La vita sentimentale di Paola Turci ha fatto chiacchierare moltissimo il mondo dello spettacolo, tanto che ospite del famoso programma Il Tempo delle donne, ha voluto spiegare quanto sia importante oggi inseguire sempre la felicità, soprattutto in amore.
Circa il rapporto con Francesca Pascale, che oggi è sua moglie, si dichiara felice. Nell’intervista ha voluto raccontare un aneddoto che riguarda sua mamma, o meglio la reazione di sua madre difronte al matrimonio della cantante con un’altra donna. “Mia mamma ha 86 anni e stanotte mi ha scritto un messaggio: ‘Ho pensato che potevi essere normale e invece hai scelto di essere felice’”, ha detto la Turci.
La replica di Paola Turci è stata molto diretta: “Mamma, ma io mi sento normale”. E ancora: “Il punto è che non è ancora normale per tutti. Io vorrei conoscerli, poi, quelli che si definiscono normali, partecipare ai loro menage, ai loro incontri sentimentali. Chi è che dice: Dio vuole questo? Per me incontrare Dio è incontrare un grande sorriso. È amore”, ha spiegato la cantante.
Per poi concludere con l’ultima riflessione: “Immaginate di mandare un curriculum e scrivere: Paola Turci, eterosessuale. Ma che ti cambia con chi vai a letto la sera, o la mattina? Guardiamo le persone, ricordandoci di vedere prima chi sono“.
È un racconto che parte dall’infanzia, quello di Paola, introdotto da una confessione, la più intima delle confessioni: “Ero strana, mi sentivo un errore. Le mie compagne di classe amavano giocare a pallavolo o la danza classica, io non sono mai stata attratta da tutto questo, ma amavo la batteria”. Eppure, la giovane Paola decise “di indossare la maschera della normalità, che mi rendeva trasparente…”. E tutto questo si scontra con la figura materna, sempre severa e giudicante, ancor oggi, che ha 86 anni come ha raccontato recentemente la cantante: “Mi ha mandato un messaggio dicendo: ho pensato che potevi essere normale e invece hai scelto di essere felice”, con la sua risposta: “Mamma, ma io mi sento normale…”.
E così la mamma, per cui comunque traspare affetto, nonostante la presenti come una sorta di signorina Rottenmeier, diventa una compagna di strada obbligata nel racconto della vita. “Il primo insegnamento di mia mamma fu sul rossetto: “Rosso fa mignotta e bordò invecchia””. E così parte un viaggio attraverso sogni e bisogni della vita di Paola: “Pensai che potevo fare il dentista, si guadagna bene, ma poi mi fermai al pensiero di mettere le mani in bocca alla gente. Allora, mi iscrissi a ragioneria e in cinque anni mai un solo minuto pensai di aver fatto la scelta giusta”. Qui, il racconto della giovane Paola si fa a tratti esilarante: “Erano quasi tutti ragazzi e mi guardavano come i ragazzi guardano le ragazze, con lo sguardo dei leoni quando passa una gazzella. E anche il preside mi aveva individuato chiamandomi “sibarita”, un modo colto di dire mignotta”. Così arrivarono la fase sturm und drang e il primo fidanzato, con la testa a pera, come piacciono a me, Luca. Si ammazzava di canne e stavamo ore al telefono e lui parlava sempre di se stesso, mai di me. Come tutti gli uomini, peraltro….”.
E poi, c’è sempre la mamma: “Che lavoro vuoi fare?”. “La musicista”. “Paola, la musica non è un lavoro”. “Beh, pensa a Mina”. “Paola, tu non sei Mina”, fino al primo concerto e all’emozione di avere la mamma in platea con cover di Tracy Chapman, Sade e Patty Smith, in una splendida versione di “Because the night”, fino al primo Sanremo.

“Mi offrirono anche di posare nuda per Playboy….” e il resto veniva di conseguenza, complice il fidanzato famoso e in generale “tutto lo scarico del lavandino del gossip”. Il problema è che tutto questo che lei stessa ha raccontato con l’effetto di “un senso di onnipotenza incredibile” era la storia del personaggio che volevano gli altri e non della persona Paola. E il cambiamento avviene nel momento più difficile, quello delle 6,30 del giorno di Ferragosto del 1993, quando aveva dato il cambio al suo agente alla guida della Saab diretta a un concerto in Calabria, si distrasse con il telefono ed ebbe un terribile incidente: “Quando il dottore mi disse: “Signora Turci, dobbiamo parlare, fu un momento bruttissimo. Ogni volta che qualcuno ti dice “Dobbiamo parlare” generalmente non porta mai nulla di buono, che siano i tuoi genitori, il tuo amore o un medico in corsia. Ed ebbi paura quando mi accorsi che non ci vedevo più da un occhio, paura di non vederci mai più”.





