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Una task force per la parità di genere

La Ministra Elena Bonetti ha messo in piedi una task force che si distingue da quelle nate negli ultimi mesi. Infatti il gruppo è composto da sole donne, tutte eccellenze nei rispettivi ambiti e votate alla causa della parità di genere. L’ambizioso obbiettivo è quello di sfruttare l’arresto imposto dal Covid-19 per cambiare il senso di marcia e guidare il Paese verso un ”Nuovo Rinascimento”.

L’epidemia da Covid-19 ha messo a nudo le fragilità dei sistemi sociali di tutto il globo, incluse quelle dei Paesi occidentali (notevole il caso statunitense). In Italia è emerso che gli sforzi per garantire la parità di genere a livello sociale e lavorativo sono stati insufficienti (abbiamo già parlato della condizione delle donne durante questi mesi) e che la ripartenza non può prescindere da un impegno concreto in questo ambito.

Parità di genere: le parole chiave del Nuovo Rinascimento

Connettere, curare, promuovere, educare: queste le parole chiave del documento presentante dalla task force il 12 giugno scorso. Parole chiave da cui ripartire, da cui generare un nuovo percorso che si svincoli dalla narrazione obsoleta che attanaglia lo sviluppo del Paese. La situazione in cui nostro malgrado ci siamo trovati ci pone di fronte ad una scelta: tornare alla normalità o ripensare il nostro modo di fare società.

La task force, costituita presso il Dipartimento per le Pari Opportunità, riunisce 12 donne che si sono dimostrate capaci di portare importanti contributi e imprimere un cambiamento nei vari ambiti in cui hanno lavorato. Per costruire un futuro di crescita e progresso è necessario ripartire ”dalle donne e con le donne”.

Parità di genere e inclusione: diversity wins

L’ultimo report sulla parità di genere e inclusione di McKinsey mette in luce un’importante verità: le diversità fa bene alla redditività. Le aziende maggiormente inclusive registrano risultati più alti di produttività e successo. Nonostante ciò, i dati sulla diversità nei vertici aziendali di tutto il mondo non sono entusiasmanti: dal 2017 al 2019 il dato è aumentato di un solo punto percentuale (si è passati dal 14% al 15%).

In Italia, dove il tasso di occupazione femminile è tra i più bassi in Europa (49.5% contro il 67.9% degli uomini – dati Istat), la percentuale di donne impiegata in posizioni manageriali si ferma al 27%. Inoltre, le donne italiane sono più preparate dei loro coetanei (le laureate costituiscono il 56%, il dato sale al 56,9% per i corsi post laurea – dati Censis): tuttavia, hanno maggiori difficoltà a sfondare il glass cealing, gli ostacoli che ne impediscono l’accesso a posizioni di rilievo in ambito lavorativo.

Gender gap e violenza

In Camera è in discussione una legge per colmare il gap salariale tra uomini e donne. Difatti il raggiungimento della parità salariale e occupazionale alle donne è un punto chiave della task force guidata da Bonetti. Risulta un obbiettivo ancora più necessario se si tiene conto di alcuni studi che evidenziano una connessione tra l’indipendenza economia e la violenza domestica. Le donne incapaci di essere economicamente autonome sono più esposte a situazioni di violenza, non avendo i mezzi per costruirsi una via di fuga.

Ripartire dalla parità

Il nostro paese ha in mano una grande responsabilità: guardare indietro per capire ciò che è andato storto e ripartire creando nuove strade. Il lungo periodo di isolamento e l’incertezza che ci riserva il futuro prossimo ci ha posto di fronte ai nostri problemi mai risolti. La sanità trascurata, l’economia precaria, la violenza domestica: sarebbe uno spreco non trarre del buono dal male che abbiamo vissuto. Quella della normalità è una strada non più percorribile perché, ed è ormai e sotto gli occhi di tutti, non ci stava portando da nessuna parte.

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