Cultura

Partita aperta | Il modo più sicuro di ottenere nulla da qualcosa

In scena alle Artificerie Almagià lo spettacolo Partita Aperta, della compagnia Animespecchianti sulla ludopatia. Presente Cristina Muti

La caduta nella spirale della dipendenza dal gioco, l’astinenza quando si cerca  di smettere e il deterioramento dei rapporti con familiari e amici. Infine il rapporto con la menzogna che diventa la compagna di tutte e tre le dinamiche. Trasforma anche le persone più sincere in bugiardi incalliti, quando hanno bisogno di soldi per giocare. Sono questi i temi che abbiamo voluto esplorare con lo spettacolo”.

Parla Giorgia Massaro, attrice della compagnia Animespecchianti, che ieri sera alle Artificerie Almagià ha portato in scena Partita aperta – il modo più sicuro di ottenere nulla da qualcosa, dedicato al tema della ludopatia. “Piuttosto che sviluppare la  storia di una persona, abbiamo raccolto le  tante vicende di giocatori che abbiamo ascoltato e scelto di rappresentare il percorso emotivo che li accompagna”.  

Partita aperta locandina -  immagine web
LA LOCANDINA

Ecco allora in scena quattro giocatrici e la loro nevrastenia, mentre a un ritmo frenetico si mostra tutta la gamma delle emozioni che le abitano nella parabola discendente verso il tunnel della dipendenza dal gioco d’azzardo. Prima incalzate da pensieri ossessivi per riuscire a incrociare gli impegni quotidiani con la possibilità di passare più tempo alla slot machine, al gratta e vinci o al cellulare.

Hanno già iniziato a dire bugie a casa per giustificare i ritardi.  Poi, quando le vincite ogni tanto arrivano, l’illusione  di avere delle abilità. Che alimenta il desiderio di continuare a giocare.  La delusione quando perdono. La rabbia e il desiderio di riprovare.

Sul palco si respira la squallida ripetitività, la luce gialla illumina le ragazze mentre grattano la schedina o tirano la levetta della slot in un triste rituale. Si prova a smettere, ma rompere il circolo vizioso significa ammettere  una verità troppo dura da sostenere. I rapporti con familiari e amici ci incrinano. Spesso si guastano irreparabilmente.

Quindi si ricomincia. Si accumulano altre perdite  in un’ escalation di comportamenti degradanti che spingono a chiedere soldi, a vergognarsi, a isolarsi, a pensare di farla  finita.  La scenografia essenziale e gli abiti di scena delle attrici, uguali e con la stessa parrucca, sono perfettamente funzionali alla struttura con cui è stato pensato lo spettacolo,   che   riesce così ad  amplificare anche il messaggio finale e cioè che chiunque può diventare giocatore.

DA SINISTRA FRANCESCA DE LORENZI, CHIARA NICASTRO, CRISTINA MUTI, (DIRETTRICE ARTISTICA DI RAVENNA FESTIVAL, PRESENTE IERI SERA ALLO SPETTACOLO)M MARTINA CICOGNANI E GIORGIA MASSARO (C) A.C.
Partita aperta
DA SINISTRA FRANCESCA DE LORENZI, CHIARA NICASTRO, CRISTINA MUTI, (PRESIDENTE DI
RAVENNA FESTIVAL, PRESENTE IERI SERA ALLO SPETTACOLO) MARTINA CICOGNANI E GIORGIA MASSARO (C) A.C.

“Per prepararci – racconta Francesca De Lorenzi, altra componente della compagnia – siamo state affiancate dalla psicologa Chiara Pracucci, che ci ha aiutato a scavare più a fondo per  capire cosa provano le persone che soffrono di questa patologia che ha un impatto devastante anche sull’ ambiente familiare”. Chi gioca rincorre la fortuna, che in scena  ha le sembianze della perfida dea vestita di rosso che si diverte a tormentare le giocatrici. “I ludopatici possono incontrarla – spiega Martina Cicognani – ma è solo una casualità. Loro continueranno invece a rincorrerla senza sosta.

UNA SCENA DI PARTITA APERTA (C) RAVENNA TODAY

Ad un certo punto però, nella fase acuta, non è nemmeno più importante vincere ma poter continuare a giocare per avere sollievo dall’angoscia procurata dall’astinenza”.

Uno spettacolo corale, quello delle Animespecchianti, formato da quattro ragazze ravennati che sono anche autrici del testo, dove nel finale le vittime escono dal loro isolamento, si incontrano, si raccontano e si sostengono l’un l’altra, ammettendo finalmente di essere malate. Dove l’invito rivolto al pubblico è quello di sentirsi parte di quel dramma che potrebbe toccare chiunque.

Nel repertorio delle  Animespecchianti l’attenzione ai temi sociali sembra destinata a svilupparsi anche su altri fronti, come quello dell’immigrazione, sulla quale sono già al lavoro.

Chiara Nicastro racconta la storia della compagnia, nata da un’amicizia che risale all’infanzia. “Ci siamo perse di vista per un po’ e ci siamo ritrovate a collaborare insieme  qualche anno fa per Ravenna Festival nell’ambito della Trilogia d’autunno – racconta la giovane attrice – Siamo cresciute  sotto l’ala di Cristina Muti che nel 2015 ci ha chiesto di partecipare con un progetto alla prima edizione del  bando Giovani artisti per Dante.  Abbiamo collaborato con l’attore  Davide Paciolla, poi abbiamo continuato a scrivere i testi per i nostri spettacoli. Oltre che attici e autrici siamo anche ballerine e cantanti e nei nostri spettacoli cerchiamo di unire tutte e tre le discipline”.

Anna Cavallo

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