Nel quadro “Alla ricerca del Pesce d’Oro” di Paul Klee la verità sta nell’invisibile, cioè nel richiamare con tratti essenziali lo stupore di una atmosfera da fiaba.

Paul Klee

Klee, pittore colto e raffinato, considerava compito dell’arte far emergere ciò che non appartiene al mondo del visibile.

L’arte non deve riprodurre il visibile, ma deve far emergere qualcosa che è a di la del visibile.

Paul Klee nasce in un piccolo centro vicino Berna nel 1879 da padre tedesco e madre svizzera. Figlio di musicista e marito di una pianista, la musica è parte della sua formazione. Lui stesso è un violinista pieno di talento. Ama la musica perchè, come la pittura, è una comunicazione diretta con gli altri, non mediata dalla ragione, dalla comprensione razionale. L’arte trasforma la rappresentazione di qualcosa di invisibile in qualcosa a noi visibile. Rivela ciò che noi prima non vedevamo. L’artista, il pittore ha quindi il compito di rendere visibili gli altri mondi possibili, andando oltre la realtà del visibile. La linea tracciata da Klee sui suoi quadri fa sognare, è una linea poetica.

Poisson Paul Klee Pesce d'oro
Paul Klee, 1925 Pesce d’oro

Alla ricerca del Pesce d’Oro

Il Pesce d’oro che emerge dal famoso quadro i Paul Klee sembra mettere in fuga gli altri pesci. Forse si tratta del pesce della antica facola russa:

Se si pesca il pesce d’oro e lo si lascia tornare in mare, ogni desiderio potrà essere esaudito.

Il contrasto tra la centralità del pesce dalla luce abbagliante e gli altri pesci che si allontanano a raggiera verso i quattro angoli è evidente.  Abbiamo la centralità assoluta del pesce lucente, mentre i piccoli compagni mostrano le loro tinte spente. L’arte deve far apparire qualcosa di inaspettato.

La verità dell’invisibile

Il protagonista del quadro forse non è il pesce, ma l’artista che lo dipinge. La sagoma lucente del pesce risalta dall’opera come una apparizione. Il soggetto del quadro diventa quindi la manifestazione di stupore che coglie l’artista e quanti guardano e guarderanno quest’opera. E’ il pittore, che nella sua ricerca di forma e colore sembra essersi imbattuto in questa creatura fantastica, riscoprendo fiabe e storie ascoltate nella propria infanzia. Un opera che ci regala quindi meraviglia ed emozione immediata e diretta.

Siamo nel 1925 Paul Klee, teorico d’arte e musicista, insegna in Germania alla Bauhaus di Weimar ed è immerso nelle sue ricerche sul colore, sui segni e sul ritmo. La grandezza di Klee è nel suo spessore teorico. E’ infatti importante sia come pittore e che per la concezione artistica teorizzata. Klee muore all’età di circa 60 anni lasciando una produzione amplissima circa 9000 opere eseguite con molteplici tecniche e materiali.

Il pesce d’oro che nessuno aveva mai visto Paul Klee lo ha immaginato così.  Un’apparizione di luce al centro di un mare buio, immobile e profondo.  Gli altri pesci si allontanano lasciandolo protagonista, al centro della scena. La poetica di Klee è nella linea sottile che rende la realtà nelle sue forme essenziali, ridotta a semplici linee o campiture di colore.

“L’arte non riproduce le cose visibili, ma rende visibile quello che non è percepibile ai nostri occhi”

Klee è affascinato, come molti artisti della sua generazione, dal mondo della infanzia, del mistero e della fantasia. Nella rappresentazione del pesce d’oro, riscontriamo appunto la freschezza dell’ infanzia, guardiamo il quadro attraverso gli occhi di un bambino.  Il quadro ci fa tornare in contatto con l’incanto della percezione semplice e diretta. L’armonia perfetta dei suoi colori e l’equilibrio della rappresentazioni sono però il frutto di una forte tensione critica. Sono le linee essenziali e sottili, le leggere sfumature di colore a trasformare il paesaggio del quadro in un paesaggio fiabesco.

© RIPRODUZIONE RISERVATA