braccia, gambe, una bocca e occhi ben definiti abbandonando lo storico setting labirintico, adottando invece una grafica più colorata e seguendo uno stile più platform con visuale a scorrimento orizzontale. Pac-Land, questo è il suo nome, si rifà al cartone animato prodotto qualche anno prodotto da Hannah-Barbera.
Nel 1987 venne aggiornato ulteriormente adottando una visuale 3D isometrica a scorrimento multidirezionale ed, infine, su Playstation, fu pubblicato Pac-Man World in occasione dell’anniversario dei 20 anni, un platform ispirato da altri grandi come Spyro e Bugs Bunny Lost in Time.

Negli anni si sono susseguite tantissime versioni più moderne o con diverse modalità prese in prestito da altri titoli di successo per riportare in auge la grande popolarità di Pac-Man. Negli anni Ottanta diventò un vero fenomeno di costume, tant’è che i giornali la chiamarono “Pac-Mania“. Un ricco merchandising (cuscini, abbigliamento, oggetti, peluche, adesivi, articoli di cartoleria) unite dalla semplicità del gameplay e la vivacità dei personaggi colorati sullo schermo garantirono un forte appeal per tutti i videogiocatori di tutte le età, nelle sale giochi e a casa. Pac-Man continua ad essere pubblicato ciclicamente e vengono fatti tornei; un vero e proprio evergreen. Durante il lockdown a causa del COVID-19 è stato distribuito gratuitamente una versione di Pac-Man Ultimate Championship 2 per PS4. Un classico senza tempo che non annoia mai.

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