Cinema

Paolo Genovese: il regista dell’amore cinico compie 55 anni

Compie oggi 55 anni Paolo Genovese. Scrittore, sceneggiatore e regista cinematografico, acuto indagatore dei rapporti umani, nelle sue opere scruta le debolezze e i limiti dell’amore ed esalta primo fra tutti il valore dell’amicizia. Lo sguardo di Paolo Genovese è quasi sempre volto ai supereroi di oggi, quelle coppie che resistono all’inesorabile, e talvolta deleterio, scorrere del tempo. Colte entro le istituzioni del matrimonio e della famiglia: le leggi che le regolano, i segreti che le logorano. Così, con i suoi maggiori successi, “Immaturi“(2012), “Tutta colpa di Freud“(2014), “Perfetti Sconosciuti“(2016) e “The Place“(2017), il regista romano conquista il proprio spazio nella cinematografia italiana contemporanea.

Salvare il mondo è più facile che amarsi per tutta la vita”

Nel suo “Supereroi“, romanzo per Einaudi pubblicato lo scorso 2020, emerge l’altra visione del regista che escogita una sorta di nemesi di “Perfetti sconosciuti“, stemperando quel cinismo che ha ritratto il suo cinema, attraverso una letteratura più speranzosa. Dunque, lo sceneggiatore delle emozioni completa il suo viaggio tra i vari anfratti dei rapporti umani e ne restituisce tutte le sfaccettature.

Quando racconto una storia mi interessa emozionare ed emozionarmi. In Perfetti sconosciuti brillava una visione cinica, catastrofica e distruttiva della coppia. Non a caso in tanti, dopo averlo visto, hanno deciso di lasciarsi. Con il prossimo lavoro paradossalmente mi auguro che quelle persone si rimettano insieme perché andrò alle radici del coraggio che serve a una coppia per durare”.

Il cinema di Paolo Genovese, da “Incantesimo napoletano” al noir corale

Genovese attraversa verticalmente i generi cinematografici imponendo, però, un motivo costante: l’essere umano dipinto con autentica onestà, attraverso ciò che meglio l’arte è in grado di mostrare: l’intimismo, i peccati, i lati oscuri dell’animo umano.

A noi della divina commedia piace l’Inferno, non il Paradiso.

Asserisce il regista intervistato da Giovanni Floris (diMartedì, La7). Genovese fin dal suo esordio fa proprio il genere comico di cui sfrutta le situazioni, per un discorso che si fa sempre più ampio rispetto la pura trovata buffonesca, ma mai didascalico. In “Incantesimo napoletano“(2002), film che lo vede debuttare da regista cinematografico insieme al collega Luca Miniero, la comedy diventa spunto e pretesto surreale per una storia di famiglia dove il più disperato è il padre e finisce per diventare una ‘commedia triste’ dal tipico sfondo partenopeo. E poi i film di successo a partire da “La banda dei Babbi Natale“, “Immaturi“, il sequel “Immaturi- il viaggio“, o “Tutta colpa di Freud“. L’enorme successo internazionale di “Perfetti sconosciuti” arriva nel 2016. La commedia amara gli assicura due David di Donatello, tre Nastri d’argento e un Globo d’oro. La cena tra amici che si rivelano perfetti sconosciuti, tra segreti e tradimenti, ha prodotto una miriade di remake in 26 paesi del mondo: il film con più remake in assoluto nella storia del cinema.

Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta.

Recita la tagline del film

Con il suo ultimo lavoro il regista approda al genere drammatico dai risvolti noir. “The Place“, pellicola del 2017, è ancora una volta co-scritta e diretta da Genovese. Un adattamento cinematografico della serie televisiva statunitense “The Booth at the End“. L’atmosfera tagliente e il cast lungo alla Altman, in un nuovo viaggio nel fantasy.

Arianna Panieri

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